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Evasione fiscale: cosa si rischia

18 Giugno 2020
Evasione fiscale: cosa si rischia

Reddito dichiarato e irregolarità nella dichiarazione dei redditi; la pretesa tributaria e le motivazioni; i termini di prescrizione e decadenza dell’accertamento.

Quando leggi i giornali o ascolti i commenti di natura economica alla radio o nel corso dei servizi televisivi o, semplicemente, parli con parenti, amici e conoscenti, puntualmente si presenta il problema dell’evasione fiscale ma nessuno ti ha mai spiegato esattamente che cosa essa sia e quali siano le reali conseguenze cui va incontro l’evasore. Ti può sembrare un concetto astratto, lontano dai problemi quotidiani e che pensi riguardi solo e sempre gli altri. Non è così, nel senso che, nella tua buona fede, potresti essere anche inconsapevolmente coinvolto in fatti di evasione fiscale. Cosa si rischia?

Al fine di evitare che tu possa incappare in spiacevoli conseguenze sia di natura economica che, in casi estremi, giudiziaria ritengo che possa essere utile chiarire alcuni concetti base che ti consentano di adottare comportamenti utili a prevenire possibili contrasti con l’Amministrazione Finanziaria/Giudiziaria oppure a difenderti da essa nelle sedi competenti.

L’evasione fiscale

In linea di principio, l’evasione fiscale consiste nel mancato adempimento e nell’inosservanza degli obblighi tributari imposti delle specifiche norme.

Le situazioni di evasione possono essere molto diverse tra loro in quanto vanno dalla mancata emissione dello scontrino/ricevuta fiscale o della fattura, fino a complessi meccanismi basati sull’utilizzo di documentazione falsa o altri sistemi di frode che rendono difficoltosa la ricostruzione dei fatti da parte degli organi di controllo.

Ti segnalo, di seguito, altre situazioni che, non esaustive dei fenomeni, realizzano il concetto di evasione fiscale:

  • i canoni di locazione non dichiarati di un immobile di proprietà;
  • l’esercizio di un’attività imprenditoriale/commerciale/artigianale/professionale senza aver aperto la partita Iva;
  • la sottofatturazione dei corrispettivi;
  • il lavoro irregolare;
  • i costi non documentati o non inerenti;
  • l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti;
  • l’intestazione fittizia di beni di tua proprietà a società di comodo;
  • la mancata dichiarazione di compensi percepiti.

Evasione fiscale: le conseguenze

Quando presenti all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione dei redditi, ti rendi protagonista unico della tua esistenza fiscale e tributaria in quanto autodetermini i redditi che hai percepito nel corso dell’anno considerato e di conseguenza calcoli le imposte dovute.

A questo punto, entra in gioco l’Agenzia delle Entrate la quale, mediante il meccanismo dell’accertamento tributario [1] interviene a verificare, sia sotto il profilo formale che sostanziale, la correttezza della tua dichiarazione con lo scopo di evitare il fenomeno dell’evasione fiscale.

Cosa si intende per accertamento? Secondo il vocabolario Treccani esso è “Atto, operazione, o complesso di atti o di operazioni con cui si tende ad accertare, cioè a verificare o determinare l’esistenza, la natura, la qualità o la condizione di persone o cose, e, in diritto, l’esistenza di fatti o di rapporti giuridici”.

In sostanza, l’organo di controllo esegue un riscontro tra quanto tu hai dichiarato e la sua legittimità sotto l’aspetto normativo: se hai dichiarato quanto dovuto e se hai dedotto quanto spettante. È un’attività istruttoria [2] dalla quale può derivare l’emissione di un avviso di accertamento per mezzo del quale l’organo di controllo ti notifica formalmente la pretesa tributaria [3].

A partire dal 1° ottobre 2011 gli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate sono diventati esecutivi [4].

L’accertamento tributario

È un provvedimento amministrativo ragion per cui deve essere opportunamente motivato. Vanno, quindi, illustrate le ragioni della pretesa tributaria, i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato l’organo accertatore ad avanzare la richiesta di pagamento contenuta nell’atto [5].

La legge prevede diversi tipi di accertamento che possiamo sintetizzare come segue:

  • tributario formale che si distingue in:
    • liquidazione delle imposte che è una procedura automatizzata la quale prevede il controllo di tutte le dichiarazioni presentate e che avviene entro l’inizio del periodo di presentazione relativo alla dichiarazione dell’anno successivo a quello oggetto del controllo [6];
    • controllo formale che è una procedura selettiva la quale avviene nei confronti di specifici contribuenti e si realizza attraverso la richiesta agli stessi di documenti [7];
  • analitico nei confronti di persone fisiche, cioè senza partita Iva, con cui l’Amministrazione Finanziaria si limita a verificare se i conteggi fatti quando è stata compilata la dichiarazione dei redditi sono corretti e se sono stati effettuati i versamenti dovuti [8];
  • sintetico nei confronti di persone fisiche, cioè senza partita Iva, ditte individuali e professionisti e si basa sulla considerazione che il reddito dichiarato non è adeguato al tenore di vita del soggetto e della sua famiglia [9];
  • analitico-contabile nei confronti di quelle imprese rispetto alle quali l’Agenzia delle Entrate riscontra delle incongruenze tra le scritture contabili e la dichiarazione dei redditi [10];
  • analitico-induttivo nei confronti di quelle imprese rispetto alle quali l’Agenzia delle Entrate, in conseguenza di un’ispezione contabile, ha rilevato inesattezze e falsità [11];
  • induttivo-extracontabile nei confronti di quelle imprese rispetto alle quali, nel corso di controlli fiscali, l’Agenzia delle Entrate ha riscontrato delle gravissime omissioni tassativamente previste dalla legge [12].

Ma per quanto tempo dovrai restare in attesa dell’avviso di accertamento ovvero qual è il limite temporale entro il quale l’Agenzia delle Entrate è legittimato ad eseguire i controlli di sua spettanza ed eventualmente far valere la propria pretesa tributaria? E qual è la differenza tra decadenza e prescrizione? Andiamo per ordine.

Accertamento: si prescrive o decade?

Leggendo le varie norme puoi fare confusione tra il concetto di decadenza e quello di prescrizione che sembrano molto simili. In effetti, entrambi sono istituti che impongono al titolare di un diritto di esercitarlo entro un certo termine se non vuole perderlo.

La differenza è stabilita dalla legge [13] la quale prevede che, mentre la prescrizione [14] può essere interrotta o sospesa, la decadenza non può mai essere interrotta e può essere sospesa solo nei casi espressamente indicati dalla legge.

In tema di prescrizione:

  • l’interruzione del termine, di fatto la resetta per cui essa ricomincia a decorrere.Per semplificare: poniamo l’ipotesi in cui il termine si prescriva in 3 anni a partire dal 31.12.2010, in questo caso la sua naturale scadenza sarà il 31.12.2013. Se il termine viene interrotto, poniamo, al 31.12.2012, a partire da questa data si ricomincerà a contare altri 3 anni per cui il nuovo termine di prescrizione scivolerà al 31.12.2015. Da quanto sopra deriva che quando un termine è di prescrizione, esso può essere prolungato infinitamente attraverso una successione di atti di interruzione;
  • la sospensione del termine di fatto non la resetta per cui il termine non ricomincia a decorrere dall’inizio, ma semplicemente i giorni in cui è sospesa non sono calcolati. E’ come se fossero cancellati dal calendario, come se non esistessero. Per esempio: se un termine di prescrizione di 1 anno inizia a decorrere il 1° gennaio 2020 ed è sospeso dal 1° agosto 2020 al 20 agosto 2020, allora esso scadrà il 21 gennaio 2020; quei venti giorni di sospensione è come se non esistessero per cui non si contano. Le cause di sospensione della prescrizione sono individuate dalla legge.

Il termine di decadenza si applica una sola volta trascorso il quale esso non può più essere rinnovato e può essere sospeso solo in alcuni casi espressamente  previsti dalla legge.

Termini di decadenza e di prescrizione

Il termine ordinario di accertamento fiscale, cioè il tempo a disposizione dell’Agenzia delle Entrate per verificare le tue dichiarazioni dei redditi, a partire dal 1° gennaio 2016 è previsto dalla legge in cinque anni a cominciare dall’anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione stessa [15].

Il termine è prolungato di ulteriori due anni nel caso di dichiarazione omessa o nulla. Diversamente, fino al 31.12.2015 i termini erano, rispettivamente, di quattro anni e di un anno [16].

Trascorso il termine di cinque o sette anni, la pretesa tributaria dell’erario decade: l’Agenzia delle Entrate non è più legittimata ad inviarti l’avviso di accertamento anche se ha effettuato i propri controlli prima delle scadenze previste dalla legge.

Nella seguente tabella sono indicati i termini di decadenza per gli accertamenti fiscali:

  • anno di imposta: 2015  –  anno di presentazione: 2016 – termine ordinario: 31.12.2020 – dichiarazione omessa: 31.12.2021
  • anno di imposta: 2016 –  anno di presentazione: 2017 – termine ordinario: 31.12.2022 – dichiarazione omessa: 31.12.2024
  • anno di imposta: 2017 –  anno di presentazione: 2018 – termine ordinario: 31.12.2023 – dichiarazione omessa: 31.12.2025
  • anno di imposta: 2018 –  anno di presentazione: 2019 – termine ordinario: 31.12.2024 – dichiarazione omessa: 31.12.2026
  • anno di imposta: 2019 –  anno di presentazione: 2020 – termine ordinario: 31.12.2025 – dichiarazione omessa: 31.12.2027
  • anno di imposta: 2020 –  anno di presentazione: 2021 – termine ordinario: 31.12.2026 – dichiarazione omessa: 31.12.2028

Vi sono norme che prevedono termini di decadenza diversi da quelli ordinari per specifiche situazioni.

Nel caso in cui tu detenga disponibilità in Stati a regime fiscale privilegiato, i cosiddetti paradisi fiscali [17] ed ometti di esporli nella tua dichiarazione, ai fini fiscali esse si presumono costituite, salvo prova contraria, mediante la produzione di redditi che sono stati sottratti a tassazione, quindi in nero, in Italia. Per l’accertamento di tali violazioni l’Agenzia delle Entrate può procedere entro il 31 dicembre del decimo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione ovvero entro il 31 dicembre del quattordicesimo anno nel caso in cui tu non l’abbia presentata.

Nella seguente tabella sono indicati i termini di decadenza per gli accertamenti fiscali:

  • anno di imposta: 2015  –  anno di presentazione: 2016 – termine ordinario: 31.12.2026 – dichiarazione omessa: 31.12.2030
  • anno di imposta: 2016 –  anno di presentazione: 2017 – termine ordinario: 31.12.2027 – dichiarazione omessa: 31.12.2031
  • anno di imposta: 2017 –  anno di presentazione: 2018 – termine ordinario: 31.12.2028 – dichiarazione omessa: 31.12.2032
  • anno di imposta: 2018 –  anno di presentazione: 2019 – termine ordinario: 31.12.2029 – dichiarazione omessa: 31.12.2033
  • anno di imposta: 2019 –  anno di presentazione: 2020 – termine ordinario: 31.12.2030 – dichiarazione omessa: 31.12.2034
  • anno di imposta: 2020 –  anno di presentazione: 2021 – termine ordinario: 31.12.2031 – dichiarazione omessa: 31.12.2035

Con l’introduzione, dal 2019, della fatturazione elettronica [1], se sei in grado di garantire la tracciabilità dei pagamenti ricevuti ed effettuati di importo superiore a 500 euro puoi beneficiare della riduzione di due anni dei termini di accertamento limitatamente ai redditi d’impresa e di lavoro autonomo.

Nella seguente tabella sono indicati i termini di decadenza per gli accertamenti fiscali:

  • anno di imposta: 2019 – anno di presentazione: 2020 – termine ordinario: 31.12.2023
  • anno di imposta: 2020 – anno di presentazione: 2021 – termine ordinario: 31.12.2024

Il medesimo beneficio puoi fruirlo se sei un commerciante al minuto [19] ed hai optato per la trasmissione diretta dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate.

Considerato che la prescrizione è il tempo utile entro il quale fare valere un diritto, il Codice civile [20] prevede che essa operi per 10 anni dal sorgere del diritto stesso.

Ciò significa che se hai ricevuto un avviso di accertamento entro i termini di decadenza, l’Amministrazione Finanziaria ha tempo 10 anni per riscuotere il suo credito.

Facciamo un esempio.

Il 31 gennaio 2020 hai ricevuto un avviso di accertamento relativo ad irregolarità che sono state riscontare nella tua dichiarazione dei redditi del 2016 con il quale ti viene imposto di pagare una certa cifra; a partire da questa data e per i prossimi 10 anni, quindi fino all’anno 2030, il Fisco è legittimato a chiederti il pagamento di quanto indicato nell’avviso.

Recentemente, la Corte di Cassazione, con due diversi provvedimenti ha inteso ridurre a 5 anni la prescrizione delle cartelle Inps [21] e dell’Agenzia delle Entrate [22] in tema di pagamento dei crediti contributivi.


note

[1] D.P.R. 600/ 1973, art. 36 bis e seg.

[2] Composta da una serie di attività di controllo cui consegue una decisione finale.

[3] Richiesta di corrispondere una determinata somma di denaro all’Erario.

[4] L. n. 111 del 15 luglio 2011.

[5] L. n. 212/2000, art. 7.

[6] D.P.R. n. 600*/1973, art. 36 bis.

[7] D.P.R n. 600/1973, art. 36 ter.

[8] D.P.R. 600/1973, art. 38, comma 1 e 2 ed art. 39, comma 1.

[9] D.P.R. n. 600/1973, art. 38, commi da 3 a 5.

[10] D.P.R .n. 600/1973, art. 39, comma 1.

[11] D.P.R. n. 600/1973, art. 39, comma 1.

[12] D.P.R. n. 600/1973, art, 39, comma 2.

[13] Codice Civile, art. 2964.

[14] Codice Civile, art. 2934.

[15] D.P.R. n. 600/1973, art. 43.

[16] D. Lgs. N. 241/1997.

[17] D.L. n. 78/2009, art. 12 comma 2

[18] D.Lgs. n. 127/2015.

[19] D.P.R. 633/1972, art. 22.

[20] Art.  2946.

[21] Cass. civ. sez. VI, ordinanza 16.01.2020, n. 840.

[22] Cass. civ.sez. VI, ordinanza 9.12.2019, n. 32077.


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