Il Governo spinge sui pagamenti digitali

16 Giugno 2020
Il Governo spinge sui pagamenti digitali

Per il premier Conte l’economia sommersa «è un ostacolo alla modernizzazione». La strategia: incentivi al cashless anziché penalizzazioni per chi non si adegua.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha aperto la terza giornata degli Stati generali dell’economia di fronte ai rappresentanti del mondo del commercio e dell’artigianato ed ha annunciato la svolta verso il digitale, che comprenderà innanzitutto i pagamenti. Vogliamo introdurre «incentivi ai pagamenti digitali senza penalizzare nessuno», ha detto il premier nel corso dell’incontro con le categorie produttive, secondo quanto ci resoconta l’agenzia stampa Adnkronos.

Conte sottolinea che «non abbiamo mai pensato di imporre penalizzazioni a chi non si conforma, come avete visto con il piano Italia cashless che consideriamo una buona pratica per stimolare i pagamenti digitali».

Da qui nasce la spinta verso la digitalizzazione: «Anche da un’Italia più digitale passa la strada per un Paese più equo. Ma non possiamo digitalizzare il Paese se rimarrà consistente l’economia sommersa, se una grande percentuale del Paese rimarrà sottratta alla digitalizzazione. Questo è l’altro vero problema», perchè – ha evidenziato il presidente del Consiglio – l’economia sommersa «non solo sottrae ingenti risorse finanziarie al circuito legale, e ci costringe tutti a subire una più elevata pressione fiscale, ma costituisce anche un serio ostacolo alla modernizzazione del Paese».

Ma la lotta ai contanti, con una riduzione significativa del quantitativo di circolante e la transazione verso il cashless per far emergere il sommerso dovrà essere, nella strategia del premier, «dolce, fair, gentile», dunque senza imposizioni o penalizzazioni per chi non vuole conformarsi spontaneamente all’uso della moneta digitale.

Il legame tra pagamenti digitali e lotta all’uso del denaro contante come manifestazione dell’economia sommersa è stretto, secondo il presidente del Consiglio, quando afferma che «non è solo un problema dei 100, 110, 120 miliardi che sono sottratti al circuito legale. Certo che è un problema, sono somme consistenti. Ma è chiaro che se noi andiamo a modernizzare il Paese per renderlo più avanzato, per farlo correre con la crescita del Pil, per non avere più una sofferenza congenita nella produttività e nel prodotto interno lordo non potremo mai raggiungere questo risultato perché potremo digitalizzare quel che vogliamo ma una grande percentuale dell’economia del Paese rimarrà sottratta alla digitalizzazione».

Da qui, dunque, l’invito gentile ad adeguarsi «a questa buona pratica dei pagamenti digitali». Secondo il premier occorrerà farlo in fretta: «Sta per arrivare questo Recovery Fund. Quindi siamo chiamati ad elaborare, nell’ambito di questo piano di rilancio, un più specifico Recovery plan italiano. Ovviamente nell’ambito di questo, dove c’è tutta l’azione di governo di rilancio. All’interno di questo andremo ad individuare e presenteremo a settembre un piano specifico di Recovery italiano», ha spiegato Conte, e in esso «dovremo selezionare alcuni investimenti specifici che entreranno in questo progetto finanziato dall’Europa. Anche lì c’è la possibilità per evitare aggravi per esempio dei commercianti per quanto riguarda i pagamenti digitali. Cioè abbiamo la possibilità di chiedere investimenti per la strumentazione».

Conte ha rimarcato a più riprese, nel corso del suo intervento, la necessità di agevolare il cashless senza tuttavia inserire delle penali per chi non voglia ed ha concluso rimarcando che «quanto ai pagamenti digitali, piuttosto incentivi che penalizzazioni nel caso in cui non ci si adegui. E’ questa la filosofia del governo. In questo ci piacerebbe, con tutte le difficoltà che dobbiamo scontare, che voi foste pienamente partecipi di questo patto», ha detto rivolgendosi ai rappresentanti dei commercianti presenti agli Stati generali. Leggi anche contanti: cosa si rischia con la nuova soglia dal 1° luglio.



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