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Se l’avvocato ti prende in giro

26 Agosto 2020 | Autore:
Se l’avvocato ti prende in giro

Responsabilità civile, deontologica e penale dell’avvocato che raggira il proprio assistito. Quali sanzioni rischia il difensore negligente?

In alcuni casi, l’avvocato può davvero salvarti la pelle: pensa alla difesa in un processo penale, oppure in un giudizio civile quando in gioco c’è un debito ingente. Così come può essere il tuo migliore amico, l’avvocato potrebbe anche diventare il tuo più grande problema, soprattutto se non prende sul serio l’incarico che gli hai affidato. Purtroppo non tutti i professionisti sono uguali e, tra tanti, potrebbe esservene qualcuno che non solo commette degli errori, ma non ha neanche il coraggio di ammetterli, menando il can per l’aia. Cosa fare se l’avvocato ti prende in giro?

Innanzitutto, bisogna intendersi quando parliamo di avvocato che ti prende in giro. In linea di massima, un professionista si prende gioco del cliente quando finge di assisterlo ma, in realtà, sta facendo tutt’altro. Nel caso dell’avvocato, si tratta del difensore che non sta seguendo la causa e finge il contrario col cliente, oppure del legale che si rende appositamente irreperibile o inventa mille scuse pur di non avere un confronto col proprio assistito. Ebbene, sappi sin d’ora che tutti questi comportamenti possono dare luogo a responsabilità deontologica e civile, in taluni casi perfino penale. Vediamo come comportarsi se l’avvocato si prende gioco di te.

Se l’avvocato ti prende in giro: tutela civile

Se il tuo avvocato ti prende in giro e, anziché seguire la tua causa, fa tutt’altro, allora puoi portarlo in tribunale per chiedere il risarcimento dei danni.

Affinché tu possa fare ciò, occorre dimostrare che dalla condotta negligente del legale sia derivato un danno concreto. In altre parole, non puoi chiedere il risarcimento al tuo avvocato solamente perché, ad esempio, non si è presentato all’udienza oppure non ha tempestivamente depositato le memorie: oltre a ciò, dovrai anche provare che, se il professionista fosse stato diligente, avresti evitato di perdere la causa (o, comunque, di subire il pregiudizio che poi hai effettivamente patito).

Come ha ricordato anche la Corte di Cassazione [1], la responsabilità dell’avvocato non si può affermare solo per il suo non corretto adempimento dell’attività professionale. Occorre invece verificare il sussistere di tre requisiti:

  1. l’evento che ha causato il pregiudizio del cliente è direttamente riconducibile all’avvocato;
  2. c’è stato effettivamente un danno concretamente quantificabile;
  3. valutare se, con un comportamento diverso dell’avvocato, il diritto del cliente sarebbe stato riconosciuto. Infatti, se anche tenendo la corretta condotta, le sorti per il diritto del cliente non sarebbero mutate, allora alcuna responsabilità può essere addebitata al legale.

Se l’avvocato ti prende in giro: sanzioni disciplinari

L’avvocato che non rispetta il mandato professionale che gli è stato conferito dal cliente rischia di incorrere anche nelle sanzioni provenienti dall’ordine degli avvocati.

Devi sapere che tutti gli avvocati devono rispettare un codice deontologico: si tratta di un insieme di regole che determinano la condotta del legale nei riguardi del proprio assistito, dei colleghi e delle istituzioni.

La violazione di queste norme comporta l’applicazione di sanzioni disciplinari che vanno dal mero avvertimento sino alla gravissima radiazione dall’albo.

Se l’avvocato ti prende in giro, puoi segnalare la sua condotta scorretta direttamente al Consiglio dell’ordine di appartenenza, chiedendo che venga aperto un procedimento disciplinare nei suoi riguardi.

Competente a decidere in merito alla responsabilità dell’avvocato e alla conseguente emanazione di una sanzione è il Consiglio distrettuale di disciplina forense in seno all’Ordine distrettuale degli avvocati, che agisce in piena indipendenza di giudizio e autonomia al fine di garantire, sia all’avvocato che al cliente, un giudizio equo.

Se l’avvocato ti raggira: tutela penale

Oltre ai profili di responsabilità civile e disciplinare, l’avvocato che ti prende in giro potrebbe incorrere perfino in un delitto.

Secondo il codice penale [2], l’avvocato che, rendendosi infedele ai suoi doveri professionali, arreca pregiudizio agli interessi della parte da lui difesa, assistita o rappresentata dinanzi all’Autorità giudiziaria, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa non inferiore a 516 euro.

Si tratta di un reato grave che, per espressa previsione normativa, riguarda solamente il difensore che abbia ricevuto un formale incarico dal proprio assistito affinché venga difeso in un procedimento giudiziario.

La responsabilità penale, a differenza di quella civile, si integra solamente nell’ipotesi in cui l’avvocato abbia volontariamente causato un danno al suo cliente. Ciò che occorre, in altre parole, è il dolo, cioè la specifica consapevolezza di arrecare un pregiudizio all’assistito.

Di conseguenza, l’avvocato che, volontariamente, lasci decorrere i termini per presentare un’opposizione o una memoria, oppure che lasci consapevolmente cadere in prescrizione un diritto del proprio assistito, rischia di essere denunciato da quest’ultimo per il delitto di patrocinio infedele.

Peraltro, la norma ha cura di specificare che la pena è aumentata:

  • se l’avvocato ha commesso il fatto, colludendo con la parte avversaria;
  • se il fatto è stato commesso a danno di un imputato.

Si applicano la reclusione da tre a dieci anni e la multa non inferiore a 1.032 euro, se il fatto è commesso a danno di persona imputata di un delitto per il quale la legge commina l’ergastolo ovvero la reclusione superiore a cinque anni.

Dunque, il reato di patrocinio infedele è aggravato se è commesso ai danni del proprio assistito accordandosi con la controparte, oppure se il fatto è commesso ai danni di un imputato, cioè di persona accusata di un reato in un procedimento penale.

Possiamo perciò affermare che, per la legge, è tendenzialmente più grave il patrocinio infedele dell’avvocato penalista rispetto a quello del civilista.


note

[1] Cass. sent. n. 2638 del 5.02.2013.

[2] Art. 380 cod. pen.

Autore immagine: Depositphotos.com


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