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Il piano Savona per l’Italia: emettere bond come in guerra

16 Giugno 2020
Il piano Savona per l’Italia: emettere bond come in guerra

Titoli irredimibili, cioè perpetui e fiscalmente esenti, per far affluire i risparmi degli italiani verso le imprese; altrimenti sarebbe necessario aumentare le tasse.

Proprio ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva affermato che non ci sarà nessuna tassa patrimoniale ma occorre convogliare il risparmio privato degli italiani indirizzandolo verso obiettivi specifici, come l’emissione di Btp finalizzati. Oggi arriva una nuova proposta dal presidente della Consob, l’economista Paolo Savona, che suggerisce di emettere «obbligazioni pubbliche irredimibili (chiamate anche consols), strumento tipico delle fasi belliche, alle quali la vicenda sanitaria è stata sovente paragonata».

Savona, che ha parlato in occasione dell’incontro annuale di Consob con il mercato finanziario, afferma che «esse potrebbero riconoscere un tasso d’interesse, esonerato fiscalmente, pari al massimo dell’inflazione del 2% che la Bce si è impegnata a non superare nel medio termine». In questo modo, spiega l’economista, sarebbe possibile «far affluire risorse verso il capitale produttivo e non indebitare eccessivamente le imprese, agevolando la formazione di capitale di rischio in sostituzione dell’indebitamento».

La sottoscrizione di obbligazioni irredimibili, ha aggiunto Savona, per come ci riporta l’Adnkronos, «sarebbe ovviamente volontaria e l’offerta quantitativamente aperta». Poi lancia un monito: «se i cittadini italiani non sottoscrivessero questi titoli, concorrerebbero a determinare decisioni che, ignorando gli effetti di lungo periodo di un maggiore indebitamento pubblico, creerebbero le condizioni per una maggiore imposizione fiscale».

Per il presidente Consob emettere titoli irredimibili, cioè perpetui, «sarebbe quindi una scelta dai contenuti democratici più significativi perché, se sottoscritti, limiterebbero i rischi per il futuro del Paese e, di conseguenza, gli oneri sulle generazioni future, quelle già in formazione e quelle che verranno». Ed ha sottolineato che «le condizioni del mercato del risparmio italiano e le manifestazioni di solidarietà sociale che si sono susseguite nei due mesi di lockdown sollecitano una verifica pratica delle espressioni di valori sociali encomiabili, chiedendo ai cittadini risparmiatori di partecipare nel loro interesse a impedire che costi e vincoli possano essere imposti al Paese se non si raggiungessero i rapporti di debito pubblico/Pil nella misura concordata a livello europeo».

Savona ha spiegato che «la solidità e resilienza del risparmio italiano è condizione necessaria, ma non sufficiente affinché affluiscano risorse verso il capitale produttivo, che resta la migliore condizione per un’efficace tutela» ed ha avvertito che, se gli interventi decisi per fronteggiare la crisi «si concentreranno in prevalenza sulla concessione di garanzie e di incentivi all’indebitamento delle imprese, si avrà un peggioramento della loro leva finanziaria, che renderà ancora più difficile e più lenta la ripresa dell’attività produttiva. Se a queste spese e a quelle necessarie per assistere le famiglie in difficoltà si provvederà con prestiti obbligazionari pubblici e crediti ottenibili dall’Ue, tutti da rimborsare, il rapporto debito pubblico/Pil, già elevato, si innalzerà ulteriormente».

Savona dimostra di credere più nella politica monetaria rispetto agli interventi di tipo fiscale, quando sottolinea che «il compito di sanare le crisi che comportano nuovi costi per la collettività dovrebbe gravare sulla politica fiscale, ma, in pratica, la difficoltà e la lentezza delle sue decisioni e della loro attuazione chiamano in causa la politica monetaria, che ha anche il vantaggio di poter intervenire in modo dinamico e teoricamente illimitato».

Il rapporto è di causa-effetto, perché – prosegue – il sistema finanziario e quello reale tendono «a dipendere dagli orientamenti e dalle attuazioni pratiche della politica monetaria, condizionando la politica fiscale, che dispone di fondamenti democratici più ampi e profondamente radicati rispetto al controllo dell’inflazione».

L’economista ritiene che «l’ideale sarebbe di consentire all’insieme delle politiche monetarie e fiscali di cum-petere, concorrere allo stesso fine, ossia integrare o correggere le forze del mercato reale assicurando prezzi stabili per garantire, in condizioni di libertà, la crescita del reddito, dell’occupazione e del benessere sociale».



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