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Omissione versamento contributi e difficoltà economica: ultime sentenze

16 Giugno 2020
Omissione versamento contributi e difficoltà economica: ultime sentenze

Reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali: quando le difficoltà economiche giustificano l’imprenditore. Il pagamento degli stipendi è una scusante? 

Viene prima la ragione di Stato o quella dei lavoratori? Il datore di lavoro in crisi di liquidità che, pur di mandare avanti l’azienda, destina i pochi soldi rimasti in cassa al pagamento degli stipendi piuttosto che a versare i contributi dovuti allo Stato sulle retribuzioni può essere incriminato? 

La giurisprudenza della Cassazione esclude facili scappatoie. Solo un’oggettiva impossibilità scrimina dal reato di omesso versamento dei contributi. E se l’azienda ha un minimo di liquidità deve destinarla prima ai contributi e poi, eventualmente, a pagare le retribuzioni. Questo è l’indirizzo della giurisprudenza di legittimità che si può facilmente intuire dalle sentenze qui di seguito riportate.

Omesso versamento dei contributi e stato di necessità

Non può essere affermata la scriminante dello stato di necessità da chi non versa i contributi per una mensilità e corrisponde però le retribuzioni. Il pagamento delle retribuzioni peraltro è una scelta imprenditoriale che non può far escludere il dolo da omissione mentre i versamenti per i mesi antecedenti e successivi all’inadempimento escludono lo stato di necessità.

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 29 maggio 2020 n. 16433 

Crisi di liquidità del datore di lavoro: scelta del datore di lavoro di corrispondere le retribuzioni anziché versare le ritenute 

Il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali non può essere scriminato, ai sensi dell’art. 51 cod. pen., dalla scelta del datore di lavoro, in presenza di una situazione di difficoltà economica, di destinare le somme disponibili al pagamento delle retribuzioni, perché, nel conflitto tra il diritto del lavoratore a ricevere i versamenti previdenziali e quello alla retribuzione, va privilegiato il primo in quanto è il solo a ricevere, secondo una scelta del legislatore non irragionevole, tutela penalistica per mezzo della previsione di una fattispecie incriminatrice.

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 26 agosto 2019 n. 36421 

Integra causa di forza maggiore nei reati omissivi soltanto l’assoluta impossibilità di porre in essere il comportamento omesso

Nei reati omissivi integra causa di forza maggiore l’assoluta impossibilità, non la semplice difficoltà di porre in essere il comportamento omesso. Sì che: a) il margine di scelta esclude sempre la forza maggiore perché non esclude la suitas della condotta; b) la mancanza di provvista necessaria all’adempimento dell’obbligazione tributaria penalmente rilevante non può pertanto essere addotta a sostegno della forza maggiore quando sia comunque il frutto di una scelta politica imprenditoriale volta a fronteggiare una crisi di liquidità; c) non si può invocare la forza maggiore quando l’inadempimento penalmente sanzionato sia stato con-causato dai mancati accantonamenti e dal mancato pagamento alla singole scadenze mensili e dunque da una situazione di illegittimità; d) l’inadempimento tributario penalmente rilevante può essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all’imprenditore che non ha potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico. Alla stregua dei rilievi che precedono, l’imprenditore che, per sua scelta, omette di versare tempestivamente quanto già avrebbe dovuto essere accantonato, ed in ogni caso scegliendo i creditori da soddisfare e comunque disegnando la scaletta dei propri impegni economici secondo necessità aziendale e non secondo gli obblighi di legge, si colloca fuori del perimetro della forza maggiore.

Cassazione penale sez. III, 06/03/2018, n.19671

Omesso versamento contributi e previo pagamento degli stipendi

Il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali è a dolo generico, ed è integrato dalla consapevole scelta di omettere i versamenti dovuti, ravvisabile anche qualora il datore di lavoro, in presenza di una situazione di difficoltà economica, abbia deciso di dare preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti ed alla manutenzione dei mezzi destinati allo svolgimento dell’attività di impresa, e di pretermettere il versamento delle ritenute all’erario, essendo suo onere quello di ripartire le risorse esistenti all’atto della corresponsione delle retribuzioni in modo da adempiere al proprio obbligo contributivo, anche se ciò comporta l’impossibilità di pagare i compensi nel loro intero ammontare.

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 22 settembre 2017 n. 43811 

In tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali, non rileva come causa di esclusione della punibilità una situazione di crisi aziendale tale da costringere il datore di lavoro a dover prediligere il pagamento degli stipendi dei dipendenti rispetto al versamento dei contributi Inps. Infatti, la mancanza di liquidità, nonché la presunta impossibilità di accedere al credito, quand’anche fossero state provate, non integrano la causa di forza maggiore ex art. 45 c.p., in quanto il legale rappresentante avrebbe dovuto, anche con i propri averi, cercare di fronteggiare la situazione di difficoltà finanziaria.

Cassazione penale sez. III, 01/06/2016, n.30526

In tema di omesso versamento di ritenute previdenziali ed assistenziali,il reato è integrato non soltanto quando il datore di lavoro abbia pagato gli stipendi ai dipendenti ma anche nel caso di corresponsione di acconti sulle retribuzioni medesime.

Tribunale La Spezia, 20/03/2014, n.323

In tema di omesso versamento all’INPS delle ritenute previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, per ritenere non integrata la fattispecie di reato, il datore di lavoro deve dimostrare di non aver pagato nel periodo in contestazione le retribuzioni dei lavoratori (Nel caso di specie il datore di lavoro aveva in parte pagato gli stipendi e le relative prestazioni previdenziali all’INPS rimanendo solo un debito di Euro 8005,00, e, pur avendo fornito la prova che in quel periodo la società di cui era responsabile era stata sprovvista di liquidità, non era riuscito a provare che la misura dei contributi omessi e contestati corrispondesse alle retribuzioni effettivamente non pagate).

Tribunale Monza, 04/01/2014, n.3450

Stato di insolvenza dell’imprenditore 

Il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali (art. 2, comma primo bis, del D.L. 12 settembre 1983, n. 463, conv. con modd. in L. 11 novembre 1983, n. 638), è configurabile anche nel caso in cui si accerti l’esistenza del successivo stato di insolvenza dell’imprenditore, in quanto è onere di quest’ultimo ripartire le risorse esistenti al momento di corrispondere le retribuzioni ai lavoratori dipendenti in modo da poter adempiere all’obbligo del versamento delle ritenute, anche se ciò possa riflettersi sull’integrale pagamento delle retribuzioni medesime.

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 17 ottobre 2007 n. 38269



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