Amputazioni e malattie neurodegenerative, la nuova scoperta

15 Giugno 2020
Amputazioni e malattie neurodegenerative, la nuova scoperta

Creata in laboratorio la prima sinapsi artificiale, che apre la strada a ulteriori passi avanti nella ricerca.

Che cosa sono le sinapsi? Sono come dei ponti: collegano i neuroni assicurando la trasmissione di impulsi elettrici che altro non sono che i segnali nervosi. Per la prima volta è stato sviluppato un modello di sinapsi artificiale, che si comporta in tutto e per tutto come una vera sinapsi. Una scoperta rilevante, ci spiega l’agenzia di stampa Adnkronos: la possibilità di creare sinapsi significa aprire un campo di studi inedito, sul terreno delle amputazioni e delle malattie neurodegenerative, dove le sinapsi giocano un ruolo chiave.

Come agiscono le sinapsi

Dell’esperimento si trova traccia in uno studio pubblicato su Nature Materials. È stato condotto dal laboratorio di Tissue Electronics coordinato da Francesca Santoro dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), in collaborazione con il team di ricerca coordinato da Yoeri van de Burgt dell’Università di Eindhoven (Ne) e il gruppo di Alberto Salleo dell’Università di Stanford (Usa).

Nel sistema nervoso, ricordano gli studiosi, le sinapsi mettono in comunicazione il neurone presinaptico con quello postsinaptico, garantendo la trasmissione degli impulsi elettrici che costituiscono il segnale nervoso. Nel modello bioibrido realizzato in laboratorio dal team internazionale, per simulare il neurone presinaptico, sono state scelte cellule che hanno un comportamento simile a quello dei neuroni, in grado di rilasciare come neurotrasmettitore la dopamina, mentre per simulare il neurone post sinaptico i ricercatori hanno scelto un chip neuromorfico organico in grado di conservare memoria in seguito a una stimolazione elettrica.

Le sinapsi infatti, «sono caratterizzate da plasticità: come il pongo, sono in grado di adattarsi in base alla modificazione dell’ambiente interno e esterno e di mantenere memoria delle modifiche apportate. Cambiano continuamente per numero e intensità, in un perpetuo equilibrio che consente al cervello di valorizzare alcuni stimoli tralasciandone altri», spiegano i ricercatori.

L’importanza di questo studio

Il team dell’Università di Stanford ha lavorato alla realizzazione del sistema elettronico, il gruppo di Eindhoven alla microfluidica, mentre i ricercatori dell’Istituto italiano di tecnologia si sono occupati dell’accoppiamento diretto delle cellule sul microchip e della misurazione delle variazioni dell’attività elettrica del chip. Analizzando le variazioni dell’attività elettrica, il team multidisciplinare ha scoperto che il chip è in grado di individuare i neurotrasmettitori (dopamina) rilasciati dalle cellule che simulano il neurone presinaptico, e di conservare nel tempo lo stato di eccitamento alterato raggiunto, dimostrando di essere riusciti a ricreare in laboratorio la plasticità sinaptica e quindi che il modello di sinapsi bioibrida è promettente per costituire una connessione tra i neuroni del sistema nervoso.

«È la prima volta che un dispositivo elettronico neuromorfico viene direttamente interfacciato con un sistema cellulare per ottenere una piattaforma in grado di riprodurre la plasticità sinaptica a breve e a lungo termine – dichiara Francesca Santoro, coordinatrice della linea di ricerca Tissue Electronics di Iit -. Prima di questo studio erano stati realizzati sistemi capaci di ricevere stimoli, ma non in grado di eccitarsi e mantenere l’eccitamento a loro volta».

I risultati dello studio gettano le basi per nuove ricerche per esempio nell’ambito delle malattie neurodegenerative, in cui si assiste alla perdita di comunicazione tra neuroni e dove i dispositivi bioibridi potrebbero introdurre o ripristinare le connessioni neuronali danneggiate, ma anche nell’ambito delle amputazioni, dove questi dispositivi potrebbero fare da ponte tra le terminazioni nervose biologiche preservate e i circuiti delle protesi artificiali robotiche di nuova generazione.

In questa fase della ricerca, non è ancora stata raggiunta la scala temporale di una «sinapsi biologica», tuttavia i ricercatori hanno osservato che la dinamica della connessione «è prossima a quella tra due neuroni e che, diminuendo le dimensioni della piattaforma elettronica, ci si avvicina in maniera sensibile».



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