Badanti in nero: condono senza requisito del reddito

16 Giugno 2020 | Autore:
Badanti in nero: condono senza requisito del reddito

Il Viminale chiarisce che basta una certificazione medica del datore per presentare domanda di regolarizzazione. Ecco gli altri vincoli richiesti.

Non c’è bisogno di rispettare il requisito del reddito minimo di 20-30mila euro per regolarizzare una badante in nero. Lo ha chiarito recentemente il ministero dell’Interno. L’accesso al condono, quindi, è consentito alle persone non autosufficienti senza dover osservare questo vincolo.

Di norma, la domanda per regolarizzare un lavoratore in nero viene accettata dall’Inps, o dallo Sportello unico per l’immigrazione se si tratta di un cittadino extracomunitario, viene accettata se si ha un reddito minimo di 30mila euro nei settori dell’agricoltura o dell’allevamento oppure non inferiore ai 20-27mila euro per i domestici. Tuttavia, il Viminale ha precisato sul suo sito che nel caso delle badanti non c’è l’obbligo di rispettare questo requisito: basta allegare alla domanda un certificato medico che attesti la limitata autosufficienza dovuta a patologie o handicap. Il requisito del reddito viene meno, però, solo se il datore di lavoro è la stessa persona assistita dalla badante.

La richiesta di regolarizzazione della badante in nero può essere inoltrata anche da una persona delegata e munita del Sistema di identità digitale: «Chiunque, munito di Spid personale, non solo un professionista – si legge sul sito del Viminale – può registrarsi sul sistema e inviare le domande in nome e per conto di datori di lavoro diversi da se stesso, purché munito di apposita delega (tale delega va poi esibita allo sportello unico per l’immigrazione)».

Il condono che riguarda i lavoratori extracomunitari è consentito se i cittadini stranieri interessati erano presenti in Italia prima dell’8 marzo 2020. È possibile provarlo, ad esempio, con:

  • una certificazione medica di struttura pubblica o convenzionata;
  • un certificato di iscrizione scolastica figli;
  • una tessera nominativa di mezzi pubblici;
  • una certificazione provenienti da forze di polizia;
  • la titolarità di schede telefoniche o contratti con operatori italiani;
  • la documentazione relativa a servizi erogati da Poste Italiane;
  • delle ricevute nominative di invio o di ricevimento di denaro effettuato tramite banche o agenzie Money transfer;
  • la documentazione di centri accoglienza e/o di ricovero autorizzati anche religiosi;
  • attestazioni ricevute da rappresentanze diplomatiche o consolari in Italia;
  • dei biglietti aerei o marittimi nominativi utilizzati per l’ingresso in Italia.


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