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Invalidità dopo i 67 anni

16 Giugno 2020 | Autore:
Invalidità dopo i 67 anni

A quali trattamenti economici ha diritto chi è riconosciuto invalido dopo aver compiuto 67 anni: accompagnamento, assegno sociale, pensione di cittadinanza.

L’invalidità civile, o invalidità generica, consiste in una riduzione della capacità lavorativa. Se l’interessato, però, non è più in età lavorativa, perché ha compiuto 67 anni, che cosa succede? Non può essere più riconosciuto invalido?

Se l’interessato ha compiuto l’età pensionabile, che è pari a 67 anni, almeno sino al 31 dicembre 2022, può essere ugualmente riconosciuto invalido, ma per quantificare la percentuale d’invalidità non si fa più riferimento alla capacità lavorativa, ma alla capacità di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.

Ma in caso di riconoscimento di invalidità dopo i 67 anni a quali trattamenti economici si ha diritto? Spetta la pensione d’invalidità? Quando spetta l’accompagnamento? L’invalido può anche aver diritto alla pensione di cittadinanza? La pensione di cittadinanza viene maggiorata se in famiglia c’è un disabile?

Procediamo per ordine e vediamo quali sono i benefici per chi è riconosciuto invalido dopo il compimento dei 67 anni, rinviando alla Guida invalidità e legge 104 ed alla Guida alle agevolazioni legge 104 e invalidità per una trattazione più completa.

Come si riconosce l’invalidità?

Perché si possa essere riconosciuti invalidi per il diritto alle agevolazioni non basta un certificato del proprio medico curante, ma è necessaria la certificazione da parte di un’apposita commissione medica.

Per ottenere questo riconoscimento è necessario, dopo il rilascio da parte del medico curante dell’apposita certificazione medica introduttiva, l’invio all’Inps della domanda d’invalidità. Chi la deve inviare? Direttamente l’interessato, accedendo al sito dell’Inps con le proprie credenziali dispositive, oppure chiamando il call center Inps al numero 803.164 (06.164.164 da cellulare). In alternativa, si può inviare la domanda tramite patronato.

La domanda serve per il riconoscimento dell’invalidità civile ed eventualmente anche di un handicap, della condizione di non autosufficienza, della cecità o della sordità. Per sapere, nel dettaglio, come procedere: Guida alla domanda d’invalidità.

L’invalido over 67 ha diritto alla pensione d’invalidità civile?

La persona riconosciuta invalida dopo il compimento dei 67 anni non ha diritto alla pensione d’invalidità civile, o più precisamente all’assegno di assistenza per invalidi civili parziali, pur possedendo il requisito di reddito e il requisito sanitario, cioè invalidità civile pari o superiore al 74%.

Non ha nemmeno diritto alla pensione d’inabilità civile, cioè alla pensione per invalidi civili al 100%.

Difatti, gli aventi diritto a questi benefici al compimento dei 67 anni li perdono, in quanto vengono convertiti in assegno sociale sostitutivo, detto così perché sostituisce la pensione d’invalidità.

Assegno sociale

Chi è riconosciuto invalido dopo i 67 anni può però aver diritto, a prescindere dal riconoscimento dell’invalidità e se sussistono le condizioni di reddito, all’assegno sociale. L’assegno sociale è un’indennità di assistenza che dal 1996 ha sostituito la pensione sociale ed è riconosciuto dall’Inps, proprio come la pensione d’invalidità e di inabilità: a differenza delle pensioni ordinarie (di vecchiaia, anticipata, di anzianità…), che sono prestazioni di previdenza e non di assistenza, assegno e pensione sociale non spettano in base ai contributi versati, ma sono riconosciute a chi si trova in stato di bisogno.

In particolare, l’assegno sociale spetta ai cittadini più anziani, dai 67 anni di età (si tratta dell’età per la pensione di vecchiaia ordinaria prevista nel biennio 2019- 2020), che hanno un reddito al di sotto di un certo limite e che non hanno diritto (eccetto alcune particolari situazioni) alla pensione diretta, cioè di vecchiaia, anticipata, di anzianità o ad altri trattamenti di previdenza.

Il trattamento, nel 2020, in base agli adeguamenti è pari a 459,83 euro ed è erogato, come la pensione, per 13 mensilità: pertanto, la sua misura annuale è pari a 5.977,79 euro. Possono essere riconosciute delle maggiorazioni.

Per approfondire: Assegno sociale 2020.

L’assegno sociale non va confuso con l’assegno sociale sostitutivo, che spetta alle persone con invalidità riconosciuta prima del compimento del 67° anno di età, che già percepiscono la pensione d’inabilità civile o l’assegno mensile di assistenza

Accompagnamento

La persona riconosciuta invalida dopo i 67 anni può aver diritto all’accompagnamento: nel dettaglio, hanno diritto all’indennità di accompagnamento, o accompagno, pari a 520,29 euro mensili (l’importo è adeguato annualmente), gli invalidi al 100% non autosufficienti, cioè impossibilitati a compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza o che non possono deambulare senza l’aiuto di un’altra persona.

L’assegno è riconosciuto senza limiti di reddito: vuol dire che il riconoscimento di questo beneficio non è subordinato al rispetto di un limite di reddito massimo, proprio o del coniuge, o agli indicatori che emergono dalla dichiarazione Isee: basta il riconoscimento delle condizioni sanitarie per il diritto all’accompagno, in quanto finalizzato a finanziare l’aiuto di un accompagnatore per l’invalido.

Pensione di cittadinanza

La persona riconosciuta invalida dopo i 67 anni può aver diritto, a prescindere dall’invalidità certificata, alla pensione di cittadinanza, anche ad integrazione di ulteriori prestazioni alle quali ha eventualmente diritto.

Nel dettaglio, la pensione di cittadinanza consiste in una prestazione economica mensile, esentasse, accreditata ai single over 67 o a favore delle famiglie composte esclusivamente da persone che hanno compiuto l’età pensionabile (sino al 2022, come osservato, pari a 67 anni) o non autosufficienti: è una misura di contrasto alla povertà per gli anziani ed i disabili.

Nel dettaglio, questo sussidio può spettare agli anziani che non hanno reddito, oppure può integrare la pensione, o l’assegno sociale, o la diversa prestazione spettante. Attenzione però: la pensione di cittadinanza non integra direttamente l’eventuale prestazione spettante, ma viene riconosciuta con una carta acquisti, la carta Rdc/Pdc, o attraverso differenti modalità che saranno attivate a breve (accredito in banca o alle poste, ad esempio).

L’importo della pensione di cittadinanza è determinato da due quote:

  • la prima quota, a integrazione del reddito familiare, ammonta a una soglia massima pari a 7560 euro annui, 630 euro al mese, per il nucleo familiare con un singolo componente; in presenza di più componenti si può arrivare al massimo a 1.323 euro al mese, 15.876 euro annui; per le famiglie con disabili gravi o non autosufficienti, è previsto un incremento dell’importo massimo della quota base di pensione di cittadinanza erogabile (in presenza di almeno quattro componenti del nucleo familiare) da 1.323 euro a 1.386 euro mensili; quindi l’invalido grave o non autosufficiente ha diritto a una maggiorazione della pensione di cittadinanza, se la sua famiglia è composta da almeno 4 persone;
  • la seconda quota, a integrazione del reddito familiare, è riconosciuta alle famiglie o alle persone sole che pagano l’affitto dell’abitazione, ed è pari al canone annuo previsto dal contratto di affitto, sino a un massimo di 150 euro al mese, 1.800 euro annui;
  • la seconda quota è pari alla rata del mutuo, fino a un massimo di 150 euro al mese, 1.800 euro annui, nel caso di famiglie o persone sole residenti in abitazioni di proprietà per il cui acquisto o per la cui costruzione sia stato stipulato un contratto di mutuo da un componente della famiglia.

Per l’erogazione della pensione di cittadinanza sono previsti specifici requisiti, sia in capo al richiedente che ai componenti del nucleo familiare. Per conoscerli tutti, leggi la guida alla pensione di cittadinanza.



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