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Tutorial Naspi invio domanda

17 Giugno 2020
Tutorial Naspi invio domanda

La disoccupazione è una forma di tutela economica per chi perde il lavoro contro la sua volontà.

Hai perso il lavoro? Sei stato licenziato? Ti sei dimesso per giusta causa? In questi e in altri casi, a fronte della perdita involontaria del lavoro, puoi avere diritto ad un’indennità economica mensile detta naspi. Si tratta di un assegno mensile che viene erogato al lavoratore disoccupato direttamente dall’Inps con la funzione di tutelare il reddito del lavoratore quando perde il lavoro.

In questo articolo, proponiamo un tutorial naspi invio domanda. Inoltre, analizzeremo i presupposti che devono essere rispettati per poter avere diritto a questo strumento di protezione sociale.

Che cos’è la Naspi?

La nostra Costituzione prevede che, quando si verifica un evento che rende impossibile per il lavoratore lo svolgimento di una attività di lavoro, lo Stato intervenga a tutela del reddito del lavoratore [1]. È da questa disposizione costituzionale che derivano tutta una serie di prestazioni sociali pubbliche erogate ai lavoratori nei momenti di difficoltà che possono intervenire nel corso della vita.

Si tratta di prestazioni come ad esempio:

  • l’indennità di malattia Inps;
  • l’indennità di gravidanza;
  • l’indennità di infortunio;
  • l’indennità di inabilità al lavoro.

Oltre a questi strumenti, lo Stato tutela anche quei lavoratori che perdono il lavoro contro la loro volontà.

La tutela economica prevista in caso di disoccupazione involontaria ha assunto, nel corso del tempo, diverse forme. A partire dal 2015 [2], tale strumento di tutela sociale si chiama nuova assicurazione sociale per l’impiego, meglio nota con l’acronimo Naspi.

Naspi: a chi spetta?

La Naspi è una forma di tutela sociale che spetta solo ai lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato ivi inclusi:

  1. i lavoratori assunti con contratto di apprendistato;
  2. i soci lavoratori di cooperative;
  3. il personale artistico dello spettacolo;
  4. i lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni con contratto di lavoro a tempo determinato.

Al contrario, la Naspi non spetta:

  1. ai lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  2. ai lavoratori stagionali extracomunitari con permesso di lavoro stagionale;
  3. ai lavoratori già in possesso dei requisiti per la pensione;
  4. alle partite Iva;
  5. ai collaboratori coordinati e continuativi.

In generale, infatti, la Naspi è uno strumento di protezione che spetta solo ai lavoratori subordinati e non anche ai lavoratori autonomi.

Naspi: in cosa consiste?

La Naspi consiste in un assegno mensile che viene erogato direttamente dall’Inps al lavoratore in caso di perdita involontaria dell’occupazione.

L’entità dell’assegno Naspi dipende, essenzialmente, dalla retribuzione media del lavoratore negli ultimi quattro anni precedenti alla cessazione del rapporto di lavoro. Se, infatti, la retribuzione media degli ultimi 4 anni è inferiore o pari ad un parametro di riferimento stabilito dalla legge e rivalutato annualmente dall’Inps, allora l’assegno mensile Naspi sarà uguale al 75% della retribuzione media degli ultimi 4 anni.

Viceversa, se la retribuzione media è superiore a questo parametro di legge, la naspi si calcola sommando al 75% del parametro di legge il 25% della retribuzione media imponibile degli ultimi 4 anni.

In ogni caso l’assegno mensile naspi non può superare un valore massimo, il cosiddetto massimale naspi, che viene fissato dalla legge e rivalutato annualmente dall’Inps per adeguarlo agli scostamenti dell’inflazione registrati dall’Istat.

L’importo massimo mensile di detta indennità, non può in ogni caso superare, per il 2020, euro 1.335,40.

Inoltre, l’assegno Naspi è soggetto ad una progressiva riduzione nel corso del tempo. Infatti, a partire dal primo giorno del quarto mese di fruizione dell’indennità di disoccupazione, l’assegno Naspi si riduce del 3% ogni mese.

Naspi: la disoccupazione involontaria

Il principale requisito per accedere alla Naspi è la perdita involontaria del lavoro. Per essere involontaria, la perdita del lavoro deve essere determinata da un evento estraneo alla volontà del lavoratore. Ne consegue che la naspi spetta sempre in caso di licenziamento, anche per giusta causa. Viceversa, in linea generale, la naspi non spetta né in caso di dimissioni volontarie né in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

In questi due ultime ipotesi, infatti, è il lavoratore a determinare la cessazione del rapporto con un proprio atto volontario.

Ci sono, tuttavia, nei casi in cui nonostante la cessazione del rapporto di lavoro sia determinata dalle dimissioni o dalla risoluzione consensuale del rapporot di lavoro, la naspi spetta comunque.

Queste ipotesi sono le seguenti:

  • dimissioni per giusta causa: in questo caso il lavoratore si decide a dimettersi perchè il datore di lavoro pone in essere un gravissimo inadempimento rispetto ai propri obblighi, così grave da non consentire al lavoratore la prosecuzione, nemmeno momentanea, del rapporto di lavoro. Sulla base di quanto finora indicato dalla giurisprudenza, si considerano “per giusta causa” le dimissioni determinate:
    • dal mancato pagamento della retribuzione;
    • dall’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
    • dalle modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;
    • dal cosiddetto mobbing, ossia, crollo dell’equilibrio psico-fisico del lavoratore a causa di comportamenti vessatori da parte dei superiori gerarchici o dei colleghi;
    • dalle notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda;
    • dallo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” previste dalla legge;
    • dal comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente;
  • dimissioni nel periodo protetto di maternità, ossia a partire da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del bambino;
  • risoluzione consensuale del rapporto determinata dal rifiuto del lavoratore ad essere trasferito in una sede di lavoro diversa da quella prevista nel contratto ed ubicata ad oltre 50 chilometri di distanza dalla propria residenza e/o in una località raggiungibile con i mezzi pubblici con un tempo di percorrenza medio di 80 minuti o più;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sottoscritta di fronte all’Ispettorato del Lavoro nell’ambito della procedura di conciliazione prevista in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Naspi gli ulteriori requisiti

Oltre ad aver perso il lavoro contro la sua volontà, il lavoratore, per poter accedere alla Naspi, deve aver maturato due altri requisiti:

  • requisito contributivo: il lavoratore deve poter contare, alla data di cessazione del rapporto di lavoro, di un numero di settimane di contribuzione Inps contro la disoccupazione volontaria, nei 4 anni che precedono la cessazione del rapporto, pari almeno a 13 settimane;
  • requisito lavorativo: il lavoratore, per poter accedere alla naspi, deve aver accumulato, nei 12 mesi che precedono l’inizio dello stato di disoccupazione, almeno 30 giornate di effettivo lavoro. Una giornata di effettivo lavoro si ha quando il lavoratore si reca al lavoro indipendentemente dal numero di ore della giornata lavorativa. Se nei 12 mesi che precedono la cessazione del rapporto di lavoro si sono verificati dei periodi di astensione dal lavoro del dipendente per cause come malattia, infortunio o gravidanza, tali assenze determinano un proporzionale allungamento del periodo di osservazione del requisito lavorativo. In questo modo, le assenze per motivi legittimi non vanno ad inficiare la maturazione del requisito lavorativo.

L’ulteriore condizione che deve verificarsi per poter accedere alla naspi è la disponibilità del lavoratore all’impiego. Infatti, prima di accedere alla naspi, il lavoratore deve sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did) indirizzata al centro per l’impiego e mettersi a disposizione per partecipare alle iniziative di formazione e di riqualificazione professionale che gli verranno proposte dai servizi per l’impiego.

In questo patto di servizio, il lavoratore si impegna a:

  • partecipare a corsi di preparazione professionale;
  • mantenere il rapporto con il centro per l’impiego;
  • accettare eventuali offerte di lavoro congrue che dovessero essergli proposte dal centro per l’impiego.

Inoltre, la Naspi spetta al lavoratore solo se la relativa domanda viene presentata tempestivamente. In particolare, la legge prevede che la Naspi deve essere richiesta entro 68 giorni che decorrono:

  • dalla data di cessazione del rapporto di lavoro;
  • dalla cessazione del periodo di maternità indennizzato;
  • dalla cessazione del periodo di malattia indennizzato;
  • dalla cessazione del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate;
  • dal trentottesimo giorno dopo la data di cessazione, in caso di licenziamento per giusta causa.

Se il lavoratore presenta la domanda di naspi oltre i predetti termini decade dal relativo beneficio.

Tutorial Naspi invio domanda

Ma come si presenta la domanda di Naspi all’Inps? Innanzitutto, occorre chiarire che il lavoratore può decidere di presentare la domanda in modo autonomo, accedendo direttamente al portale Inps, oppure farsi assistere da un patronato. Qualora decida di presentare la domanda direttamente, il lavoratore deve innanzitutto accedere al sito ufficiale dell’Inps.

I passaggi da seguire sono i seguenti:

  1. effettuare il login nell’area servizi on-line del sito istituzionale Inps;
  2. selezionare invio domande di prestazioni a sostegno del reddito e fare clic sulla voce naspi che apparirà nella barra di sinistra;
  3. cliccare indennità Naspi e poi invio domanda;
  4. verificare i propri dati anagrafici, la tipologia di cessazione del rapporto di lavoro e controllare tutti i dati;
  5. inviare la domanda di accesso alla naspi tramite la quale verrà richiesta l’erogazione dell’indennità.

note

[1] Art. 38 Cost.

[2] Art. 1 D.Lgs. n. 22 del 4.03.2015.


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