Artrite reumatoide: novità su terapia e remissione

16 Giugno 2020 | Autore:
Artrite reumatoide: novità su terapia e remissione

Malattie reumatiche: farmaci biologici e small molecules sempre più efficaci e sicuri.

L’artrite reumatoide si caratterizza per infiammazione cronica generale, ma colpisce principalmente le articolazioni di mani e piedi. La malattia si amnifesta tra i 40 e i 60 anni. In Italia, a soffrirne sono 300mila persone, soprattutto donne. Riuscire a riconoscere in tempo la patologia consente di evitare l’invalidità e vivere una vita normale.

Farmaci biologici, tradizionali e small molecules sono sempre più in prima linea per la cura delle malattie reumatiche, specialmente dell’artrite reumatoide. Tema trattato in occasione dell’ultimo Congresso europeo di reumatologia Eular2020 (European League Against Rheumatism). Non importa con quale farmaco si inizia la terapia, l’obiettivo per il reumatologo è raggiungere quella che tecnicamente viene definita “remissione clinica“.

Secondo Carlo Selmi, responsabile Reumatologia e Immunologia dell’Irccs Humanitas, “Quello della remissione è certamente l’obiettivo più ambizioso in quanto può essere definito come una assenza totale di sintomi (come se la malattia non ci fosse), anche se spesso dalla definizione giudicata dal medico sfuggono sintomi come il dolore o le deformità che non possono beneficiare completamente della terapia”.

La rimessione

“Le raccomandazioni europee e americane per l’artrite reumatoide, forse la malattia in cui la remissione è stata definita meglio – prosegue lo specialista – pongono come obiettivo ideale a cui tendere con qualsiasi trattamento la remissione. Raggiungere questo obiettivo significa permettere al paziente di fare una vita normale, anche se l’obiettivo può venir meno nel tempo e nessun trattamento permette una guarigione dall’artrite reumatoide“.

Essenziale è arrivare presto alla diagnosi e alla terapia. “Oggi – prosegue Selmi, docente di Humanitas University – sappiamo bene che i primi mesi sono importanti per una massima risposta a qualsiasi terapia e per prevenire le erosioni, ovvero i danni irreversibili all’osso”.

“I pazienti reumatologici sono straordinariamente competenti – sottolinea Selmi – e sono sempre più attivamente coinvolti nella scelta di una terapia, grazie a informazioni puntuali ottenute da fonti autorevoli come l’Associazione nazionale malati reumatici. Non a caso, in pochissimi hanno sospeso le terapie durante la pandemia da Covid-19 e questo indica che i messaggi delle società scientifiche che raccomandavano appunto di proseguire erano giunti a destinazione”.

Come prevenire l’invalidità con le nuove terapie

Gli esperti non hanno dubbi: con le nuove terapie è possibile prevenire l’invalidità, migliorare la qualità di vita del paziente, evitare la disabilità lavorativa e aumentare l’aspettativa di vita. “Quattro obiettivi – evidenzia ancora lo specialista Humanitas – che si deve cercare di raggiungere con i mezzi oggi disponibili perché sappiamo che fermare l’infiammazione, e quindi portare a remissione, previene l’avanzamento della malattia e di conseguenza migliora le capacità personali e lavorative. Inoltre, siamo a conoscenza del fattoche bloccare l’infiammazione annulla anche quello svantaggio legato alle malattie di cuore che si associa all’artrite reumatoide”.

Remissione: collaborazione tra medico e paziente

Il traguardo della remissione, però, è condizionato da una stretta collaborazione fra paziente e medico. Proprio per sottolineare l’importanza del ruolo dei malati, l’Anmar promuove la campagna ‘Obiettivo remissione’, al via dal 25 giugno su tutti i canali social della onlus.

“La remissione, che sta a indicare un miglioramento, non è mai indice di guarigione – tiene a precisare Silvia Tonolo, presidente di Anmar, 21 sedi regionali e 20mila associati – Può essere transitoria e ha durata variabile. Per i malati reumatici, ancora oggi purtroppo è una parola sconosciuta perché poco trattata dal proprio medico di riferimento. Da un nostro sondaggio condotto nel dicembre 2019, infatti, emerge che il 26% dei pazienti non sa affatto cosa significhi remissione. Da qui l’idea della campagna, che nasce dalla necessità di capire se i pazienti reumatologici siano a conoscenza del significato di remissione e degli effetti positivi che essa può avere sulla qualità della vita”.

Oltre ad una landing page sul sito di Anmar (www.anmar-italia.it) con tutte le informazioni sulla remissione, annuncia Tonolo, “abbiamo realizzato una brochure nel formato di cartache si potrà scaricare dal sito anche in versione pdf e un video in grafic novel in cui verranno spiegati in termini semplici i caratteri fondamentali della remissione. L’iniziativa è indirizzata in particolare ai pazienti, ma anche ai medici perché possano parlare di speranza e aiutare il paziente a essere più positivo ed esperto”.

“Tuttavia a malattia c’è, anche quando il paziente si sente meglio. Inmolti, rincuorati, scelgono sempre più spesso di abbandonare la terapia. Un errore assolutamente da evitare – ammonisce la presidente dell’associazione pazienti – per non ricadere nella riacutizzazione della malattia. Non a caso, dal sondaggio condotto da Anmar emerge chesolo il 45% dei pazienti ha sentito parlare di remissione dal proprio medico, e più della metà dei pazienti ne è venuto a conoscenza da un altro paziente o da un familiare”.

Quali sono le nuove opzioni terapeutiche?

Tra le nuove opzioni terapeutiche, oltre ai farmaci biologici, troviamo le small molecules. Tra queste c’è upadacitinib, oggetto di diversi studi presentati a Eular2020. “E’ un momento di grandi novità per il trattamento dell’artrite reumatoide – commenta Selmi – Il maggior progresso di questi ultimi anni è rappresentato dai farmaci orali, le cosiddette piccole molecole, che hanno permesso un trattamento rapido dell’artrite reumatoide ottenendo in molti casi la remissione”.

“Mentre i farmaci biologici sono diretti contro le citochine, ovvero i mediatori dell’infiammazione – precisa l’esperto – queste molecole hanno come bersaglio i cosiddetti Jak, ovvero i mediatori dell’infiammazione all’interno delle cellule del sistema immunitario. Upadacitinib, approvato da Ema lo scorso dicembre, presenta la caratteristica diversa dai predecessori (tofacitinib e baricitinib) di essere specifico per un solo Jak, il Jak1″.

Remissione e nuovi studi

“Tre studi a cui abbiamo collaborato anche noi di Humanitas – riferisce Selmi – hanno raccolto molta attenzione durante Eular. Il primo studio ha confermato l’efficacia nell’ottenere la remissione dopo 84 settimane di terapia senza methotrexate in pazienti che non avessero ancora ricevuto un biologico. Il secondo è frutto di un confronto testa a testa con abatacept, un farmaco biologico già in uso da anni nell’artrite reumatoide, da cui upadacitinib è uscito superiore nell’ottenere la remissione nel 30% dei pazienti trattati che avessero già ricevuto un biologico, quindi con una malattia verosimilmente più aggressiva. Il terzo dato ha riguardato il profilo di sicurezza del farmaco, specialmente per quanto riguarda le infezioni”.



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