Protesto assegni per Covid19: cosa succede?

15 Giugno 2020 | Autore:
Protesto assegni per Covid19: cosa succede?

Il Decreto Liquidità ha sospeso i termini dal 9 marzo fino al 30 aprile per i titoli presentati all’incasso in questo periodo e risultati privi di copertura. 

Se hai emesso un assegno durante il periodo di emergenza Covid-19 e il titolo è rimasto impagato per insufficienza di fondi, devi sapere che le conseguenze sul protesto sono diverse rispetto al passato: la normativa emergenziale ha introdotto dei correttivi per aiutare chi si è trovato in difficoltà ed ha sospeso i termini di scadenza per le procedure.

Il Decreto Liquidità, che pochi giorni fa è stato convertito in legge [1], ha sospeso, in via generale, i termini di scadenza di assegni e cambiali compresi nel periodo tra il 9 marzo 2020 ed il 30 aprile 2020. Questo significa che sono bloccati anche i termini per elevare il protesto: siccome la norma di legge opera in via retroattiva, agisce anche sugli eventuali protesti elevati prima della data di entrata in vigore del Decreto (cioè tra il 9 marzo e l’8 aprile), che non sono trasmessi alle Camere di commercio oppure cancellati se già pervenuti ad esse.

Vengono sospese anche le segnalazioni già inviate alla Centrale di allarme interbancaria (Cai), detta anche Centrale rischi e se erano già state inviate prima dell’entrata in vigore del Decreto Liquidità dovranno essere cancellate a cura dell’istituto di credito che le ha effettuate, altrimenti sarebbero illegittime e potrebbero comportare conseguenze risarcitorie anche per il danno d’immagine procurato al soggetto coinvolto.

I beneficiari degli assegni possono presentarli in pagamento anche durante questi termini di sospensione, ma essi vengono pagati nel giorno di presentazione solo se vi sono i fondi disponibili sul conto corrente del traente; altrimenti, se essi sono mancanti o insufficienti (tecnicamente si parla di difetto di provvista) non si applica né il protesto né le sanzioni conseguenti. Questo comporta che la banca non invierà neppure il preavviso di revoca all’emissione di titoli, mentre se lo aveva inviato in precedenza il termine per eseguire il pagamento tardivo è sospeso.

Per le prime zone rosse della Lombardia [2] la stessa normativa opera per un periodo più esteso, in quanto tutte le sospensioni dei protesti valgono a partire dal 22 febbraio 2020. Quindi, se hai emesso un assegno bancario che è rimasto impagato tra il 9 marzo ed il 30 aprile su tutto il territorio italiano non potrai subire protesto in questo periodo, mentre se risiedi o svolgi la tua attività lavorativa in uno dei Comuni compresi nelle iniziali zone rosse beneficerai della sospensione già a partire dal 22 febbraio ma sempre fino al 30 aprile 2020.

Cosa succede dopo? Scaduto questo periodo di “congelamento” dei termini, gli assegni devono essere pagati regolarmente a partire da maggio; quindi i titoli tornano ad essere protestabili in caso di carenza di fondi o di mancanza (o revoca) di autorizzazione all’emissione degli assegni da parte della banca. Perciò, tenuto conto del periodo di sospensione, il protesto potrà essere elevato entro il secondo giorno feriale successivo al giorno in cui il titolo di credito è divenuto pagabile, in concreto a partire dal 4 maggio per gli assegni già posti all’incasso in precedenza; ma è possibile effettuare il pagamento tardivo dell’importo del titolo (più una penale del 10% e gli interessi) entro 60 giorni dalla scadenza, per evitare le conseguenze negative del protesto e i suoi effetti pregiudizievoli come l’iscrizione in Centrale rischi.

Ti ricordo che l’assegno emesso nello stesso Comune del luogo del pagamento (chiamato assegno su piazza) va presentato al pagamento nel termine di otto giorni dalla data di emissione, mentre l’assegno emesso in un Comune diverso (detto assegno fuori piazza) ha un termine più lungo, pari a quindici giorni. La normativa emergenziale ha sospeso proprio il termine di presentazione all’incasso per venire incontro alle difficoltà economiche dei debitori durante il periodo di lockdown. Leggi anche protesto: come funziona e le possibilità di uscita.


note

[1] Art. 11 del Decreto Legge 8 aprile 2020, n.23, convertito con modificazioni in Legge 5 giugno 2020, n. 40.

[2] Art. 10, comma 5, Decreto Legge n.9/2020 del 2 marzo 2020 in relazione ai Comuni di cui all’allegato 1 al Dpcm 1° marzo 2020.


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