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Ricorso cartelle: è ammesso dopo piano di rateizzazione?

15 Giugno 2020
Ricorso cartelle: è ammesso dopo piano di rateizzazione?

Cartella esattoriale: si può impugnare dopo la richiesta di dilazione di pagamento?

Chi non vuole avere nulla a che fare con l’Agenzia Entrate Riscossione sa bene che, decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, deve trovare il modo di pagare o di presentare un’istanza di rateazione. Ciò serve a scongiurare la possibilità di un pignoramento. Diversamente, l’unica tutela è presentare opposizione e sperare che il giudice sospenda l’efficacia esecutiva dell’atto.

Nella prassi, però, tutti sanno quanto improbabile sia che, già al sessantunesimo giorno, venga avviata l’esecuzione esattoriale. Ed ecco la ragione per cui molti contribuenti attendono l’ultimo minuto prima di decidere cosa fare.

Il più delle volte, a non voler rischiare è chi ha qualcosa da perdere: un conto corrente, una pensione, una casa di proprietà, ecc. Così, non è raro che prima si paghi e dopo si valuti la possibilità di un’impugnazione. Ma è possibile un comportamento del genere? È ammesso il ricorso contro le cartelle dopo il piano di rateizzazione? Chi ha già depositato l’istanza di dilazione può presentare, in un momento successivo, il ricorso dinanzi al tribunale? 

Sul punto, si è pronunciata più volte la giurisprudenza. La soluzione dipende dal tipo di contestazione che viene sollevata contro la cartella di pagamento. E, il più delle volte, sono due i motivi di censura che vengono in evidenza: la prescrizione ed il difetto di notifica degli atti precedenti. 

Per rispondere quindi correttamente al quesito in questione cerchiamo di vedere cosa succede dopo l’istanza di rateazione e quando è possibile fare ricorso.

Si può fare ricorso contro la cartella dopo la richiesta di dilazione?

In linea di massima, e salvo quanto meglio specificheremo qui di seguito, è possibile presentare un ricorso contro una cartella nonostante l’avvenuto pagamento o la richiesta di dilazione. Si tratta di un’eccezione alla regola generale: nel diritto privato, infatti, il pagamento di un debito equivale ad ammissione del debito stesso. Anche in tema di multe stradali non è possibile fare ricorso dopo aver corrisposto la sanzione all’amministrazione. Invece, quando si parla di cartelle esattoriali, il cittadino può impugnare l’atto illegittimo anche dopo il pagamento o la richiesta di rateazione. Questo perché l’avvenuto adempimento della pretesa fiscale potrebbe essere determinato non già dal riconoscimento del debito quanto dal timore di subire conseguenze peggiori, come appunto il pignoramento.

Tale principio però, come vedremo nei successivi paragrafi, è suscettibile di alcune eccezioni.

Ricorso per prescrizione delle cartelle dopo la rateizzazione

Potrebbe succedere che, dopo aver depositato l’istanza di rateizzazione, il contribuente si accorga che alcune cartelle non sono dovute perché prescritte. È ugualmente tenuto a pagare o può fare ricorso contro le stesse? Tutto dipende da quando si è verificata la prescrizione:

  • prescrizione verificatasi prima dell’istanza di rateizzazione: in tal caso, è possibile impugnare le cartelle nonostante l’avvenuta presentazione dell’istanza di rateizzazione e il pagamento dilazionato. Vale la regola generale secondo cui il comportamento del contribuente non può essere considerato un’ammissione di debito;
  • prescrizione verificatasi dopo l’istanza di rateizzazione: non è possibile invece fare opposizione contro la cartella prescrittasi dopo l’istanza di rateizzazione. Questo perché tale istanza interrompe il termine di prescrizione. Il termine di prescrizione inizia però a decorrere nuovamente da capo non appena il contribuente decade dal piano di rateazione (il che avviene dopo il mancato pagamento di cinque rate, anche non consecutive). Quindi, si può di nuovo presentare ricorso contro le cartelle prescritte a seguito della decadenza dalla dilazione.

Ricorso per mancata notifica cartelle dopo la rateizzazione

Potrebbe infine succedere che il contribuente, ricevuta una intimazione di pagamento da parte dell’agente della riscossione o un preavviso di fermo o di ipoteca, presenti un’istanza di dilazione per accorgersi solo dopo che alcune delle cartelle riportate in tale atto non gli erano mai state notificate. In tal caso, può fare ricorso e impugnarle per difetto di notifica. 

Diverso è il caso del contribuente che chiede un estratto di ruolo e, all’esito della consegna dello stesso, presenti un’istanza di rateazione ma dopo impugni il predetto estratto sostenendo che alcune cartelle non gli sono mai state notificate. In tal caso, il ricorso è ammissibile solo entro 60 giorni dalla consegna dell’estratto di ruolo. E difatti la consegna dell’estratto equivale a conoscenza del difetto di notifica. Sicché un ricorso successivo è improponibile. 

In altri termini, a fronte di un’istanza di dilazione e del suo relativo accoglimento, il contribuente non è legittimato a impugnare, dopo anni, l’estratto di ruolo per contestare la mancata notifica o l’infondatezza delle cartelle incluse nel piano di ammortamento [1]. 

La presentazione di un’istanza di dilazione e, soprattutto, la risposta da parte dell’agente della riscossione, infatti, lascia presumere che il contribuente sia venuto comunque a conoscenza degli atti impositivi sottostanti, a prescindere dai vizi di notifica che possono essere stati commessi e/o dal mancato ricevimento materiale degli stessi. Pertanto, le eventuali contestazioni devono essere sollevate entro il termine di 60 giorni da quando il contribuente ne sia venuto a conoscenza, non potendo essere più eccepite a distanza di anni attraverso l’impugnazione dell’estratto di ruolo.

Altri tipi di contestazione contro le cartelle esattoriali dopo la rateazione 

Secondo la Cassazione [2], a fronte della presentazione di domande di rateizzazione, il contribuente può sempre contestare nel merito la pretesa dell’agente della riscossione (ad esempio, la mancata indicazione del corretto calcolo degli interessi nel dettaglio della cartella). È, tuttavia, necessario che la contestazione venga effettuata nel pieno rispetto dei termini decadenziali di impugnazione e, dunque, entro il termine di 60 giorni dall’acquiescenza.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni leggi:


note

[1] Ctp Reggio Emilia sent. n. 108/1/2020 del 20.04.2020.

[2] Cass. sent. n. 3347/2017.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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