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Turismo trascurato: nuove proposte per il rilancio

17 Giugno 2020
Turismo trascurato: nuove proposte per il rilancio

Insufficienti e inadeguate le misure varate dal Governo, secondo la Confapi Calabria, che lancia l’allarme e propone iniziative e interventi per rilanciare il settore.

Vale il 13% del Pil, il prodotto interno lordo che misura la ricchezza prodotta dal Paese: il turismo è uno dei settori strategici dell’economia italiana, ma è tra quelli che trarranno i minori benefici dal Decreto Rilancio, che in questi giorni è in approvazione alla Camera in vista della sua conversione in legge.

Increduli ed arrabbiati gli operatori turistici, che già prima della presentazione del Decreto avevano lanciato l’allarme: 200 gestori indipendenti di hotel e villaggi di tutta Italia e più di 20 società che gestiscono dalle sei alle 15 strutture ricettive si erano rivolte al Governo, lanciando iniziative e proposte. Ma né nel testo del decreto varato dal Consiglio dei ministri, né nell’attuale dibattito parlamentare le loro istanze stanno trovando ascolto e risposte adeguate.

«Inaccettabili e insufficienti»: così oggi la Confapi Calabria definisce le soluzioni adottate dal Governo sulle locazioni e sugli affitti d’azienda. Gli interventi previsti, oltretutto varati già a ridosso della stagione estiva, non consentono infatti, in molti casi, di affrontare i costi legati alle imminenti aperture stagionali e neanche di arginare l’impatto negativo del Covid-19 sul futuro delle aziende.

Il Decreto Rilancio nella versione attuale concede solo un credito di imposta del 60% sui canoni di locazione di aprile, maggio e giugno, condizionato alla riduzione del fatturato di almeno il 50% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Ma questo beneficio si dimezza nel caso in cui l’affitto non riguardi solo l’immobile, ma l’intero complesso aziendale come spesso accade nel settore. Così questo credito di imposta potrebbe non risolvere nulla in un momento di particolare difficoltà, con le attività quasi interamente ferme, il personale ordinario già in cassa integrazione, il personale stagionale che quest’anno, in gran parte, non sarà assunto e gli incassi ridotti pressoché a zero, con la conseguenza quindi di non avere imposte da compensare con il credito.

La preoccupazione dei gestori è che molti proprietari delle strutture, forzino la mano sulla mancata puntualità dei canoni per chiedere la risoluzione dei contratti. A denunciare questi rischi oggi è la Confapi Calabria, che in una nota sottolinea l’allarme già lanciato dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e dal Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri: le mafie potrebbero essere le organizzazioni che, data la rilevante liquidità di cui dispongono, «hanno la maggiore probabilità di beneficiare dalla crisi dovuta al Covid-19, andando a rilevare, anche a prezzi bassi, strutture che in questo momento non consentono ai proprietari un adeguato flusso di liquidità. Alle mafie potrebbero aggiungersi grandi gruppi finanziari non italiani – e anche non europei – capaci di rilevare le strutture e le aziende in crisi».

Ad aggravare le cose c’è il fatto che nel Decreto Rilancio, non c’è nessun aiuto alle aziende che operano nella gestione alberghiera stagionale, nonostante siano più di 14mila in Italia e, tra queste, migliaia di società di gestione a conduzione familiare con 5/10 dipendenti. Questo particolare comparto occupava fino allo scorso anno oltre 200mila lavoratori stagionali. Nel Sud Italia la maggioranza dei villaggi turistici hanno un contratto di affitto d’azienda con dei canoni molto alti. «Siamo già a metà giugno e quasi tutti i gestori non hanno ricevuto nessun anticipo sui contratti dai tour operator stranieri e italiani e poche prenotazioni confermate da parte delle famiglie italiane», segnala la Confapi.

Per evitare una marea di contenziosi che riempiranno le aule dei tribunali – perché gli affittuari non potranno certo pagare i canoni che erano stati concordati in una situazione di normalità – e la chiusura di moltissime imprese turistiche, secondo la Confapi «sarebbe necessario estendere il livello di aiuti almeno al 60% sul canone annuo del contratto di locazione o fitto di ramo d’azienda, erogandolo direttamente al proprietario, a riduzione di quanto dovuto dai gestori che non hanno la liquidità per pagare le rate concordate. Ciò anche per i casi di fitto d’azienda, almeno quando stagionali, in quanto è quasi scontato che per gli affitti di alberghi ad uso stagionale il contratto quasi esclusivamente utilizzato è questo».

Per gli operatori stagionali è inoltre praticamente inutilizzabile il contributo a fondo perduto sulla riduzione del fatturato: ad oggi è limitato alla sola riduzione del fatturato del mese di aprile rispetto allo stesso mese dell’anno precedente mentre Confapi propone di estenderlo «almeno fino al mese di ottobre», intervenendo anche sul limite massimo di fatturato, ora stabilito in 5 milioni di euro, che per la Confederazione «è inadatto, per l’alta incidenza di costi esterni sul prezzo del servizio (in particolare affitto e personale, anche stagionale) e andrebbe quantomeno raddoppiato».

Confapi giudica invece «interessanti» alcune proposte contenute nel “Piano Colao”, che, oltre a varie ipotesi di rilancio del settore, propone di prevedere per legge una ripartizione del rischio tra locatore e conduttore nella forma di presunzione, o in alternativa incentivazione (tramite riduzione di Imu e Tari) della rinegoziazione dei canoni commerciali. «Senza questi o senza altri interventi simili, una grande quota delle aziende di gestione alberghiera italiane rischia di scomparire», avverte il Coordinatore di Confapi Calabria, Franco Falcone.



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