Coronavirus, l’età media dei morti è cambiata

15 Giugno 2020
Coronavirus, l’età media dei morti è cambiata

Gli ultimi dati, sui decessi e non solo, pubblicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss).

Da marzo a giugno è cresciuta l’età media dei pazienti malati di Coronavirus non sopravvissuti all’infezione polmonare. Il 4 maggio appare come una specie di spartiacque: si è passati dai 79,8 anni, come età media delle vittime prima di questa data, che poi coincide con l’inizio della cosiddetta Fase 2, agli 82,5 anni, nel periodo successivo. È l’Istituto superiore di sanità (Iss) a documentarlo, nell’ambito del monitoraggio dell’epidemia di Covid-19.

Le vittime sono per lo più ultraottantenni

Per le donne, inoltre, si osserva che l’età media è passata da 83,1 a 85,1 anni, mentre per gli uomini da 77,6 a 79,1. Gli esperti motivano questo cambiamento ritenendo che possa andare di pari passo a un cambiamento nelle cure: col tempo – e, c’è da dire, in poco tempo – siamo riusciti a dare una risposta migliore all’infezione. La qualità del trattamento e del contrasto è aumentata sensibilmente; non poteva essere altrimenti, visto anche il decongestionamento dei reparti di terapia intensiva, dopo una fase iniziale di sovraccarico.

«L’età media della popolazione deceduta per Covid-19 va progressivamente aumentando dopo la metà di marzo – concludono gli autori dello studio Iss -. Questo può essere legato a diversi fenomeni: migliore capacità di trattamento dell’infezione, migliore organizzazione sanitaria per contrastare l’epidemia soprattutto in una fase senza un sovraccarico delle strutture sanitarie dedicate alle persone con Covid-19, e anche all’esecuzione di un maggior numero di tamponi che nei mesi più recenti sono stati eseguiti anche in pazienti molto anziani e complessi (per esempio in residenze sanitarie assistite), in cui non sono stati eseguiti nelle prime fasi dell’epidemia (mese di marzo). Questo può aver determinato un aumento dell’età media dei deceduti diagnosticati».

Meno decessi e malati più giovani

Non è la sola novità registrata dall’Iss. Secondo i tecnici dell’Istituto, oltre all’innalzamento dell’età media dei morti, si nota anche un abbassamento di quella dei pazienti, che hanno almeno 6 o 7 anni in meno da maggio in poi. Per giungere a queste conclusioni, l’Iss ha analizzato qualcosa come trentamila decessi avvenuti prima del 4 maggio e tremila circa dopo questa data.

Il numero di decessi, hanno rilevato gli esperti del dipartimento di Malattie Cardiovascolari, Endocrino-Metaboliche e Invecchiamento e di quello di Malattie Infettive, registra inoltre un calo progressivo dalla fine di marzo fino ai primi giorni di giugno. Questo dato riflette il basso numero dei diagnosticati dopo tale data, inoltre, nell’ultimo mese le regioni sono verosimilmente riuscite a diagnosticare casi meno gravi rispetto alla fase precedente e questo anche riflette una apparente riduzione della letalità.



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