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Appropriazione di terreno altrui

16 Giugno 2020 | Autore:
Appropriazione di terreno altrui

Le azioni legali per ottenere la restituzione del proprio terreno: querela per invasione, azione di spoglio e azione di rivendicazione. Quando c’è usucapione?

L’appropriazione dei terreni è un problema sentito in molte zone d’Italia, soprattutto nelle piccole comunità rurali. A differenza delle abitazioni e degli immobili simili, l’occupazione di un terreno è molto più semplice: è sufficiente superare il confine e invadere la proprietà altrui. L’appropriazione dei terreni può diventare un serio problema quando l’occupante, su invito del legittimo titolare, non vuole sapersene di abbandonare l’immobile, giungendo perfino ad attribuirsene la proprietà. Come comportarsi in questi casi? Cosa fare nell’ipotesi di appropriazione del terreno altrui?

Si tratta di un tema complesso e delicato perché coinvolge sia la materia civile che quella penale: contro l’occupazione abusiva di un terreno è possibile sporgere denuncia per invasione di immobile, ma anche agire in sede civile per ottenere la restituzione di ciò che è proprio. Dall’altra parte, colui che per tanto tempo (magari per molti anni) si è preoccupato di coltivare e lavorare il fondo altrui potrebbe essere tutelato dalla legge grazie all’istituto dell’usucapione.

Insomma: quando si parla di appropriazione del terreno altrui c’è molta carne al fuoco. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, magari perché anche tu sei vittima di un’occupazione illecita, allora prosegui nella lettura: spiegheremo tutto ciò che c’è da sapere in merito all’appropriazione del fondo altrui e su come riottenere la piena disponibilità del proprio suolo.

Appropriazione di suolo altrui: è reato?

L’appropriazione del terreno altrui è reato. Secondo il codice penale [1], chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici di altri, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da 103 euro a 1.032 euro.

Si applica la pena della reclusione da due a quattro anni e della multa da 206 a 2.064 euro e si procede d’ufficio se il fatto è commesso da più di cinque persone o se il fatto è commesso da persona palesemente armata.

Presupposto fondamentale del reato di invasione di terreni o di edifici è la volontà di occupare stabilmente gli immobili; non commette pertanto un crimine colui che si introduce solo momentaneamente nel terreno altrui, magari per recuperare un oggetto smarrito.

Alla stessa maniera, commette il reato di invasione solamente colui che è consapevole dell’altruità dell’immobile: chi realizza un manufatto (ad esempio, un piccolo gazebo) su un terreno che credeva fosse il suo, non commette reato.

Appropriazione di terreno altrui: querela

Se qualcuno si è appropriato del tuo terreno, magari perché lo coltiva già da un po’ di tempo oppure perché vi ha eretto una piccola costruzione senza che te ne sia neanche accorto, allora puoi sporgere querela per il reato di invasione di terreni.

La querela, però, potrebbe non bastare: il giudice penale, infatti, anche se dovesse accertare la responsabilità penale dell’occupante, non potrebbe condannarlo al rilascio del terreno.

In altre parole, potrebbe venirsi a creare una situazione paradossale in cui l’occupante, pur essendo penalmente condannato in via definitiva, di fatto sia ancora in possesso del tuo terreno. Come ottenere lo sgombero? Affinché tu possa riappropriarti del tuo terreno devi necessariamente intentare una causa civile contro l’occupante abusivo. Vediamo come.

Azione di reintegrazione per il rilascio del terreno occupato

La prima cosa che puoi fare per mandare via colui che si è appropriato del tuo terreno è citarlo in tribunale con un’azione legale che prende il nome di  azione di reintegrazione o di spoglio [2].

L’azione di reintegrazione è anche definita possessoria perché essa può essere esercitata non solo dal proprietario, ma anche da chiunque disponga ad altro titolo dell’immobile (ad esempio l’usufruttuario o il conduttore che si trovi in locazione).

L’azione di reintegrazione va esercitata entro un anno dalla data dell’avvenuto spoglio, cioè entro un anno dall’avvenuta privazione del bene da parte di chi se n’è appropriato.

Per la precisione, il termine annuale per l’esercizio dell’azione di spoglio comincia a decorrere:

  • dal momento dell’effettiva appropriazione;
  • nel caso di spoglio clandestino (cioè, avvenuto segretamente, senza che il legittimo titolare ne sapesse nulla), da quando il soggetto che si sia visto privare del bene sia venuto a conoscenza dell’occupazione altrui.

Per ottenere la sentenza di reintegra del possesso occorrerà dimostrare semplicemente che, prima dell’appropriazione illegittima, si era possessori del bene invaso: non c’è bisogno pertanto, come accade nell’azione di rivendica (vedi prossimo paragrafo), di dimostrare di essere proprietari dell’immobile occupato.

L’azione è caratterizzata da un procedimento particolarmente celere e urgente perché volto a recuperare la disponibilità del bene senza bisogno di accertarne la titolarità.

Ottenuta la sentenza di reintegra del possesso, se l’occupante si rifiuta ancora di rilasciare l’immobile si dovrà procedere con l’esecuzione forzata: il proprietario dovrà chiedere l’intervento dell’ufficiale giudiziario che, eventualmente, potrà farsi accompagnare dai carabinieri per vincere eventuali resistenze fisiche.

Azione di rivendicazione per il rilascio del terreno occupato

Se non è possibile esercitare l’azione di reintegrazione sopra descritta, allora si dovrà necessariamente agire con l’azione di rivendicazione [3].

A differenza dell’azione possessoria del paragrafo precedente, l’azione di rivendicazione può essere utilizzata solamente dal legittimo proprietario del terreno occupato.

La rivendicazione è la più nota delle azioni petitorie, cioè di quelle azioni giudiziarie poste a tutela della proprietà che possono essere esercitate tutte le volte in cui tale diritto è messo in discussione

Mediante questa azione legale il proprietario può rivendicare la cosa da chiunque la possiede o la detiene al fine di riottenere ciò che è suo.

L’azione di rivendicazione è imprescrittibile e può essere promossa solamente da colui che dimostri di essere l’effettivo proprietario del bene: e così, dovrai provare non soltanto che la cosa oggetto di rivendica sia stata da te acquistata o a te donata, ma dovrai provare anche che il tuo dante causa (cioè, il precedente titolare) fosse legittimato a trasferirti la proprietà del bene.

Dunque, se vuoi esercitare l’azione di rivendicazione contro colui che, al momento, possiede il tuo terreno, dovrai citarlo in tribunale e offrire al giudice tutta la documentazione che provi senza ombra di dubbio che sei l’attuale proprietario (atto di donazione, di compravendita, testamento, ecc.).

Ma non solo: poiché si tratta di un bene immobile, occorrerà dimostrare anche la valida proprietà di colui dal quale l’hai ottenuto, risalendo indietro nel tempo perlomeno fino a venti anni, tempo necessario a far maturare l’usucapione.

Come può difendersi chi si è appropriato del terreno?

Chi si è appropriato del terreno altrui può giocare la carta dell’usucapione. Se è passato molto tempo da quando l’occupante è entrato nel terreno di altri e, per tutti questi anni, si è preso cura del suolo, magari lavorandolo e coltivandolo, allora potrebbe aver acquistato il terreno per usucapione[4]. Vediamo di cosa si tratta.

Usucapione: cos’è e come funziona?

L’usucapione è una modalità di acquisto della proprietà o di altro diritto reale (usufrutto, enfiteusi, ecc.): chi usucapisce un bene lo fa suo, diventandone proprietario a tutti gli effetti.

In riferimento ai beni immobili, l’usucapione matura solamente con il possesso continuato per venti anni, possesso che deve essere ininterrotto, pubblico e pacifico:

  • il possesso è pacifico quando non è stato acquistato in modo violento: ciò significa che non potrà usucapire un terreno colui che l’ha invaso con la forza, minacciando il legittimo proprietario di non disturbarlo;
  • il possesso è pubblico quando non è stato acquistato clandestinamente: non può giovarsi dell’usucapione chi ruba un bene ad un altro e questi non se ne sia nemmeno accorto;
  • il possesso è continuato o ininterrotto quando è esercitato costantemente e uniformemente sulla cosa per tutto il periodo di tempo prescritto dalla legge, senza che ci siano stati atti provenienti da terzi che abbiano privato il possessore del bene.

Secondo la legge, il possesso acquistato in modo violento o clandestino (cioè, non pacifico o pubblico) non giova per l’usucapione se non dal momento in cui la violenza o la clandestinità è cessata.

L’usucapione dei fondi rustici

A proposito dei terreni, la legge ha previsto una speciale usucapione abbreviata per i fondi rustici.

Secondo il codice civile [5], la proprietà dei fondi rustici con annessi fabbricati situati in comuni classificati montani dalla legge si acquista in virtù del possesso continuato per quindici anni.

Si tratta di una norma pensata per le comunità prevalentemente rurali, ove è molto facile che, coltivando il terreno, si sconfini nella proprietà del vicino.

Appropriazione di terreno: quando non c’è usucapione?

Chi si è appropriato del terreno altrui non può invocare l’usucapione quando:

  • il possesso non si sia protratto per tutti gli anni previsti dalla legge;
  • il possesso sia stato ottenuto con la violenza oppure clandestinamente. È il caso di chi si introduce furtivamente nel fondo del vicino tagliando la recinzione;
  • l’iniziale occupazione era tollerata dal legittimo proprietario. È il caso della persona che consenta a un contadino di poter lavorare sul proprio fondo per un determinato periodo di tempo, ma successivamente non voglia andare più via. Secondo la legge, la tolleranza del proprietario esclude qualsiasi futura rivendicazione del terzo detentore del bene.

Per tanti anni Tizio, nel periodo primaverile, senza stipulare alcun contratto, ha consentito al vicino Caio di fare il fieno nel terreno di sua proprietà. Tizio ha trovato un acquirente per il terreno ma Caio non vuole più andarsene. Tizio potrà mandarlo via con l’azione possessoria oppure con quella di rivendicazione; al contrario Caio non potrà mai eccepire l’usucapione, poiché la sua “invasione” era tollerata dal proprietario.


Nel caso di appropriazione del terreno altrui, il legittimo proprietario può difendersi sporgendo querela ed esercitando una delle seguenti azioni civili: l’azione di reintegrazione oppure l’azione di rivendicazione.

note

[1] Art. 633 cod. pen.

[2] Art. 1168 cod. civ.

[3] Art. 948 cod. civ.

[4] Art. 1158 cod. civ.

[5] Art. 1159-bis cod. civ.

Autore immagine: Depositphotos.com


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