Diritto e Fisco | Articoli

Abuso edilizio: prescrizione

15 Giugno 2020 | Autore:
Abuso edilizio: prescrizione

Costruzione abusiva: sanzioni penali e amministrative. Dopo quanto tempo si prescrive il reato di abuso edilizio? Chi risponde dell’illecito?

Se vuoi costruire un immobile hai bisogno di ottenere i necessari permessi dal Comune: senza titolo edilizio idoneo, il rischio è di commettere un illecito che è al tempo stesso amministrativo e penale. L’abuso edilizio si caratterizza proprio per questa sua duplice anima: si tratta di un’illegalità che è sanzionabile sia dal punto di vista amministrativo (ordine di demolizione) che penale (condanna all’arresto). Noi ci occuperemo di quest’ultimo profilo, visto che è oramai pacifico che la sanzione amministrativa non possa cadere in prescrizione. Sotto il crinale del diritto penale, quando si prescrive un abuso edilizio?

La prescrizione è una causa di estinzione del reato: una volta decorso un determinato lasso di tempo, essa scatta inesorabilmente, come una ghigliottina implacabile. Come spiegheremo nel corso di questo contributo, il problema maggiore riguardante l’abuso edilizio non è tanto individuare il tempo necessario a far maturare la prescrizione, quanto il momento a partire dal quale la prescrizione comincia a decorrere. In altre parole: a partire da quale istante inizia a scorrere la sabbia all’interno della clessidra della prescrizione? Come funziona la prescrizione dell’abuso edilizio? Quando inizia a scorrere il tempo utile a far maturare la prescrizione? È proprio questo ciò di cui parleremo.

Abuso edilizio: cos’è?

L’abuso edilizio è il reato che commette chi realizza una costruzione in assenza di idoneo titolo edilizio (ad esempio, senza permesso di costruire o, quando il permesso non è necessario, in mancanza della comunicazione di avvio dei lavori), oppure in difformità di esso.

L’abuso edilizio è una contravvenzione: significa che, nell’ambito della categoria dei reati, rappresenta un illecito di minore gravità.

Ciononostante, il fatto che sia una contravvenzione rende l’abuso edilizio una reato perseguibile d’ufficio: questo vuol dire che chiunque può denunciare l’illecito alla Procura della Repubblica; le autorità possono perfino intervenire spontaneamente, senza aver ricevuto alcuna segnalazione.

Allo stesso tempo, l’abuso edilizio è anche un illecito amministrativo, punito con l’ordine di demolizione pronunciato dall’autorità amministrativa competente.

Abuso edilizio: com’è punito?

Secondo il testo unico in materia di edilizia [1], a meno che il fatto costituisca un reato più grave, ferme comunque le sanzioni amministrative, per l’abuso edilizio si applica:

  • l’ammenda fino a 10.329 euro per l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dalla legge, nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire;
  • l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 5.164 a 51.645 euro nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione;
  • l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 15.493 a 51.645 euro nel caso di lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio. La stessa pena si applica anche nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso. La sentenza definitiva del giudice penale che accerta la lottizzazione abusiva dispone anche la confisca dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente costruite.

Equiparata all’assenza di un titolo edilizio è l’assenza della segnalazione certificata di inizio attività (scia): secondo la legge,  le stesse pene si applicano anche agli interventi edilizi suscettibili di realizzazione mediante segnalazione certificata di inizio attività, ovvero eseguiti in assenza o in totale difformità dalla stessa.

Abuso edilizio: dopo quanto tempo si prescrive?

L’abuso edilizio, in quanto contravvenzione, si prescrive in quattro anni, che diventano cinque nel caso in cui vi siano alcuni atti interruttivi della prescrizione.

Gli atti interruttivi della prescrizione sono tutti gli atti del procedimento penale, come ad esempio il decreto di citazione a giudizio, l’interrogatorio innanzi al pubblico ministero, la decisione sulla richiesta di archiviazione e anche la sentenza di condanna.

Insomma: per l’abuso edilizio si applicano i normali termini di prescrizione previsti per ogni tipo di contravvenzione penalmente rilevante.

Il vero problema della prescrizione dell’abuso edilizio riguarda il calcolo del termine e, per la precisione, il momento in cui cominciano a decorrere i quattro (o cinque) anni necessari a far maturare la causa di estinzione del reato.

Abuso edilizio: a partire da quando si prescrive?

L’abuso edilizio è un reato permanente, nel senso che dura per tutto il tempo della realizzazione dell’opera abusiva. Ciò significa che gli anni necessari a far maturare la prescrizione decorrono dal momento in cui l’opera si è conclusa. Facciamo un esempio.

Tizio commissiona la realizzazione di un’abitazione senza il necessario permesso. I lavori cominciano nel 2015 e terminano nel novembre del 2018. Solamente a partire dal giorno esatto di conclusione dell’opera decorreranno i quattro anno necessari alla prescrizione. Ciò significa che il reato di abuso edilizio commesso da Tizio si prescriverà solamente nel 2022.

Dunque, fintantoché il manufatto abusivo è ancora “in cantiere”, è sempre possibile perseguire penalmente l’illecito, in quanto nessuna prescrizione comincia a decorrere.

Per essere ancora più precisi,  ai fini del decorso del termine di prescrizione l’ultimazione dei lavori coincide proprio con la conclusione dei lavori di rifinitura interni ed esterni, che comprendono anche gli intonaci.

Chiarito il concetto di permanenza del reato di abuso edilizio, bisogna procedere con un’ulteriore distinzione: quella dell’abuso per il quale vi sia stato un sequestro e quello dell’abuso per cui non v’è stata apposizione di sigilli:

  • nel primo caso, se per l’abuso edilizio v’è stato un sequestro o un accertamento formale della pubblica autorità, allora i cinque anni necessari alla prescrizione cominceranno a decorrere dal compimento di tali atti;
  • se, invece, l’autorità ha svolto un controllo, ma non v’è stata apposizione di sigilli, allora, trattandosi di reato permanente, la contravvenzione ha la durata di tutto il relativo giudizio sino alla sentenza di condanna, ragion per cui la prescrizione matura in cinque anni a partire dalla sentenza.

Ricapitolando, in tema di prescrizione dell’abuso edilizio si avranno queste tre situazioni:

  • se l’autorità è intervenuta ad accertare l’abuso e a porre sotto sequestro la costruzione abusiva, allora i termini di prescrizione decorrono da questo momento;
  • se, al contrario, l’autorità ha effettuato i controlli ma nessun sigillo è stato apposto, la prescrizione decorre solamente dalla sentenza di condanna primo grado;
  • se l’autorità non ha effettuato alcun tipo di controllo, allora la prescrizione decorre dal momento in cui l’opera è stata ultimata.

Prescrizione dell’abuso edilizio e ordine di demolizione

Come detto in apertura, l’abuso edilizio costituisce allo stesso tempo un illecito penale e amministrativo. Sotto quest’ultimo profilo, il manufatto abusivo è suscettibile di essere rimosso per il tramite di un ordine di demolizione emanato dall’amministrazione comunale competente.

Posto che l’abuso edilizio, come illecito amministrativo, non si prescrive mai (in quanto nel diritto amministrativo l’illecito edilizio ha carattere permanente, cioè perdura nel tempo e consiste nell’omissione di ripristinare lo stato dei luoghi [2]), permane il problema di comprende se è possibile demolire una costruzione abusiva per cui è intervenuta la prescrizione sul piano penale.

In altre parole: il Comune può dare esecuzione all’ordine di demolizione inerente a un immobile abusivo per cui il giudice penale abbia dichiarato la prescrizione?

Secondo la Corte di Cassazione [3], no. L’ordine di demolizione ha quale necessario presupposto la pronuncia di una sentenza di condanna; l’intervenuta prescrizione del reato contestato all’imputato non consente di disporre la demolizione del manufatto.

L’estinzione del reato di abuso edilizio per intervenuta prescrizione impedisce al giudice l’applicabilità dell’ordine di demolizione che, avendo natura di sanzione, non può che seguire la sentenza di condanna, neppure essendo sufficiente per la sua pronuncia il mero accertamento della commissione di un abuso edilizio.

Quindi, sebbene l’ordine di demolizione non si prescriva mai, la prescrizione del reato di abuso edilizio farebbe venire meno anche la sanzione amministrativa, visto che essa si poggia sulla sentenza di condanna in sede penale.

Abuso edilizio: chi è punibile penalmente?

È possibile che siano più persone a concorre alla realizzazione di un abuso edilizio: oltre al titolare formale dell’immobile abusivo (il proprietario o, comunque, colui che avrebbe dovuto ottenere il titolo edilizio oppure che, ottenutolo, se n’è discostato), possono incorrere in reato anche il committente dei lavori (se differente dal primo) e il costruttore.

Oltre a loro, possono commettere un abuso edilizio anche tutti coloro che abbiano contribuito con la loro condotta alla consumazione del reato: pensa ad esempio al direttore dei lavori oppure al progettista.

È la stessa legge [4] a individuare nel titolare del permesso a costruire, nel committente, nel costruttore e nel direttore dei lavori i soggetti responsabili della conformità delle opere alla normativa urbanistica, alle previsioni di piano, al permesso di costruire ed alle modalità esecutive da esso stabilite.

Tali soggetti, individuati per il possesso di particolari qualità, potrebbero rispondere penalmente dell’esecuzione di un’ opera non conforme alla disciplina urbanistico-edilizia, salvo l’eventuale concorso di altre persone.

Insomma, in linea di massima ogni soggetto che ha il potere di intervenire sull’esecuzione dell’opera per bloccarla rischia di incorrere in responsabilità penale.

Costruzione senza titolo: quando non è abuso edilizio?

Non sempre la realizzazione di un manufatto senza il necessario titolo edilizio è sanzionata penalmente: ciò avviene quando la costruzione è precaria.

Un’opera è precaria quando è temporanea, destinata ad essere rimossa: è il caso, ad esempio, di un piccolo locale adibito a ricovero temporaneo degli attrezzi necessari per alcuni lavori in corso.

Secondo la legge, in particolare, le opere precarie sono quelle volte a soddisfare esigenze temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni, previa comunicazione di avvio lavori all’amministrazione comunale [5].


note

[1] Art. 44, Dpr n. 380/01 (Testo unico in materia di edilizia).

[2] Cons. di Stato, sent. n. 6605/2019; Cons. di Stato, sent. n. 7025/2003.

[3] Cass., sent. n. 31322 del 17 luglio 2019.

[4] Art. 29, D.p.r. n. 380/01.

[5] Art. 6, D.p.r. 380/01.

Autore immagine: Depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube