Coronavirus: anziani colpiti tra paura e solitudine

16 Giugno 2020
Coronavirus: anziani colpiti tra paura e solitudine

Ripiegamento su se stessi e forme di ‘barbonismo’ domestico.

La pandemia causata dal Covid-19 ha duramente colpito gli anziani, i quali hanno vissuto il lockdown tra paura e solitudine. A testimoniarlo è l’avvocato Ciro Intino, direttore della Fondazione Alberto Sordi, istituita dal celebre attore “ormai 28 anni fa” e dedicata alla cura e all’assistenza qualificata delle persone anziane e alla difesa della dignità della persona.

All’Adnkronos Salute, precisa che “L’emergenza ci ha costretti a rimodulare le modalità di assistenza. Siamo stati spinti alla sperimentazione di nuove forme come la teleassistenza, che ci ha permesso di entrare nelle casedei nostri anziani, insieme all’uso dei tablet. Questa esperienza ci ha confermato che il territorio è un avamposto fondamentale per costruire un intervento socio-sanitario efficace. Dobbiamo rilevare poi che anche le nostre città non sono pensate per favorire la partecipazione degli anziani”. Con il lockdown, poi, per i soggetti più fragili tutto è precipitato.

Il Centro semiresidenziale, così come le altre strutture analoghe, è stato chiuso nell’emergenza Covid, “ma abbiamo mantenuto attivo il servizio grazie alla teleassistenza e recandoci a domicilio. In queste occasioni abbiamo potuto rilevare gli effetti dellockdown e della solitudine. E ora che stiamo programmando la riapertura, dovremo capire con quali modalità tornare a coinvolgere queste persone”, afferma Intino.

I centri semi-residenziali dovrebbero riaprire i battenti a fine mese nel Lazio, e occorrerà garantire la sicurezza degli ospiti, che in alcuni casi si sono trovati a sperimentare per la prima volta i dispositivi digitali.

“In questa fase abbiamo dotato un gruppo di anziani di tablet per assicurare la teleassistenza, ma crediamo che continueremo a utilizzare la tecnologia anche in presenza, dal momentoche potrà essere utile per garantire il distanziamento e la sicurezza degli anziani“, conclude il direttore della Fondazione Alberto Sordi.



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