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Assegnazione temporanea art 42 bis

17 Giugno 2020
Assegnazione temporanea art 42 bis

Sono molte le norme del nostro ordinamento attraverso le quali viene tutelata la maternità e la paternità e, più in generale, la famiglia.

Sempre più spesso, le persone sono costrette ad allontanarsi dalla propria città di origine per poter svolgere un lavoro coerente con i propri studi e con il proprio percorso di formazione. Questo crea non pochi problemi alle famiglie con figli piccoli che devono subire, proprio nei primi anni di vita del bambino, la difficoltà della lontananza.

Per tutelare la maternità e la paternità e la famiglia molte norme dell’ordinamento prevedono delle particolari forme di tutela a favore dei genitori lavoratori e tra queste troviamo l’assegnazione temporanea art 42 bis. Si tratta di una particolare tipologia di mobilità del personale delle pubbliche amministrazioni pensata proprio per i lavoratori con bambini aventi meno di 3 anni e finalizzata a garantire l’unità familiare nei primi anni di vita del bimbo.

Che cos’è l’assegnazione temporanea art 42 bis?

Nel nostro ordinamento, è presente un corpo normativo finalizzato a tutelare e sostenere la maternità e la paternità [1]. Si tratta di quel corpo normativo all’interno del quale si trovano i principali diritti legati allo status di neo-padre e di neo-madre come, ad esempio, l’astensione obbligatoria dal lavoro durante il periodo di maternità, i congedi parentali, il divieto di licenziamento della lavoratrice madre ecc.

Tra i vari istituti introdotti dall’ordinamento per tutelare la maternità e la paternità troviamo anche l’assegnazione temporanea art 42 bis. In base a tale disposizione, il genitore con figli minori fino a 3 anni di età, dipendente di amministrazioni pubbliche, può essere assegnato a sua richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a 3 anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa.

A differenza della mobilità, che determina il cambiamento definitivo della sede di lavoro del dipendente pubblico, l’assegnazione temporanea art 42 bis determina un mutamento della sede di lavoro solo temporaneo in quanto, alla fine del periodo di assegnazione temporanea, il genitore-lavoratore torna a prestare servizio presso l’amministrazione pubblica di provenienza.

Assegnazione temporanea art 42 bis: i requisiti

Per poter ottenere l’assegnazione temporanea art 42 bis il lavoratore deve innanzitutto essere dipendente delle amministrazioni pubbliche tra cui rientrano:

  • tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative;
  • le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo;
  • le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni;
  • le istituzioni universitarie;
  • gli Istituti autonomi case popolari;
  • le Camere di commercio industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni;
  • tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali;
  • le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale;
  • l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran);
  • le Agenzie pubbliche:
  • il Coni.

In più, oltre ad essere dipendente delle anzidette amministrazioni pubbliche, il lavoratore deve dimostrare che l’altro genitore lavora in una provincia o in una regione diversa da quella in cui si trova la sede di lavoro del lavoratore che effettua la domanda.

La legge non richiede che l’altro genitore abbia una particolare tipologia di rapporto di lavoro limitandosi a richiedere che svolga la propria attività lavorativa in un altro territorio. Tuttavia, secondo alcune sentenze, l’attività lavorativa dell’altro genitore potrebbe determinare l’accoglimento dell’istanza di assegnazione temporanea solo se è un’attività stabile nel tempo.

L’ulteriore requisito per ottenere l’assegnazione temporanea art 42 bis è che il figlio abbia, al momento in cui si presenta la domanda, un’età compresa tra 0 e 3 anni.

Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha chiarito come deve essere correttamente interpretato il limite temporale fissato dalla norma. In particolare, il dubbio sollevato dal ministero all’attenzione del Dipartimento della Funzione Pubblica aveva ad oggetto l’ambito temporale del beneficio, ovvero se l’assegnazione temporanea in esame debba essere, in ogni caso, limitata fino al compimento dei tre anni di età dei minori.

In risposta al quesito, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha chiarito che [3] il limite di età (…figli al di sotto dei tre anni), stabilito dalla disposizione, è il requisito soggettivo che dà diritto al beneficio, determinandone l’arco temporale entro il quale va fatta la richiesta e non il limite entro cui deve necessariamente concludersi l’assegnazione provvisoria. L’espressione utilizzata dal legislatore “per un periodo complessivo non superiore a tre anni” definisce, pertanto, la durata massima (tre anni) dell’agevolazione, senza alcun riferimento all’età dei minori.

Ciò che conta, dunque, è che al momento della richiesta il minore abbia meno di tre anni.

Assegnazione temporanea art 42 bis: quali documenti produrre?

Per poter ottenere l’assegnazione temporanea art 42 bis è necessario produrre della documentazione, a supporto dell’istanza, che attesti il possesso dei predetti requisiti e dunque:

  • stato di famiglia;
  • certificato di nascita del minore;
  • certificato del datore di lavoro dell’altro genitore che dimostra il fatto che quest’ultimo svolge attività lavorativa nella provincia in cui si chiede di essere assegnati.

Tali documenti, come vedremo, devono essere allegati all’istanza di assegnazione temporanea art 42 bis al fine di consentire alle amministrazioni destinatarie della richiesta di verificare il possesso di tutti i requisiti prescritti dalla disposizione legislativa.

Assegnazione temporanea Art 42 bis: gli ulteriori requisiti

Oltre ad essere un dipendente pubblico, ad avere un figlio con meno di 3 anni, e lavorare in un territorio diverso da quello dell’altro genitore, il lavoratore pubblico che vuole ottenere l’assegnazione temporanea deve soddisfare anche ulteriori requisiti.

Innanzitutto, presso l’amministrazione di destinazione, deve esservi un posto vacante disponibile di corrispondente posizione retributiva. Il lavoratore che vuole ottenere una risposta affermativa alla propria richiesta dovrebbe, dunque, cercare di capire preliminarmente se presso l’amministrazione di destinazione vi sono posti vacanti compatibili con il proprio profilo professionale e con il proprio livello retributivo.

La legge, inoltre, subordina l’assegnazione temporanea del dipendente all’assenso delle amministrazioni di provenienza e di destinazione. L’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato che abbia fatto domanda entro 30 giorni dalla domanda.

La legge esige, tuttavia, che l’eventuale dissenso debba essere innanzitutto motivato e in secondo luogo può esserci dissenso solo se ricorrono casi o esigenze eccezionali.

Ciò significa che le amministrazioni non potranno limitarsi semplicemente a negare l’assegnazione temporanea ma dovranno fornire delle motivazioni scritte e specifiche le quali dovranno, peraltro, richiamare casi o esigenze eccezionali e non essere, dunque, riferibili alle normali difficoltà organizzative che l’assegnazione temporanea può comportare.

Ne consegue che una normale scopertura di organico, la difficoltà di reperire del nuovo personale, le problematiche organizzative che derivano dalla mobilità del dipendente, eccetera, non sono motivazioni valide a fondare il dissenso nei confronti dell’assegnazione temporanea art 42 bis. Per quanto concerne l’amministrazione di destinazione, invece, il principale argomento per fondare il dissenso rispetto all’assegnazione temporanea art 42 bis è rappresentato dall’assenza di un posto vacante in pianta organica di pari livello e di pari retribuzione.

Assegnazione temporanea 42 bis: la domanda

Per richiedere l’assegnazione temporanea art 42 bis il lavoratore pubblico deve presentare un’apposita istanza al proprio datore di lavoro nonché all’amministrazione pubblica presso cui vuole essere assegnato.

Quando l’assegnazione riguarda due sedi periferiche dello stesso ente (si pensi al caso di due uffici locali del ministero dell’Economia, oppure dell’assegnazione temporanea richiesta dalle insegnanti che sono, comunque, tutte dipendenti del ministero dell’Istruzione) la domanda è unica. Invece, quando le amministrazioni di provenienza e di destinazione sono due soggetti giuridici diversi occorre presentare due istanze, di cui una alla propria amministrazione datore di lavoro e una all’amministrazione di destinazione.

Nella domanda, il lavoratore deve dar conto del possesso dei requisiti che legittimano la richiesta di assegnazione temporanea allegando la documentazione che abbiamo già indicato. Le amministrazioni di destinazione e di provenienza dovranno rispondere per iscritto al lavoratore istante entro 30 giorni dalla domanda accogliendo o negando l’assegnazione temporanea. Il dissenso di una sola delle due amministrazioni determina l’impossibilità di procedere con l’assegnazione temporanea.

Spesso, di fronte ad un diniego, il lavoratore richiedente introduce una causa di fronte al giudice del lavoro volta a verificare la sussistenza dei presupposti per l’accoglimento dell’istanza di assegnazione temporanea e l’illegittimità del diniego opposto dalle amministrazioni.

Data l’esigenza di tutelare beni particolarmente importanti, di rilievo costituzionale, come la tutela della famiglia e dei minori, spesso lo strumento utilizzato per impugnare il dissenso è il ricorso in via d’urgenza ex art. 700 c.p.c.

In questo caso, il lavoratore dovrà dimostrare, oltre alla fondatezza giuridica della propria domanda e al possesso dei requisiti previsti dalla norma, anche il cosiddetto periculum in mora, vale a dire il grave ed irreparabile pregiudizio che il lavoratore rischia di subire in caso di mancata tutela della propria posizione giuridica.


note

[1] D. Lgs. n. 151/2001.

[2] Art. 42 bis, D. Lgs. n. 151/2001.

[3] Dipartimento Funzione Pubblica, Parere n. 192/2004.


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