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Si può dividere l’eredità se un erede non ancora accettato?

14 Giugno 2020
Si può dividere l’eredità se un erede non ancora accettato?

Cosa succede al patrimonio ereditario fino a quando gli eredi non manifestano la volontà di accettare o meno la successione?

Un nostro lettore ci espone il caso venutosi a creare coi suoi due fratelli alla morte del padre. Lui e sua sorella hanno intenzione di accettare l’eredità; il terzo fratello, invece, è indeciso e, nonostante i numerosi solleciti, manifesta ancora tentennamenti. Nel frattempo, però, c’è da sbloccare il conto in banca e gestire il patrimonio, con una casa all’attivo che andrebbe quantomeno data in affitto. Poi, ci sono le utenze e le tasse da dividere. La situazione insomma è precaria e non consente di prendere decisioni definitive né di affrontare spese. Pertanto, i due fratelli che intendono accettare l’eredità si chiedono come comportarsi e cosa succederà nel frattempo in cui il terzo prenderà una decisione. 

Il quesito legale che ci viene quindi posto è il seguente: si può dividere l’eredità se uno degli eredi ancora non ha accettato oppure bisogna attendere che tutti quanti prendano una scelta?

Vediamo cosa dice la legge a riguardo.

Termine per accettare l’eredità

Ci sono 10 anni per accettare l’eredità, termine che decorre dall’apertura della successione ossia dal decesso. L’accettazione, una volta compiuta, non può più essere revocata. 

Sempre nello stesso termine di 10 anni è possibile rinunciare all’eredità o accettarla con beneficio di inventario. In quest’ultima ipotesi, l’erede risponderà dei debiti del defunto solo con l’attivo ricevuto dall’eredità e non con il suo patrimonio personale, così limitando la propria responsabilità. La rinuncia all’eredità può – al contrario dell’accettazione – essere sempre revocata, a patto che il patrimonio non sia già stato tutto diviso e che i 10 anni non siano ancora decorsi.

Per gli eredi che, alla morte del cosiddetto de cuius (colui cioè del cui patrimonio si dibatte) sono nel possesso dei beni di quest’ultimo (si pensi a un familiare convivente), il termine per l’accettazione o meno dell’eredità (o per l’accettazione con beneficio di inventario) è più breve. In particolare, è necessario, entro 40 giorni dal decesso, eseguire l’inventario dei beni in proprio possesso e, nei successivi 3 mesi, presentare la dichiarazione di accettazione o rinuncia. In caso contrario, l’erede si considera come se avesse accettato l’eredità.

Cosa succede dopo l’accettazione dell’eredità?

Poco alla volta che gli eredi accettano l’eredità si viene a creare quella che tecnicamente viene detta comunione ereditaria, ossia una comproprietà per quote sui beni costituenti il patrimonio del defunto. Ciascun erede, infatti, vanterà una percentuale sull’intero patrimonio, senza poter acquisire ancora la proprietà di un bene specifico. Questa quota ideale si trasformerà nella proprietà su uno o più beni specifici solo nel momento in cui si procederà alla successiva divisione dell’eredità tra i vari coeredi.

Solo i cosiddetti legatari – coloro ciò che, al posto di una quota dell’eredità, hanno ricevuto un diritto specifico, come ad esempio la proprietà di un immobile o di altri beni – non devono attendere alcuna divisione essendo già titolari di qualcosa di ben definito.

È bene ricordare che, prima dell’accettazione dell’eredità o contestualmente ad essa, gli eredi – o anche uno solo di loro – devono procedere alla cosiddetta dichiarazione di successione: si tratta di un adempimento di natura meramente fiscale che si sostanzia in una dichiarazione da trasmettere all’Agenzia delle Entrate entro 1 anno dal decesso. La dichiarazione di successione, che serve a notiziare al fisco l’entità del patrimonio in successione, può essere fatta anche da un solo erede, senza bisogno del consenso degli altri; il suo adempimento libera anche gli altri coeredi dall’obbligo in questione. 

Quando si può dividere il patrimonio del defunto?

Il patrimonio del defunto può essere diviso solo dopo che tutti i cosiddetti chiamati all’eredità – ossia coloro che devono decidere se accettare o meno l’eredità – hanno compiuto tale adempimento. 

Solo con riguardo al conto corrente si registra una deroga. Difatti, la banca congela il conto del defunto finché non viene presentata la dichiarazione di successione (prima di questo momento infatti il codice vieta ai terzi di pagare crediti dovuti per conto del de cuius). Una volta effettuato tale adempimento, la banca liquida a ciascun erede la propria quota del conto corrente, mano mano che questi si presentano allo sportello, senza bisogno che vi sia la presenza o l’accettazione di tutti.

Ritorniamo ora al punto di partenza e alla possibile divisione del patrimonio solo dopo che sono scaduti i termini per accettare l’eredità. Come detto, però, ci sono ben 10 anni per manifestare tale scelta. Per evitare allora che il patrimonio del defunto resti “in balia” dell’incertezza di uno o qualche erede (ed anche per consentire ai creditori di agire per la tutela dei propri diritti), la legge prevede la possibilità di ricorrere al tribunale per chiedere di accorciare il termine per l’accettazione dell’eredità. 

In particolare, l’articolo 481 del codice civile stabilisce che, chiunque vi abbia interesse (quindi gli altri coeredi o i creditori) può chiedere che il giudice del luogo dove si è aperta la successione (ossia ove è morto il de cuius) fissi un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinuncia all’eredità. 

Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare.

L’interessato deve presentare un ricorso al giudice della successione (ufficio successioni o sezione volontaria giurisdizione, a seconda dei tribunali) allegando il certificato di morte e sostenendo alcune spese (contributo unificato di 90 euro e marca da bollo da 27 euro).

Come si gestisce il patrimonio del defunto in attesa dell’altrui accettazione dell’eredità?

Atteso che gli eredi che hanno già accettato l’eredità non possono procedere alla divisione del patrimonio in successione finché tutti i chiamati all’eredità non hanno manifestato la propria scelta, per tutelare e gestire il patrimonio ereditario nel periodo compreso tra l’apertura della successione e quello dell’accettazione da parte di tutti i chiamati, sono previste due tipologie di amministrazione:

  • quella affidata provvisoriamente al chiamato che ancora non ha accettato;
  • quella affidata ad un curatore appositamente nominato, se l’eredità non si trova nella disponibilità del chiamato (cosiddetta eredità giacente).

note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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1 Commento

  1. Buon giorno, non soltanto per la successione uno degli eredi non si esprime in merito all’accettazione, ma vi sono i testamenti depositati dal notaio ed iio non ho i soldi richiesti dallo stesso per l’apertura e pubblicazione. Che fare??

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