Coronavirus, il metodo per prevedere nuove ondate dell’epidemia

15 Giugno 2020
Coronavirus, il metodo per prevedere nuove ondate dell’epidemia

Uno studio rivela che le ricerche su Internet possono rivelarsi utili per capire se si stanno creando nuovi focolai.

Come si può fare a capire se avremo nuove ondate di Coronavirus? Una ricerca tutta italiana, dell’università di Bologna e dell’istituto ortopedico Rizzoli, ha trovato un modo per prevederle. Consiste nel monitorare le ricerche su Internet di parole come «febbre» o «tosse»: il loro incremento può far presagire che di lì a poco – una settimana al massimo – cresceranno i ricoveri in terapia intensiva. Ed è anche un indizio di un possibile aumento dei decessi nei 14 giorni successivi.

Lo rivela una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, che spiega che lo studio è stato pubblicato sulla rivista Internal and Emergency Medicine. Lo hanno firmato il responsabile della Medicina e Reumatologia del Rizzoli Riccardo Meliconi e la direttrice scientifica Maria Paola Landini con il ricercatore in Reumatologia Francesco Ursini e il medico in formazione specialistica Jacopo Ciaffi.

«In un recente lavoro, condotto utilizzando una metodologia simile unitamente all’analisi del flusso di pazienti in pronto soccorso ottenuto da immagini satellitari, un gruppo di ricercatori della Harvard University ha ipotizzato che Covid-19 fosse presente a Wuhan già ad agosto 2019. Tali dati confermano quanto da noi precedentemente osservato circa l’utilità del monitoraggio dei volumi di ricerca sul web come potenziale strumento di sorveglianza per anticipare eventuali nuovi focolai epidemici», commentano i ricercatori.

«Il nostro studio dimostra tra l’altro che, pur non essendo le parole chiave utilizzate specifiche per la malattia, il trend di aumento nelle ricerche durante l’emergenza Covid-19 è stato quantitativamente e qualitativamente differente rispetto, ad esempio, all’epidemia di influenza dello scorso anno», sottolineano gli autori.

«Stiamo continuando a monitorare l’andamento di tali parametri, che al momento mostrano un ritorno alla normalità dei volumi di ricerca da fine marzo. Sviluppare questa metodologia e implementarla in progetti integrati di sorveglianza unitamente ad altri big data, ottenibili sfruttando le enormi potenzialità del web, può rappresentare un efficace strumento di previsione di nuovi casi gravi di Covid-19 per adottare tempestive misure di risposta», concludono i ricercatori.



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