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Busta paga minima per finanziamento

14 Giugno 2020 | Autore:
Busta paga minima per finanziamento

Esiste un valore minimo dello stipendio perché il lavoratore dipendente possa ottenere un prestito dalla banca o dalla finanziaria?

Devi chiedere un prestito ma la tua busta paga è molto bassa, quindi temi che né banche, né finanziarie, possano concederti il finanziamento.

Se sei interessato ad ottenere finanziamenti con busta paga ed hai un contratto a tempo indeterminato, devi sapere che puoi scegliere tra diverse soluzioni: prestito personale con busta paga; cessione del quinto; delega di pagamento; prestito cambializzato.

Non tutte queste tipologie di credito, però, sono concesse se il tuo stipendio è d’importo basso. Ma qual è la busta paga minima per finanziamento? Esiste un valore minimo dello stipendio, al di sotto del quale non si può scendere, per ottenere un prestito?

Per capire qual è l’importo della busta paga minimo per ottenere un prestito dalla banca, o dalla finanziaria, dobbiamo capire come funzionano le categorie di finanziamento alle quali possono accedere i lavoratori dipendenti.

In ogni caso, ad influenzare l’esito della concessione del prestito non è soltanto l’importo dello stipendio, ma diversi altri fattori, ad esempio l’esistenza di precedenti finanziamenti ancora in corso, di pignoramenti, la segnalazione nelle banche dati dei cattivi pagatori.

Stipendio minimo per prestito personale con busta paga

Il prestito personale con busta paga può essere concesso ai lavoratori:

  • già censiti, ovvero che hanno già fatto altri finanziamenti;
  • che non sono eccessivamente indebitati;
  • che non hanno fatto recenti richieste di finanziamento, più precisamente negli ultimi 30 giorni;
  • che hanno ottenuto l’ultimo prestito almeno 12 mesi fa;
  • che non risultano garanti di altri finanziamenti con ritardi o parziali pagamenti.

Ma si può ottenere questa tipologia di prestito con la busta paga bassa? Per ottenere il prestito personale con busta paga, l’importo dello stipendio di quanto deve essere?

Non esiste un valore minimo della busta paga al di sotto del quale non si può scendere per ottenere il prestito personale, ma generalmente banche e finanziarie fanno riferimento al reddito minimo di sussistenza, pari a circa 750 euro mensili al netto delle rate di finanziamenti in corso.

Di conseguenza, se il lavoratore vuole ottenere un prestito con rata di 150 euro al mese, dovrà risultare con una busta paga di almeno 900 euro.

Diverso è il caso dei prestiti personali con cessione del quinto: si tratta di una tipologia di finanziamento con la quale il lavoratore cede 1/5 dello stipendio. Per ottenere il prestito con cessione del quinto, però, la busta paga, al netto della trattenuta, non deve scendere al di sotto del valore del trattamento minimo, pari a 515,58 euro per l’anno 2020. Vediamo come funziona.

Prestito con cessione del quinto dello stipendio

La cessione del quinto dello stipendio consente di ottenere un prestito personale con una trattenuta diretta sulla busta paga. È possibile cedere sino a 1/5 dello stipendio, che non deve mai scendere al di sotto del trattamento minimo: per questo motivo, se la busta paga netta scende al di sotto del minimo, 515,58 euro per il 2020, non può essere oggetto di cessione, e l’ammontare della rata ceduta dipende dall’importo del salario.

Come si calcola la cessione del quinto dello stipendio?

Vediamo, nel dettaglio, come si calcola la quota cedibile:

  • per prima cosa, bisogna dividere lo stipendio netto per 5, di modo da ottenere così il quinto del netto in busta;
  • il risultato ottenuto deve essere sottratto al valore dello stipendio netto;
  • lo stipendio netto decurtato del suo quinto deve essere quindi confrontato con il valore del trattamento minimo, 515,58 euro per il 2020: se è maggiore, la quota cedibile corrisponde esattamente al quinto dello stipendio; se è minore, la quota cedibile corrisponde alla differenza tra netto in busta e trattamento minimo.

Prestito personale con busta paga bassa

Abbiamo osservato che, se il lavoratore percepisce uno stipendio d’importo esiguo, può ottenere il prestito con cessione del quinto se il cedolino paga mensile, al netto della rata ceduta e di eventuali altre trattenute, non scende al di sotto del trattamento minimo, cioè di 515,58 euro per il 2020. Per il prestito personale senza cessione del quinto l’importo è ancora più elevato, in quanto non si può scendere al di sotto del reddito di sussistenza, stabilito in circa 750 euro mensili (il valore reale dipende dal numero dei componenti della famiglia del lavoratore).

Al di sotto di questi valori, ottenere un prestito personale con busta paga bassa non risulta possibile, eccetto la condizione in cui il richiedente affianchi una seconda firma a garanzia, cioè trovi un garante, ad esempio un familiare.

Prestito con delega di pagamento

Per ottenere finanziamenti maggiori, rispetto a quelli erogati con la cessione del quinto dello stipendio, si può utilizzare un’altra formula di prestito al consumo, la delega di pagamento.

Questa tipologia di prestito al consumo è concessa ai lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni o del settore privato: anche in questo caso, come nella cessione del quinto, è permesso sanare un debito attraverso delle trattenute mensili in busta paga.

La delega di pagamento è riconosciuta attraverso una convenzione tra l’istituto di credito e il datore di lavoro e può essere richiesta anche dal lavoratore che ha precedentemente sottoscritto un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio. In tale ultima ipotesi, viene trattenuto un ulteriore quinto dello stipendio: per questo motivo, il prestito con delega di pagamento è chiamato anche doppia cessione del quinto.

In alcuni casi eccezionali, la soglia di due quinti può essere più elevata, purché le trattenute dovute a qualsiasi titolo non eccedano il 50% dello stipendio. Per tali ragioni, la delegazione di pagamento è difficilmente riconosciuta se la busta paga è bassa.

Ma come funziona, nel dettaglio, il prestito con delega di pagamento? Se sottoscrive un prestito con delega, il lavoratore richiedente dà mandato al proprio datore di lavoro di trattenere mensilmente la rata da corrispondere alla banca o alla finanziaria. Il datore di lavoro, tuttavia, non ha l’obbligo di accettare l’incarico di pagamento (questo è previsto anche per la cessione del quinto), in quanto la delega è un atto discrezionale, non dovuto.

La rata che il cliente decide di pagare attraverso la delega è costante e fissa per tutta la durata del finanziamento, non varia quindi al variare dei tassi.

Attraverso la delega di pagamento il lavoratore decide dunque l’importo della rata e la durata del finanziamento che, di norma, non può eccedere i 120 mesi (10 anni). Il finanziamento può essere estinto prima del termine stabilito dal contratto, in questo caso il lavoratore recupera gli interessi non maturati.

Prestito cambializzato

Un’ultima tipologia di prestito al consumo che può essere richiesta dal lavoratore dipendente è il prestito cambializzato.

I prestiti cambializzati sono prestiti non finalizzati. Che cosa vuol dire? Che non c’è bisogno di specificare il motivo per il quale si richiede il finanziamento.

Il prestito cambializzato è normalmente erogato in tempi più rapidi e deve essere rimborsato attraverso delle cambiali (ecco perché si chiama “prestito cambializzato”) da pagare mensilmente alla scadenza.

Le cambiali, sulle quali va imposto un bollo, sono emesse in forma di ‘tratte’ o di ‘pagherò’ e devono essere firmate, compilate in ogni loro parte, con anche l’indicazione della banca d’appoggio. Il tasso applicato è fisso e le rate sono costanti.

L’accesso al prestito cambializzato è in teoria meno difficoltoso rispetto a un normale prestito personale concesso da una banca. Come mai? Questo avviene perché la cambiale firmata dal debitore è un titolo di credito, quindi grazie a questo documento il creditore può rientrare più facilmente e più rapidamente in possesso delle somme prestate.

L’ente creditore può infatti avviare subito una procedura per il pignoramento dei beni del debitore che, in questo modo, viene però protestato.

Peraltro, il prestito cambializzato, oltreché da una banca o da una finanziaria, può essere erogato anche da privati. Gli importi erogati oscillano di norma tra 2.500 e 50.000 euro mentre la durata del rimborso va da uno a un massimo di 10 anni.

Non sono solo i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato a poter accedere a questa forma di prestito, ma tutti i lavoratori possono beneficiare di questa tipologia di finanziamento. Nel concreto, i prestiti cambializzati sono spesso utilizzati da persone che per vari motivi non possono ottenere un normale prestito personale da una banca.

Se sei un lavoratore dipendente e vuoi ottenere un prestito cambializzato, devi comunque presentare a titolo di garanzia una copia del Tfr cumulato (cioè del trattamento di fine rapporto, in altre parole della liquidazione), che costituisce una garanzia per il creditore. In sua mancanza, ci vuole la firma di un garante che si faccia carico del pagamento delle rate, in caso di insolvenza.



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