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Revisione patente auto: scatta per incidente stradale?

17 Giugno 2020
Revisione patente auto: scatta per incidente stradale?

Sinistro stradale con feriti: la semplice multa non basta per la visita medica. 

Chi fa un incidente stradale rischia – ma non sempre – di ricevere un ordine di revisione della patente da parte della Motorizzazione. E ciò a prescindere dalla sua responsabilità nel sinistro e dall’accertamento di eventuali problematiche di carattere fisico o psichico. Ciò che rileva è che l’entità o la dinamica della scontro possano far nutrire dubbi in merito alla persistenza, in capo al conducente, dei requisiti psicofisici prescritti dalla legge o dell’idoneità tecnica. Si pensi a una persona che, pur accorgendosi di un automobilista proveniente contromano, non abbia i riflessi pronti per frenare in tempo ed evitare lo scontro.

Si tratta quindi di un provvedimento che non ha carattere sanzionatorio e che ben potrebbe aggiungersi alla multa nel caso di violazione del Codice della strada.

Più volte è stato chiesto ai giudici se la revisione patente auto scatta per incidente stradale. In verità, il provvedimento non è automatico ma rimesso alla discrezionalità della pubblica amministrazione. 

Qui di seguito daremo conto delle principali sentenze che hanno affrontato la questione. Ma procediamo con ordine.

Revisione patente dopo incidente: cosa dice la legge?

La possibilità di disporre la revisione patente auto per incidente stradale è prevista dall’articolo 128 del Codice della strada che così dispone: «Gli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri, nonché il prefetto (…) possono disporre che siano sottoposti a visita medica presso la commissione medica locale (…) o ad esame di idoneità i titolari di patente di guida qualora sorgano dubbi sulla persistenza nei medesimi dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica. L’esito della visita medica o dell’esame di idoneità sono comunicati ai competenti uffici del Dipartimento per i trasporti terrestri per gli eventuali provvedimenti di sospensione o revoca della patente».

La formulazione lascia spazio a una valutazione discrezionale da parte dell’autorità amministrativa che dovrà considerare quindi, caso per caso, le circostanze concrete. Il suo provvedimento comunque dovrà essere sempre motivato: dovrà cioè spiegare le ragioni della sussistenza dei suddetti dubbi. Diversamente, l’obbligo di revisione è da considerarsi illegittimo. 

Il ricorso contro il provvedimento di revisione della patente andrà proposto innanzi al Tar (ossia il tribunale amministrativo regionale), trattandosi dell’impugnazione di un atto amministrativo. Non è, quindi, competente – come per le normali multe stradali – il giudice di pace.

La revisione della patente è, invece, sempre obbligatoria nei seguenti casi:

  • quando il conducente sia stato coinvolto in un incidente stradale se ha determinato lesioni gravi alle persone e a suo carico sia stata contestata la violazione di una norma del Codice della strada da cui consegue la sospensione della patente di guida (si pensi alla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti);
  • quando il conducente minorenne commetta una violazione del Codice della strada da cui consegue la sospensione della patente di guida.

Quando la revisione della patente dopo un incidente? 

A parte le ultime due ipotesi appena viste, in tutti gli altri casi il provvedimento di revisione della patente richiede una valutazione discrezionale da parte della pubblica amministrazione.

Affinché il procedimento di revisione della patente sia legittimo, occorre però che il sinistro stradale faccia emergere un dubbio ragionevole sull’idoneità del patentato, avuto riguardo alla dinamica dell’incidente e alla condotta tenuta dall’automobilista [1].

Come chiarito più volte dalla giurisprudenza, affinché possa essere avviato il procedimento di revisione della patente non basta il solo incidente stradale provocato dall’automobilista, ma occorre che la condotta sia espressione, in base ad elementi sintomatici oggettivi, della possibile perdita dei requisiti prescritti per il rilascio della patente di guida. Questa valutazione va motivata in modo puntuale dalla Motorizzazione o dal prefetto. Leggi sul punto Revisione patente di guida in caso di incidente stradale.

Insomma, la revisione della patente non è automatica ma scatta quando serve. Non basta un verbale dei carabinieri dopo un sinistro per riportare l’autista sui banchi di scuola guida. La revisione della patente è, infatti, un provvedimento discrezionale che obbliga la Motorizzazione ad una specifica e puntuale motivazione da verificare volta per volta [2].  

Il presupposto che legittima l’adozione di questo atto, ai sensi dell’art. 128 Codice stradale, deve essere individuato nell’insorgenza di dubbi sulla persistenza in capo al titolare dei requisiti tecnici o fisici necessari per guidare. Non basta un semplice incidente o una multa stradale. Serve documentare una condotta di guida anomala che faccia insorgere dubbi sull’idoneità del conducente, prosegue la sentenza. Si tratta quindi di un potere di natura discrezionale che obbliga l’amministrazione ad una puntuale motivazione. 

Di recente, il Tar Veneto [3] ha detto che se l’automobilista si accorda con l’antagonista responsabile dell’incidente identificandosi e allontanandosi solo dopo aver chiamato i soccorsi non scatta la revisione della patente. Nel caso sottoposto all’esame dei giudici non sono emersi dubbi sulla permanenza dei requisiti di idoneità del conducente proprio perché questi, a seguito di un incidente, si è fermato e si è identificato accordandosi anche per la necessaria richiesta di soccorso.

Sul punto, inoltre, la giurisprudenza ha affermato che, una sola infrazione alle norme del Codice della strada non può costituire di per sé il presupposto della revisione della patente, essendo necessaria una motivazione seria [4].

L’incidente grave porta sempre alla revisione della patente?

Non sempre l’incidente serio comporta l’obbligo della revisione della patente. Infatti, oltre alle lesioni gravi riportate dall’altro conducente, è necessario che il conducente responsabile del sinistro abbia subito la sanzione della sospensione della patente di guida. Lo ha chiarito il Tar Emilia Romagna [5] in una recente sentenza. Nel caso di specie, un motociclista aveva avuto lesioni con prognosi di 40 giorni. Ma al conducente del veicolo non era stata applicata la sospensione della patente di guida perché gli era stata contestata una violazione che prevede la sospensione solo in caso di recidiva nel biennio.

Inoltre, prosegue la sentenza, il Codice stradale non prevede un automatismo tra sinistro e revisione della patente. Occorre indicare volta per volta «quali siano le circostanze che denotino una grave violazione delle norme sulla circolazione oppure una particolare imperizia nella conduzione del mezzo». In buona sostanza, una singola violazione effettuata con una modalità che non evidenzia particolare imperizia o imprudenza non costituisce una ragione sufficiente per sottoporre il titolare della patente alla revisione della licenza di guida.

Secondo il Tar Piemonte [6], l’automobilista che invade l’opposta corsia di marcia ad una velocità non commisurata alle caratteristiche della strada provocando un sinistro stradale con lesioni deve essere sottoposto alla revisione della licenza di guida per evidenti dubbi sulla sua idoneità tecnica alla circolazione stradale. Anche se, infatti, in linea di principio, una sola infrazione alle norme stradali non può costituire di per sé il presupposto per la revisione della patente, nel caso sottoposto all’esame del collegio le circostanze dell’evento erano state giudicate «inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti di legge» ossia i dubbi sui requisiti psicofisici.

In buona sostanza, un conducente che guidando ad alta velocità invade l’opposta corsia di marcia provocando un incidente con ingenti danni alle cose e alle persone deve essere sottoposto a verifica sulla sua idoneità tecnica alla guida.

Basta, infatti, questa singola grave violazione per fare insorgere dubbi concreti sulla persistenza dell’idoneità tecnica del ricorrente. Quindi, in questo caso, il provvedimento di revisione della patente di guida è legittimo anche se basato solo su una grave infrazione alle regole stradali.

Ed ancora, l’incidente in autostrada con danni a cose e persone ed evidenti documentate complessità tecniche correlate ad una velocità del veicolo non commisurata alle caratteristiche della strada ingenera dubbi palesi sull’idoneità del conducente. Ed è, quindi, legittimo un successivo provvedimento di revisione della patente di guida [7].   


note

[1] TAR Lazio sent. n. 2106/2016.

[2] Const. Stato sent. n. 5682/18.

[3] TAR Veneto, sez. I, con la sentenza n. 188 del 25 febbraio 2020.

[4] Tar Lazio, sent. n. 257/19.

[5] Tar Emilia Romagna, sent. n. 135/19.

[6] Tar Piemonte, sent. n. 667/19.  

[7] Tar Liguria, sent. n. 71/2020.

Consiglio di Stato, sez. I, parere 20 maggio 2020, n. 863

Presidente Torsello – Estensore Mele

Premesso:

Con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, notificato in data 9 novembre 2018, il nominato in epigrafe ha impugnato il decreto n. 0152150 del 10-7-2018 emesso dalla Direzione generale territoriale del nord est del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, recante rigetto del ricorso gerarchico dallo stesso presentato avverso il provvedimento prot. n. 71749/CP del 27 marzo 2018 di revisione della patente di guida, nonché ogni atto presupposto e conseguente.

Ne ha chiesto, quindi, l’annullamento, previa concessione di sospensione dell’esecutività.

Egli ha esposto di essere titolare della patente di guida n.-omissis- cat. B e di essere stato, alla guida del mezzo Ford Fiesta tg.-OMISSIS-, coinvolto in un incidente stradale a seguito del quale decedeva un pedone, investito dalla predetta autovettura nei pressi di un attraversamento pedonale.

A seguito dell’incidente stradale, in relazione al quale i Carabinieri della Stazione di Vigonovo contestavano la violazione degli articoli 141, commi 3 e 8 e 191, commi 1 e 4 del Codice della Strada con verbali n. 283578 e 283579 del 19-9-2917 e redigevano il rapporto – comunicazione di notizia di reato ex 589 bis c.p. prot. n. 7290 del 19-9-2017, veniva avviato il procedimento per la revisione della patente di guida ed incardinato il procedimento penale n. -OMISSIS-R.G.N.R., non ancora conclusosi con sentenza definitiva (dal decreto ministeriale impugnato emerge che per lo stesso risulta emesso avviso di conclusione delle indagini preliminari relative al reato di cui all’articolo 589 bis c.p.).

Il procedimento amministrativo, nel quale il privato aveva presentato scritti difensivi in data 9-1-2018 senza essere stato sentito pur avendo formulato espressa istanza di audizione, si concludeva con l’adozione del provvedimento di revisione prot. n. 71749/CP del 27-3-2018 da parte dell’Ufficio Motorizzazione Civile di Venezia, avverso il quale veniva proposto ricorso gerarchico, rigettato dall’autorità ministeriale con il decreto direttoriale n. 0152150 del 10-7-2018 odiernamente impugnato.

Il ricorrente ha evidenziato che il procedimento penale è ancora in fase di indagini preliminari e, pertanto, non risulta essere stata accertata né la dinamica del sinistro né la sua responsabilità; rilevando, altresì, che, al momento del sinistro, egli era nel pieno delle facoltà psico-fisiche, atteso che gli esami dei liquidi biologici avevano dato esito negativo, e che la persona deceduta era ipovedente e con equilibrio precario in quanto si aiutava nella deambulazione con un bastone, sottolineando pure che le condizioni stradali erano di scarsa illuminazione e quelle metereologiche di pioggia.

Ha, dunque, affermato che la revisione della patente di guida potrà essere disposta solo nel momento in cui la sua responsabilità nella verificazione del sinistro sarà accertata con sentenza penale irrevocabile di condanna, costituendo il provvedimento di revisione emanato un atto illegittimo in quanto adottato sulla base di mere supposizioni.

Il ricorrente ha affidato il gravame ai seguenti motivi: 1) Illegittimità per falsa interpretazione di legge e travisamento dei fatti e dei presupposti in violazione degli artt. 128, 222 e 223 del d.lgs. n. 285/1992; 2) Falsa applicazione degli artt. 128, 222 e 223 del d.lgs. n. 285/1992 – difetto di motivazione dell’atto impugnato ed eccesso di potere; 3) Nullità del decreto di revisione della patente di guida per omessa audizione nella fase istruttoria – violazione di legge ex art. 15 della legge n. 241 del 1990.

Con propria relazione, trasmessa con nota p. 2701 del 29 gennaio del 2019, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali e il personale, dopo aver ricostruito la vicenda oggetto del presente contenzioso ed aver esposto le censure proposte con il ricorso straordinario, ha rassegnato le proprie controdeduzioni, diffusamente argomentando sulla loro infondatezza.

Il ricorrente ha presentato memoria, datata 4 marzo 2019, con la quale ha ribadito la fondatezza del gravame ed ha formulato richiesta di audizione.

Considerato:

Con il primo motivo il ricorrente lamenta: Falsa interpretazione di legge e travisamento dei fatti e dei presupposti in violazione degli articoli 128, 222 e 223 del d.lgs. n. 285/1992.

Egli afferma che la Direzione Generale Territoriale del Nord Est ha errato nel ritenere sussistenti i presupposti per la revisione della patente di guida, travisando i fatti ed errando nell’applicazione dell’articolo 128, comma 1 ter, del Codice della Strada.

Evidenzia che non sussiste il presupposto individuato dalla richiamata norma, consistente nel coinvolgimento del soggetto in un incidente stradale se ha determinato lesioni gravi alle persone e a suo carico sia stata contestata la violazione di una disposizione del codice da cui consegue l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida.

A suo dire, infatti, la configurabilità di tale presupposto richiede l’avvenuto accertamento della responsabilità del privato nella causazione del sinistro; mentre nella specie, non vi era stato alcun accertamento della stessa, non essendo ancora intervenuta sentenza penale definitiva di condanna.

Né l’avvenuto accertamento di responsabilità poteva derivare dai verbali di infrazione al Codice della Strada elevati dai Carabinieri, contenendo gli stessi unicamente delle valutazioni dei militari (non presenti in loco al momento della verificazione del sinistro) in ordine alla circolazione a velocità non commisurata alle specifiche condizioni ambientali ed alla omessa precedenza al pedone in corrispondenza di un attraversamento pedonale.

Egli evidenzia, inoltre, che la non attribuibilità allo stesso dell’occorso sinistro, per mancanza dei requisiti psico-fisici richiesti, si desume dalla circostanza che il soggetto investito era una persona ipovedente con equilibrio precario (si aiutava, infatti, con un bastone nella deambulazione) e vi erano condizioni stradali di scarsa illuminazione e metereologiche di pioggia.

Il ricorrente rileva ancora la mancanza del terzo requisito previsto dall’articolo 128 ter citato, consistente nell’applicazione della sospensione della patente di guida.

Evidenzia in proposito che la sanzione amministrativa accessoria cui la norma opera riferimento è quella prevista dall’articolo 222 del Codice, che viene disposta solamente a seguito di pronuncia penale definitiva da parte dell’Autorità giudiziaria e non certo quella pronunciata dal Prefetto, ai sensi dell’articolo 223, la quale ha natura cautelare e si fonda su elementi non definitivi.

L’amministrazione avrebbe, pertanto, errato nel ritenere sussistente il presupposto della sospensione della patente di guida disposta nei confronti del ricorrente, in quanto il provvedimento in vigore nei suoi confronti era quello cautelare di cui all’art. 223 e non quello definitivo ed avente carattere di sanzione accessoria penale di cui all’articolo 222 del Codice della Strada.

Il motivo di ricorso non merita favorevole considerazione.

L’articolo 128, comma 1 ter del Codice della Strada così recita: “E’ sempre disposta la revisione della patente di guida di cui al comma 1 quando il conducente sia stato coinvolto in un incidente stradale se ha determinato lesioni gravi alle persone e a suo carico sia stata contestata la violazione di una delle disposizioni del presente codice da cui consegue l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida”.

Orbene, la doverosità del provvedimento, a differenza della fattispecie discrezionale di cui al comma 1, non muta la natura della revisione, la quale conserva pur sempre il carattere di misura cautelare e non sanzionatoria.

Ed, invero, la giurisprudenza (cfr., ex multis, Cons. Stato, IV, 3-10-2018, n. 5682; III, 12-5-2011, n. 3813) ritiene, con orientamento uniforme, che l’istituto della revisione della patente di guida non configura né costituisce sanzione amministrativa, sia pure accessoria, bensì rappresenta un provvedimento amministrativo non sanzionatorio, funzionale alla garanzia della sicurezza del traffico.

Trattasi, invero, di una misura cautelare/preventiva volta a sottoporre il titolare della patente di guida a una verifica della persistenza della sua idoneità psico-fisica alla guida (cfr. Cons. Stato, VI, 18-3-2011, n. 1669; VI, 20-12-2012, n. 6570).

Pertanto, la disposizione di cui all’articolo 128 ter del Codice della Strada deve essere interpretata alla luce della richiamata natura cautelare e non sanzionatoria dell’istituto.

Ciò comporta evidentemente che la sua applicazione non deve necessariamente conseguire all’accertamento in via definitiva della responsabilità penale del conducente dell’autoveicolo nella verificazione del sinistro e nella morte del pedone investito dall’autovettura.

D’altra parte, attendere i tempi della definizione del giudizio penale frustrerebbe inevitabilmente la funzione cautelare/preventiva della misura, procrastinando, con indubbio pregiudizio per l’interesse pubblico perseguito, la verifica dell’idoneità del titolare della patente, la quale costituisce presupposto indefettibile per poter porsi alla guida di veicoli a motore.

Ed, invero, la giurisprudenza ritiene che l’accertamento giudiziale di un illecito penale, civile o amministrativo non costituisce presupposto per l’applicazione della misura della revisione (cfr. Cons. Stato, I, 4-5-2016, n. 1088).

Alla luce delle considerazioni sopra svolte e dei principi sopra richiamati va, dunque, interpretata la previsione normativa di cui al richiamato articolo 128, comma 1 ter, laddove richiede che “il conducente sia stato coinvolto in un incidente stradale se ha determinato lesioni gravi alle persone…”.

La determinazione delle lesioni alle persone rileva, dunque, quale dato meramente oggettivo, in termini di mera causalità materiale tra la condotta di guida e l’evento lesivo, senza che sia necessario indagare in ordine alla sussistenza di fattori esterni che abbiano interrotto il nesso di causalità ovvero escluso la responsabilità per colpa del conducente dell’autoveicolo.

L’esistenza di tali elementi può essere presa in considerazione ai fini di escludere l’applicabilità della misura della revisione solo nel caso in cui essi siano ictu oculi evidenti, situazione non configurabile nel caso in esame.

Invero, è indubbio che le lesioni al pedone, che hanno poi comportato il decesso dello stesso, siano causalmente riconducibili alla condotta del ricorrente, il quale, alla guida dell’autoveicolo Ford Fiesta, lo ha investito mentre attraversava la strada.

La dedotta insussistenza delle violazioni contestate dai Carabinieri, poi, non rileva ai fini dell’applicazione della revisione di cui all’articolo 128 comma 1 ter, richiedendo la norma unicamente che “sia stata contestata la violazione di una delle disposizioni del presente codice”.

Ciò che è necessario è, dunque, che le violazioni siano state contestate, mentre la fondatezza delle stesse e, dunque, la responsabilità del conducente è accertamento che non attiene al procedimento di revisione né alla verifica di legittimità del provvedimento svolta nella presente sede, che devono arrestarsi di fronte al dato oggettivo della contestazione.

Sarà, infatti, il giudice penale ad acclarare la configurabilità o meno del reato di omicidio colposo nei suoi elementi costitutivi e, dunque, anche la sussistenza dell’avvenuta violazione degli articoli 141 e 191 del Codice della Strada, quale elemento colposo della fattispecie criminosa.

D’altra parte, l’avvenuta contestazione di violazioni al Codice della Strada da parte di soggetti qualificati, come i Carabinieri, configura (fatte evidentemente salve le compiute verifiche del giudice penale) certamente fumus di sussistenza delle stesse, bastevole a giustificare una misura di natura meramente cautelare e preventiva, quale la revisione della patente di guida.

Risulta, pertanto, sufficiente, ai fini della legittima applicazione dell’articolo 128 ter, la gravità del sinistro, in relazione alle circostanze di luogo e di tempo della sua verificazione e dei suoi esiti mortali.

Valga in proposito richiamare i contenuti della relazione/comunicazione di notizia di reato ex articolo 589 bis c.p., prot. n. 7290 del 19-9-2017, come riportati nel provvedimento di revisione e nel decreto ministeriale impugnato.

In quest’ultimo atto si legge: “Vista la relazione di incidente stradale/comunicazione di notizia di reato ex art. 589 bis (omicidio stradale) del Codice Penale, prot. n. 7290 del 19/9/2017, redatta dal Comando Stazione Carabinieri di Vigonovo (Ve) e trasmessa per competenza all’UMC di Venezia, alla Prefettura e alla Procura della Repubblica di Venezia, dalla quale risulta che il ricorrente, alla guida di un’autovettura, per recarsi sul luogo di lavoro, in data 19/9/2017, alle ore 7,30 circa, nel territorio del Comune di Vigonovo(VE), in un tratto di strada a doppio senso di marcia, costituita da una carreggiata rettilinea, senza anomalie ed in buono stato di manutenzione, con ai lati delle due corsie banchine pedonali, fondo stradale bagnato dalla pregressa e perdurante pioggia e condizioni luminose normali, nel giungere in prossimità di un attraversamento pedonale, investiva un pedone che stava attraversando la strada, colpendolo e proiettandolo a circa 20 metri dal citato passaggio pedonale, arrecandogli lesioni personali mortali, proseguendo brevemente la sua marcia dopo aver provocato il rovinoso impatto, violando nella fattispecie gli articoli 191/1-4, per aver omesso la precedenza a pedone in corrispondenza dell’attraversamento pedonale e 141/3-8 per aver tenuto una velocità non commisurata e prudenziale non commisurata alle condizioni ambientali, arrecando non trascurabili danni al veicolo condotto”.

I rilievi sopra svolti evidenziano, pertanto, che vi è stata causazione delle lesioni riportate dal pedone da parte del conducente dell’autovettura e denotano oggettivamente, anche in relazione alle conseguenze mortali del sinistro, la particolare gravità delle violazioni contestate.

Ciò posto e proseguendo nella disamina del motivo di ricorso, la Sezione ritiene che sia nella specie sussistente anche l’ulteriore presupposto, previsto dal citato articolo 128, comma 1 ter, della conseguenza, dalle violazioni contestate, dell’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida.

Ed, invero, l’inciso “…sia contestata la violazione di una delle disposizioni del presente codice da cui consegue l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida” non indica che la sanzione accessoria debba immediatamente discendere dalla violazione amministrativa, ma ricomprende in sé anche il caso in cui essa sia prevista per una fattispecie di reato della quale la violazione amministrativa costituisca elemento costitutivo.

Nella specie la violazione di norme del Codice della Strada costituisce componente dell’elemento soggettivo del reato, sub specie di colpa, configurandosi questa, ai sensi dell’articolo 43 del codice penale, quale “inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline”.

Pertanto, quando la commissione di un reato comporti la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida ed il reato si configuri per la presenza di una violazione del Codice della Strada che vale ad integrarne un elemento costitutivo, può affermarsi che la sanzione stessa sia “conseguenza” della violazione medesima, con conseguente applicabilità dell’articolo 128, comma 1 ter del codice.

Tanto del resto non appare oggetto di contestazione da parte del ricorrente, il quale si limita ad affermare nella censura proposta che “la sospensione della patente di guida, quale sanzione amministrativa accessoria, di cui all’art. 128 del C.d.S., è quella prevista dall’art. 222 del C.d.S., che viene disposta solamente a seguito di pronuncia definitiva da parte dell’Autorità giudiziaria, e non certo quella disposta dal Prefetto, che ha natura meramente cautelare e si fonda su elementi non definitivi”.

Egli, invero, non contesta l’astratta applicabilità della sanzione amministrativa accessoria, ma sostanzialmente ritiene che la revisione, ai sensi del richiamato articolo 128 ter, possa essere disposta solo dopo la concreta applicazione di tale sanzione accessoria da parte del giudice penale.

La prospettazione del ricorrente non può essere condivisa.

Non rileva, infatti, nella corretta interpretazione della norma che, all’atto della disposta revisione, tale sanzione amministrativa non risulti ancora essere stata applicata, non essendosi ancora concluso il procedimento penale con sentenza di condanna.

Invero, l’utilizzo da parte dell’articolo 128 ter dell’inciso “da cui consegue”, in luogo di quello “da cui è conseguita”, collega la sussistenza del presupposto di operatività della norma alla mera previsione astratta dell’applicabilità della sanzione accessoria e non anche alla concreta irrogazione della stessa.

Orbene, l’articolo 222 del Codice della Strada, rubricato “Sanzioni amministrative accessorie all’accertamento di reati” prevede che “Qualora da una violazione delle norme di cui al presente codice derivino danni alle persone, il giudice applica con la sentenza di condanna le sanzioni amministrative pecuniarie previste, nonché le sanzioni amministrative accessorie della sospensione e della revoca della patente”, disponendo, in particolare, che “Nel caso di omicidio colposo la sospensione è fino a quattro anni”.

E’ sufficiente, pertanto, ai fini della revisione, l’applicabilità della sanzione accessoria e non anche l’avvenuta concreta irrogazione della stessa.

Sulla base delle considerazioni sopra svolte, non sussistono, pertanto, le censurate violazioni degli articoli 128 ter, 222 e 223 del Codice della Strada e, di conseguenza, il primo motivo di ricorso non merita accoglimento.

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta: Falsa applicazione degli articoli 128, 222 e 223 del d.lgs. n. 285/1992 – difetto di motivazione ed eccesso di potere.

Egli assume che nella specie non sussistono neppure i presupposti per disporre la revisione della patente ai sensi dell’articolo 128, comma 1, del Codice.

Nella premessa che la tale disposizione prevede la revisione nel caso in cui sorgano dubbi sulla permanenza, in capo al titolare della patente, dei requisiti psico-fisici prescritti ovvero dell’idoneità tecnica alla guida, egli evidenzia che il dubbio non può fondarsi su di una singola infrazione ma deve concretare una condotta grave.

Aggiunge, poi, che il provvedimento di revisione non è adeguatamente motivato, in quanto esclusivamente basato sulla ipotetica responsabilità del conducente nella causazione del sinistro stradale.

Atteso che la revisione non ha natura sanzionatoria ma cautelare, il mero accadimento del sinistro non può essere considerato un presupposto sufficiente ex se a giustificare un ragionevole dubbio in ordine alla permanenza dei necessari requisiti di idoneità.

Il provvedimento di revisione e la decisione del ricorso gerarchico si sarebbero limitati a prendere in considerazione l’accadimento del sinistro senza svolgere alcuna valutazione critica sulla responsabilità del fatto, omettendo di tenere nella dovuta considerazione la scarsa visibilità e le condizioni metereologiche.

Il motivo non merita accoglimento, ravvisandosi la legittimità dei provvedimenti impugnati avendo come parametro di riferimento il comma 1 dell’articolo 128.

Tale norma così dispone: “Gli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri, nonché il Prefetto nei casi previsti dagli articoli 186 e 187, possono disporre che siano sottoposti a visita medica presso la commissione medica locale di cui all’articolo 119, comma 4, o ad esame di idoneità i titolari di patente di guida qualora sorgano dubbi sulla persistenza nei medesimi dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica”.

Ciò posto, è in primo luogo infondata la censura con la quale si lamenta che il dubbio sulla idoneità tecnica del patentato non può fondarsi su di una singola infrazione, ma deve comunque concretare una condotta grave.

Osserva, invero, la Sezione che l’esercizio del potere di revisione della patente di guida, in ragione della sua natura cautelare, può legittimamente trovare il proprio fondamento in una specifica ed eventualmente anche unica infrazione, purchè idonea, nella sua connotazione, ad integrare i presupposti indicati dall’articolo 128 del Codice della Strada (cfr. Cons. Stato, V, 21-2-2019, n. 869, ord.).

Orbene, la condotta del ricorrente, così come descritta nel rapporto dei Carabinieri di Vigonovo (e fatti evidentemente salvi gli accertamenti in sede di giudizio penale), risulta connotata da elementi di indubbia gravità, non solo in relazione alle modalità di conduzione del veicolo nelle specifiche condizioni di tempo e di luogo in cui il sinistro si è verificato, ma anche avuto riguardo alle conseguenze dello stesso, che hanno portato al decesso di un pedone che stava attraversando la carreggiata.

Essa, dunque, a prescindere dalla sua configurabilità in termini di violazione delle norme del Codice della Strada contestate e di reato, appare oggettivamente idonea a far sorgere dubbi in ordine alla capacità tecnica del ricorrente alla guida di autoveicoli e giustifica, pertanto, la disposta revisione.

La gravità dell’infrazione, inoltre, attenua l’obbligo di motivazione gravante sull’amministrazione, atteso che la necessità di una specifica valutazione circa l’idoneità e la capacità alla guida del conducente è da escludersi laddove la natura e le circostanze dell’infrazione siano di per sé inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti di cui al citato articolo 128 (cfr. Cons. Stato, VI, 19-8-2009, n. 4973; VI, 1-9-2009, n. 5116).

Peraltro, non può dirsi che i provvedimenti impugnati siano carenti sotto il profilo motivazionale.

Si osserva in proposito che il richiamo agli accertamenti svolti dai Carabinieri di Vigonovo configura motivazione per relationem ed il rinvio a tali atti non vale quale acritico recepimento degli stessi ma esprime condivisione dei relativi contenuti, avuto riguardo alle ulteriori ed autonome argomentazioni svolte dall’autorità amministrativa.

Orbene, il provvedimento di revisione del 27-3-2018 descrive in primo luogo il sinistro stradale e la condotta del ricorrente.

Esso evidenzia che “L’incidente stradale è avvenuto in strada asfaltata a doppio senso di marcia costituita da carreggiata rettilinea, senza anomalie e con ai lati delle due corsie banchine pedonali, fondo stradale bagnato dalla pioggia e condizioni luminose normali. La S.V. alla guida di autovettura percorreva la strada da Vigonovo centro verso Galta di Vigonovo e nel giungere all’altezza dell’attraversamento pedonale investiva pedone che nel frattempo stava attraversando il citato passaggio. Il pedone riportava lesioni mortali. Dopo l’impatto il corpo del pedone veniva proiettato in avanti. Dopo l’impatto la S.V. ha brevemente proseguito la marcia contrariamente a quanto affermato. L’autovettura riportava danni”.

Di poi, l’atto esprime una valutazione rispetto all’accaduto, laddove precisa che “il comportamento di guida sopra descritto ha costituito senza dubbio pericolo per la circolazione ed in particolare che l’incidente di cui trattasi, ponendo in essere concreti comportamenti vietati dalla legge, ha nello specifico dato luogo a danni alle persone ovvero determinato una concreta situazione di pericolo con precisi elementi di concretezza oggettivamente incidenti sull’incolumità degli utenti della strada”.

La rilevanza, ai fini dell’applicazione dell’articolo 128 del codice, viene, infine, esplicitata nell’ultima parte della motivazione, ove si afferma “Ritenuto che le suddette circostanze nel loro insieme realizzano la fattispecie di cui all’art. 128 del C.d.S. circa il possesso da parte della S.V. dei requisiti di idoneità psicofisica e tecnica per condurre in sicurezza un veicolo a motore”.

Dunque, il provvedimento di revisione esplicita, operando una valutazione della condotta di guida del ricorrente tenuta in occasione del sinistro e della sua conformità alle disposizioni del codice, le ragioni per le quali ritiene sussistenti dubbi in ordine alla sua idoneità alla guida e, pertanto, è munito di un apparato motivazionale autonomo, sufficiente a sorreggere la determinazione espressa.

Analoghe considerazioni debbono, poi, svolgersi per il decreto ministeriale di decisione del ricorso gerarchico, nel quale, dopo l’analitica esposizione delle circostanze di tempo e di luogo del sinistro stradale del 19-9-2017, si legge quanto segue.

“Considerato che le circostanze indicate nel provvedimento impugnato sono idonee a giustificare dubbi sulla base dei quali l’Ufficio Motorizzazione civile di Venezia ha disposto la contestata revisione, tenuto conto che la condotta di guida suindicata può essere interpretata come sintomatica sia di una insufficiente conoscenza delle norme che disciplinano la circolazione stradale, sia di imperizia nella guida;

Considerato che la facoltà discrezionale dell’Amministrazione di cui al citato articolo 128 del C.d.S. non ha natura sanzionatoria, ma cautelare e sperimentale nel superiore interesse della sicurezza della circolazione stradale, e va esercitata in relazione a qualsiasi comportamento di guida che dia adito a dubbi sulla persistenza nel conducente dei requisiti di idoneità a condurre veicoli a motore; […];

Considerato che i requisiti di idoneità tecnica alla guida, il cui accertamento costituisce compito primario di questo Ministero, sono un presupposto imprescindibile per l’espletamento dell’attività di guida, al fine di assicurare la sicurezza della circolazione e la tutela dell’incolumità proprie e altrui tenuto conto nel caso di specie di una vita umana recisa;

Tenuto conto del fatto che quando il traffico non è regolato da agenti o da semafori i conducenti devono dare la precedenza, all’occorrenza fermandosi, ai pedoni che si accingono a transitare sugli attraversamenti pedonali e devono fermarsi del tutto quando il pedone è già in fase di attraversamento; […]”.

L’attenta lettura dei provvedimenti evidenzia, dunque, che gli stessi sono muniti di sufficiente motivazione, la quale opera riferimento specifico ai fatti e ne evidenzia la gravità, elementi idonei a giustificare dubbi in ordine alla sussistenza dell’idoneità alla guida del ricorrente ed a fondare, pertanto, la legittima adozione di un provvedimento di revisione.

Anche il secondo motivo di ricorso è, dunque, infondato, risultando i provvedimenti impugnati comunque conformi, in relazione alle censure prospettate, al dettato normativo di cui all’articolo 128, comma 1 del Codice della Strada.

Ciò comporta che la legittimità degli atti impugnati trova comunque suo autonomo fondamento nella disposizione di cui al richiamato comma 1 dell’articolo 128.

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la nullità del provvedimento di revisione della patente di guida per omessa audizione dello stesso nella fase istruttoria, con conseguente violazione dell’articolo 15 della legge n. 241 del 1990.

Evidenzia in proposito che nello scritto difensivo del 9-1-2018 egli aveva espressamente chiesto di essere sentito, al fine di una migliore comprensione dei fatti; l’amministrazione, peraltro, aveva del tutto disatteso tale richiesta, provvedendo all’adozione del decreto di revisione senza la previa audizione dell’interessato.

Il motivo è infondato.

La legge n. 241 del 1990 disciplina la partecipazione del privato al procedimento amministrativo e specifica analiticamente le modalità con le quali tale partecipazione può essere svolta.

In particolare, l’articolo 10, rubricato “Diritti dei partecipanti al procedimento”, prevede che “I soggetti di cui all’articolo 7 e quelli intervenuti ai sensi dell’articolo 9 hanno diritto: a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’articolo 24; b) di presentare memorie scritte e documenti, che l’amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del procedimento”.

La norma, dunque, non contempla, quale facoltà partecipativa, l’audizione dell’interessato e, di conseguenza, l’omessa audizione, ove richiesta, non determina illegittimità del provvedimento finale, non essendovi in proposito alcun obbligo gravante in capo all’amministrazione.

D’altra parte, l’esigenza, per il privato, di introdurre nel procedimento le proprie ragioni ed i propri interessi, affinchè l’autorità procedente ne tenga conto nell’adozione della determinazione conclusiva, è adeguatamente assicurata dal diritto di presentazione di memorie scritte e documenti, il quale, nel caso in esame, risulta essere stato in concreto esercitato con la presentazione di memoria difensiva, acquisita dall’amministrazione con prot. n.15040 del 22-1-2018.

Non risulta, inoltre, pertinente il richiamo, operato in ricorso, all’articolo 15 della legge n. 241 del 1990, disciplinando tale norma il diverso istituto degli accordi fra pubbliche amministrazioni.

Il mezzo di gravame è, dunque, infondato.

Non può, infine, essere accolta la richiesta di audizione avanzata in sede di ricorso straordinario.

Deve in proposito essere evidenziato che la normativa disciplinatrice del suddetto rimedio giustiziale non prevede il contraddittorio orale con gli interessati nella fase istruttoria e che, ai sensi dell’articolo 49, comma 1, del r.d. n. 444 del 1942, “gli affari sui quali è chiesto parere non possono essere discussi con l’intervento degli interessati o dei loro rappresentanti o consulenti”.

Tale disposizione – come ritenuto recentemente da questa Sezione – non comporta alcuna violazione dell’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cons. Stato, sez. I, n. 2848/2019; v. anche Cons. giust. amm. Sicilia n. n. 50/2020).

Sulla base delle considerazioni tutte sopra svolte, dunque, il ricorso non è meritevole di accoglimento.

In conclusione, dunque, la Sezione esprime il parere che il ricorso debba essere rigettato.

L’espressione del parere definitivo determina l’assorbimento dell’esame della proposta domanda cautelare.

Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta alla Sezione, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e pronunciato (cfr., ex multis, Cass. civ., V, 16-5-2012, n. 7663). Gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di tipo diverso.

P.Q.M.

La Sezione esprime il parere che il ricorso debba essere rigettato, con assorbimento dell’esame della domanda cautelare.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare parte ricorrente e le persone fisiche nominate nel presente parere.

 

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TAR Veneto, sez. I, sentenza 19 – 25 febbraio 2020, n. 188

Presidente Filippi – Estensore Mielli

Fatto e diritto

Con provvedimento del -omissis-, ha disposto la revisione della patente di guida del ricorrente mediante un nuovo esame di idoneità medica e tecnica.

Il provvedimento è motivato con riferimento all’incidente stradale in cui, in data -omissis- è stato coinvolto il ricorrente in ore notturne e in occasione del quale lo stesso si è allontanato dal luogo del sinistro senza prestare soccorso ad un ferito, condotta per la quale il ricorrente è stato sanzionato ai sensi dell’art. 189 del Dlgs. 30 aprile 1992, n. 285.

Con il ricorso in epigrafe tale provvedimento è impugnato per le seguenti censure:

I) violazione dell’art. 189 del Dlgs. 30 aprile 1992, n. 285, perché la circostanza che il ricorrente si sarebbe allontanato senza prestare soccorso è smentita dalle dichiarazioni rese dal conducente con il quale è avvenuto l’incidente;

II) violazione dell’art. 189 del Dlgs. 30 aprile 1992, n. 285, illogicità, difetto di motivazione e carenza di istruttoria, perché nella circostanza del sinistro il ricorrente ha parlato con il conducente dell’altra vettura che è autonomamente uscito dall’auto e ciò esclude che, da parte dello stesso, vi fosse consapevolezza di necessità di assistenza;

III) carenza di motivazione in ordine alla necessità di revisione della patente perché secondo la giurisprudenza non è sufficiente un solo incidente o una violazione del codice della strada se non vi è il ragionevole dubbio che il guidatore sia divenuto carente dei requisiti psicofisici e tecnici.

Il Ministero dei trasporti, nonostante sia stato ritualmente notiziato del ricorso, non si è costituito in giudizio.

Alla Camera di consiglio del 19 febbraio 2020, dato l’avviso della possibile definizione del ricorso con una sentenza resa in forma semplificata ai sensi dell’art. 60, cod. proc. amm., la causa è stata trattenuta in decisione.

Il ricorso è fondato e deve essere accolto per la censura di difetto di motivazione di cui al terzo motivo.

Come è noto la revisione della patente di guida di cui all’art. 128, comma 1, del D.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, costituisce una misura cautelare e preventiva volta a sottoporre il titolare della patente a una verifica della persistenza della sua idoneità psico-fisica alla guida, non configura una sanzione amministrativa ed è subordinata all’insorgenza di dubbi sulla persistenza di tali requisiti (ex pluribus cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 3 ottobre 2018, n. 5682).

Sulla base di tale premessa la giurisprudenza ha chiarito che, in linea di principio, una sola infrazione alle norme del codice della strada non può costituire, di per sé e indipendentemente da ogni valutazione circa l’idoneità e la capacità di guida del conducente, il presupposto del provvedimento inteso a prescrivere la revisione della patente, essendo necessario, pertanto, uno specifico apparato motivazionale.

E’ stato anche precisato che in alcuni casi non può escludersi che la natura e le circostanze dell’infrazione siano di per sé inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti indicati dall’art. 128 del codice (Consiglio di Stato, Sez. VI, 1 settembre 2009, n. 5116).

Nel caso di specie il provvedimento impugnato è motivato con riferimento all’incidente stradale e alla circostanza che il ricorrente si è allontanato dal luogo del sinistro senza prestare soccorso al conducente dell’altro veicolo coinvolto.

Tuttavia dalla documentazione versata in atti e, in particolare, dalla copia del verbale di sommarie informazioni rese ai Carabinieri dal conducente dell’altro veicolo il -OMISSIS- (cfr. doc. 1 allegato al ricorso), emergono circostanze che denotano l’insufficienza, sotto il profilo motivazionale, del provvedimento impugnato che si limita a rinviare all’incidente e all’avvenuto allontanamento del ricorrente dal luogo dello stesso.

Infatti il conducente dell’altro veicolo ha affermato che l’incidente è avvenuto sostanzialmente per propria responsabilità, in quanto, essendo giunto all’altezza della svolta a sinistra della propria abitazione, ha visto sopraggiungere un veicolo e pensando di riuscire nella manovra ha svoltato a sinistra andando a collidere con il veicolo che sopraggiungeva.

Inoltre dalle stesse dichiarazioni risulta che il ricorrente si è fermato a seguito del sinistro, identificandosi e mettendosi d’accordo con l’altro conducente per l’accaduto, allontanandosi dopo che era intervenuta una vicina che nel frattempo aveva chiamato i Carabinieri e i soccorsi informando il ricorrente e l’altro conducente di tale circostanza.

Il Collegio ritiene che il contesto in cui è avvenuto il sinistro non sia tale da giustificare in modo inequivoco l’esistenza di dubbi circa la permanenza dei requisiti di guida, e che l’affermazione, contenuta nel provvedimento impugnato, secondo cui il ricorrente “si allontanava dal luogo del sinistro senza prestare soccorso ad un ferito” sia priva di sufficienti riscontri alla luce delle dichiarazioni rese dall’altro conducente del veicolo con cui è avvenuto l’incidente.

Pertanto la motivazione apposta è insufficiente perché si limita ad un richiamo a tali elementi senza indicare, neanche sinteticamente, quali siano in concreto le ragioni che hanno portato l’Amministrazione a ravvisare, nel comportamento tenuto dal ricorrente, un fatto idoneo a giustificare la revisione della patente di guida, non consentendo in tal modo di comprendere su quali elementi si sia fondato tale giudizio.

In definitiva il provvedimento impugnato deve essere annullato, fatti salvi gli eventuali ed ulteriori provvedimenti che l’Amministrazione intenda adottare.

Nonostante l’esito del giudizio le peculiarità delle controversia giustificano l’integrale compensazione delle spese tra le parti del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dell’articolo 10 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.

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TAR Piemonte, sez. II, sentenza 29 maggio – 5 giugno 2019, n. 667

Presidente Ravasio – Estensore Cattaneo

Fatto e diritto

La sig.ra Maristella Zuccalà ha impugnato il provvedimento prot. n. 8859/5/2/RG, del 18.11.2013 con cui il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Ufficio della motorizzazione civile di Vercelli – ha disposto la revisione della sua patente di guida, mediante nuovo esame di idoneità tecnica, ai sensi dell’art. 128, d.lgs. n. 285/1992 e la relativa comunicazione di avvio del procedimento, articolando le seguenti doglianze: violazione dell’art. 28, d.lgs. n. 285/1992 e dell’art. 3, l. n. 241/1990; violazione dei principi di trasparenza e buon andamento dell’azione amministrativa anche con riferimento all’art. 95 Cost.; eccesso di potere per difetto di istruttoria, difetto ed insufficiente motivazione, per illogicità manifesta e travisamento dei fatti.

Si è costituito in giudizio il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, chiedendo il rigetto nel merito del ricorso.

All’udienza del 29 maggio 2019 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Ad avviso della ricorrente il provvedimento impugnato sarebbe viziato per difetto di motivazione e istruttoria e per violazione dell’art. 128, d.lgs. n. 285/1992, non indicando quali siano le ragioni, ulteriori rispetto al mero richiamo alla violazione del codice della strada commessa (art. 143, c. 11, d.lgs. n. 285/1992), che abbiano fatto sorgere dubbi sulla persistenza dei requisiti di idoneità tecnica.

Inoltre, sussisterebbe una discrepanza tra quanto accertato nel verbale di constatazione della legione Carabinieri del Piemonte e della Valle D’Aosta del 29.9.2013 ed il provvedimento impugnato: nel primo è dato atto che la sig.ra Zuccalà “circolava contromano … invadendo … la corsia opposta, che era destinata all’opposto senso di marcia …” e nel secondo invece che la sinora “circolava contromano e andava a collidere contro veicolo antagonista …”: la sig.ra Zuccalà percorreva, contromano, una strada a doppio senso di circolazione e non una strada a senso unico, come si desumerebbe dal provvedimento impugnato.

Le censure sono infondate per le ragioni già affermate in sede cautelare.

Se, in linea di principio, una sola infrazione alle norme del codice della strada non può costituire, di per sé e indipendentemente da ogni valutazione circa l’idoneità e la capacità di guida del conducente, il presupposto del provvedimento inteso a prescrivere la revisione della patente, essendo necessario, pertanto, un apparato motivazionale, non può in concreto escludersi che la natura e le circostanze dell’infrazione siano di per sé inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti indicati dall’art. 128 del codice (Consiglio di Stato sez. VI 1 settembre 2009 n. 5116; sez. IV 3/10/2018 n. 5682).

Ciò accade nel caso di specie: la ricorrente, guidando ad alta velocità, ha invaso l’opposta corsia di marcia, andando a collidere con un autocarro, riportando lesioni e causando ingenti danni ai due veicoli coinvolti.

Questa violazione, per la sua indubbia gravità, giustifica, di per sé sola, l’insorgere di dubbi sulla persistenza dell’idoneità tecnica della ricorrente e integra una sufficiente motivazione della decisione dell’amministrazione di sottoporla ad esame di idoneità (cfr. T.A.R. Lazio, Latina, sez. I, 08/04/2019, n. 257).

Né, infine, sussiste la contraddittorietà lamentata: non vi sono discrepanze, quanto alla descrizione della violazione commessa, tra quanto accertato dai carabinieri e quanto riportato nel provvedimento impugnato, in cui non si afferma affatto che la circolazione contromano avveniva in una strada a senso unico.

Per le ragioni esposte il ricorso è infondato e deve essere respinto.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, a favore della parte resistente, che liquida in euro 3.000,00 (tremila/00), oltre oneri di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

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Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 14 giugno – 3 ottobre 2018, n. 5682

Presidente Patroni Griffi – Estensore Di Carlo

Fatto e diritto

1. La controversia concerne l’azione proposta dal signor -omissis- per l’annullamento del provvedimento prot. n. 11471/P del 28 ottobre 2009 con cui il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha disposto la revisione della patente di guida, categoria B, n. BO5342118M di cui è titolare il medesimo, mediante nuovo esame di idoneità.

1.1. Il provvedimento veniva adottato a seguito di un episodio di sinistro stradale in cui il ricorrente, alla guida della propria autovettura, effettuava la manovra di sorpasso di un altro veicolo nonostante il fatto che il conducente di detto mezzo, che lo precedeva nella marcia, avesse segnalato di compiere analoga manovra, sicché -non riuscendo più a rientrare nella propria corsia di marcia- entrava in collisione col medesimo arrecando lesioni a sé stesso e ai tre occupanti della sua autovettura.

2. Il T.a.r. per il Veneto, Venezia, Sezione Terza, con la sentenza n. 178 del 28 gennaio 2010 ha respinto il ricorso e compensato integralmente tra le parti le spese di lite.

3. Il signor -omissis- ha impugnato la sentenza deducendo i seguenti motivi:

3.1. “Eccesso di potere per difetto di istruttoria e travisamento dei fatti – Violazione di legge per difetto di motivazione – Violazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990 – Violazione del giusto procedimento – Illogicità manifesta”.

Si assume che l’amministrazione ha disposto la revisione della patente di guida:

a) senza che ne sia stata in precedenza disposta la sospensione e, dunque, in assenza di qualsivoglia accertamento dell’eventuale pericolosità del soggetto;

b) senza spiegare le ragioni del convincimento circa la perdita del possesso, da parte del ricorrente, della necessaria idoneità tecnica alla guida;

c) senza instaurare un contraddittorio con l’interessato;

d) basandosi su un verbale dei carabinieri in cui si dava atto che il conducente del veicolo che lo precedeva aveva segnalato con l’indicatore di direzione di essere in procinto di compiere la stessa manovra, senza tuttavia corredare la detta verbalizzazione di prove a supporto; senza considerare che la stessa assicurazione, di fronte all’obiettiva difficoltà di ripartire la colpa tra i due conducenti, ha determinato la relativa responsabilità civile al 50% tra i medesimi.

3.2. “Violazione del principio di proporzionalità”.

Si assume la mancanza di qualsivoglia parametrazione tra la condotta contestata e la sanzione applicata (revisione con nuovo esame), tenuto conto delle circostanze di fatto sopra esposte, nonché del fatto che si trattava del suo primo sinistro.

4. Il Ministero appellato si è costituito con memoria di mero stile.

5. La Sezione, con l’ordinanza n. 576 del 4 febbraio 2015, ha respinto la richiesta di sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata.

6. In data 12 aprile 2018, l’appellante ha depositato un atto di costituzione di nuovo procuratore, in aggiunta a quello già costituito.

7. In data 20 aprile 2018, l’appellante ha depositato una memoria integrativa in cui ha insistito sulle difese svolte.

8. In data 7 maggio 2018, l’appellante ha depositato un’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

9. All’udienza pubblica del 14 giugno 2017 la causa è stata discussa e trattenuta in decisione dal Collegio.

10. L’appello è fondato.

11. L’istituto della revisione della patente di guida di cui all’art. 128, comma 1, del codice della strada non configura né costituisce sanzione amministrativa, sia pure accessoria, bensì rappresenta un provvedimento amministrativo non sanzionatorio, funzionale alla garanzia della sicurezza del traffico stradale (Consiglio di Stato sez. III 12 maggio 2011 n. 3813).

L’invito a revisione a seguito della commissione di un incidente stradale è atto generalmente prodromico all’eventuale provvedimento di sospensione o revoca della patente (questi ultimi effettivamente sì di natura sanzionatoria e afflittiva), sicché limitatamente a tale profilo le doglianze dell’appellante non meritano apprezzamento (cfr. Consiglio di Stato sez. I, 31 ottobre 2013 n. 220).

Sono invece fondate le censure con cui ci si duole della violazione dell’obbligo di motivazione e del principio di proporzionalità.

Di seguito, in sintesi, le coordinate esegetiche elaborate dalla giurisprudenza amministrativa:

1) il presupposto che legittima la revisione della patente di guida risiede nell’insorgenza di dubbi sulla persistenza, nel titolare, dei requisiti fisici e psichici o della idoneità tecnica;

2) ciò che legittima l’Autorità competente a disporre la revisione della patente di guida non è rappresentato dalla certezza della responsabilità del conducente, bensì dal dubbio, ingenerato dalla dinamica di un sinistro ovvero dalla complessiva condotta di guida tenuta, sulla persistenza dei requisiti psico-fisici ovvero dell’idoneità tecnica (Consiglio di Stato sez. IV 06 maggio 2013 n. 2430);

3) l’’esercizio del detto potere può prescindere dalla sussistenza di una situazione di colpa del titolare della patente in occasione di un incidente stradale o dalla sussistenza di una sanzione amministrativa nei suoi confronti, essendo sufficiente che vi siano stati comportamenti tali da far insorgere nei predetti uffici il solo dubbio sull’idoneità del conducente (Consiglio di Stato sez. VI 06 giugno 2011 n. 3338);

4) in ipotesi di sinistro stradale, tra il verbale d’accertamento dell’infrazione stradale e il provvedimento di revisione della patente di guida non sussiste alcun rapporto di presupposizione, costituendo la revisione procedimento autonomo, solo eventualmente (anche) occasionato da una infrazione (Consiglio di Stato sez. IV 18 novembre 2009 n. 5718);

5) l’esercizio del potere di revisione, che ha natura discrezionale, non esime l’amministrazione dall’obbligo di rendere una specifica e puntuale motivazione per rendere manifeste le ragioni su cui poggiano i dubbi cui ha riguardo l’art. 128 del Codice della Strada (Consiglio di Stato sez. VI, 1 settembre 2009 n. 5116);

6) una sola infrazione alle norme del codice della strada, in specie quando all’evidenza non di particolare gravità, non può costituire, di per sé e indipendentemente da ogni valutazione circa l’idoneità e la capacità alla guida del conducente, il presupposto del provvedimento inteso a prescrivere la revisione della patente; trattandosi, invero, di atto gravemente lesivo delle attività del cittadino, si impone una adeguata motivazione in particolare laddove la natura e le circostanze dell’infrazione non siano di per sé inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti indicati dall’art. 128. Di conseguenza, è illegittimo il provvedimento con cui l’Amministrazione si limita a fare menzione dell’infrazione contestata (omessa precedenza), la cui natura, peraltro, in assenza di un supporto motivazionale minimo, non appare di per sé sola in grado di giustificare i dubbi circa la persistenza dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica (Consiglio di Stato sez. VI 1 settembre 2009 n. 5116);

7) se, in linea di principio, una sola infrazione alle norme del codice della strada non può costituire, di per sé e indipendentemente da ogni valutazione circa l’idoneità e la capacità di guida del conducente, il presupposto del provvedimento inteso a prescrivere la revisione della patente, essendo necessario, pertanto, un apparato motivazionale, non può in concreto escludersi che la natura e le circostanze dell’infrazione siano di per sé inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti indicati dall’art. 128 del codice stesso (Consiglio di Stato sez. VI 19 agosto 2009 n. 4973).

Nel caso di specie, l’atto impugnato presenta degli indubbi profili di carenza di motivazione che reca con sé anche legittimi dubbi sulla proporzionalità della misura, non emergendo le ragioni specifiche e puntuali atte a spiegare il perché sarebbe sorto nell’amministrazione, in relazione a quel particolare episodio di sinistro stradale, il dubbio circa la perdita in capo all’Arfan della necessaria perizia e capacità tecnica per guidare un’autovettura.

Come sopra chiarito, infatti, non è (in astratto) l’episodicità dell’accaduto ad escludere la possibilità, per l’Amministrazione, di ordinare la revisione (si conferma, in questo senso, la natura propriamente discrezionale del detto potere), ma (nel caso concreto) le modalità attraverso le quali il potere è stato esercitato, tali da rendere non manifeste e, dunque, non comprensibili, le ragioni sottese, anche ai fini del corretto esercizio delle garanzie partecipative (nel procedimento amministrativo di revisione) e della tutela delle situazioni giuridiche nel processo.

In altri termini, l’amministrazione avrebbe anche potuto prescindere nel suo giudizio dall’episodicità, in sé, dell’accaduto, dall’intervenuto riparto della responsabilità civile in ragione del 50% ciascuno a carico di entrambi i conducenti e finanche dalle risultanze del verbale, ma avrebbe pur sempre dovuto manifestare e rendere intellegibili le ragioni per le quali si sospettava che quel soggetto fosse divenuto privo della capacità tecnica alla guida, ritenendolo un pericolo per la sicurezza stradale.

Altrimenti opinando, si giungerebbe alla paradossale conclusione per cui ogni ipotesi di sinistro stradale (non importa se occasionale o di maggiore frequenza nella vita di una persona) legittimerebbe l’invito a revisionare il titolo abilitante alla guida, con evidente pericolo di aggravio e spendita delle risorse pubbliche e di compressione della sfera dei singoli oltre il limite della proporzionalità e della necessità della misura precauzionale.

12. L’appello, pertanto, va accolto.

13. In relazione, invece, alla domanda di ammissione al gratuito patrocinio, va rilevato che il signor -omissis- ha presentato l’istanza per l’ammissione in via anticipata e provvisoria con prot. n. 16348 del 28 luglio 2010 alla Commissione per il patrocinio a spese dello Stato, la quale –verificata positivamente la sussistenza delle condizioni reddituali- l’ha respinta con decreto n. 42 del 2010 ritenendo prima facie non sussistenti i motivi di probabile accoglimento del ricorso.

L’appellante ha, perciò, presentato nuovamente l’istanza ai sensi degli artt. 83, comma 3 bis e 126, comma 3 del d.P.R. 30 maggio 2002, sicché gli effetti dell’eventuale ammissione decorreranno non dalla data di presentazione della originaria istanza respinta dalla Commissione, ma dalla data di presentazione dell’istanza (7 maggio 2018) direttamente al giudice del merito (cfr. parere reso dall’Uffici Studi del Consiglio di Stato n. 1469 del 9 marzo 2016).

Ciò premesso, in considerazione dell’accoglimento dell’appello, non può più ritenersi sussistente la ragione ostativa su cui poggiava il diniego opposto (decreto n. 42/2010) dalla Commissione per il patrocinio a spese dello Stato costituita presso il Consiglio di Stato, sicché la domanda incontra il favorevole scrutinio del Collegio, con conseguente ammissione del richiedente al beneficio.

14. La complessità delle questioni trattate costituisce giusto motivo di integrale compensazione delle spese di lite per entrambi i gradi di giudizio.

15. Ai fini del pagamento del contributo unificato per entrambi i gradi di giudizio, deve essere considerato soccombente il Ministero appellato.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, in integrale riforma della sentenza impugnata, così provvede:

– annulla il decreto n. 11471/P del 28.10.2009 adottato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

– ammette l’appellante al patrocinio a spese dello Stato per questo grado di giudizio;

– compensa interamente tra le parti le spese del doppio grado di giudizio;

– condanna il Ministero intimato a rimborsare in favore dello Stato, ai sensi e per gli effetti di cui al D.lgs. n. 115/2002, il contributo unificato richiesto per la proposizione del ricorso in primo e in secondo grado

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D.lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la persona dell’appellante.

 

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TAR Lazio, sez. I, sentenza 4 – 8 aprile 2019, n. 257

Presidente Marra – Estensore Bucchi

Fatto e diritto

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza smaltimento del giorno 4 aprile 2019 il dott. Roberto Maria Bucchi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Visto, il ricorso notificato a mezzo servizio postale il 23 settembre 2010 e depositato il successivo 15 ottobre con cui il sig. -omissis- ha impugnato il provvedimento descritto in epigrafe, col quale il direttore della M.C.T.C. di Latina ha disposto la revisione della patente di guida ai sensi dell’art. 128 del D.lgs n. 285/19992 (Codice della Strada), a seguito di comunicazione della Polstrada di Frosinone del – omissis – in cui si riferisce che il ricorrente in data 22.1.2010 “alla guida di un’autovettura, – omissis – provocava incidente con lesione a terzi”;

Considerato, che a sostegno del gravame il ricorrente deduce in un unico motivo di impugnazione la violazione dell’art. 128 del D.lgs 285/92 e il vizio di eccesso di potere, sostenendo che il prelievo di sangue, a seguito del quale veniva riscontrata la positività -OMISSIS- per un valore di – omissis -superiore alla soglia minima stabilita di – omissis -, è stato effettuato solo successivamente alla somministrazione in ospedale degli oppiacei necessari per indurre lo stesso in coma farmacologico; e che pertanto nessuna attendibilità può essere attribuita al test in argomento;

Visto, l’atto di costituzione depositato in data 12 novembre 2010 dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti;

Considerato, che il ricorso è infondato e come tale deve essere respinto in quanto:

– L’art. 128 comma 1 del Codice della Strada (nella versione in vigore all’epoca dell’adozione dell’atto impugnato) disponeva che “Gli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri, nonché il prefetto nei casi previsti dall’art 187 (Guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti), possono disporre che siano sottoposti a visita medica presso la commissione medica locale di cui all’art. 119, comma 4, o ad esame di idoneità i titolari di patente di guida qualora sorgano dubbi sulla persistenza nei medesimi dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica. L’esito della visita medica o dell’esame di idoneità sono comunicati ai competenti uffici del Dipartimento per i trasporti terrestri per gli eventuali provvedimenti di sospensione o revoca della patente”;

– La revisione in argomento è stata disposta dalla Motorizzazione la quale può prevederla discrezionalmente in qualunque caso sorgano dubbi sulla persistenza dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica, a prescindere quindi -OMISSIS-, ipotesi in cui la misura può essere comminata anche dal Prefetto;

– Nella specie si fa riferimento a un incidente grave in cui – come risulta dalla nota del -OMISSIS- inviata dalla Polstrada di Frosinone alla Procura della Repubblica di Latina – l’auto condotta dal ricorrente invadeva la semicarreggiata opposta ove si scontrava frontalmente con un autocarro che procedeva nella direzione contraria. L’urto si verificava sulla corsia di pertinenza dell’autocarro;

– Pertanto, non appare ne illogica, né irragionevole, la scelta discrezionale dell’Amministrazione di sottoporre ad esame di idoneità il ricorrente, essendo condivisibile l’insorgenza di dubbi sulla persistenza dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica di soggetto che ha causato un incidente con feriti invadendo completamente la carreggiata opposta;

– Sul punto, la giurisprudenza si è espressa affermando che “Se, in linea di principio, una sola infrazione alle norme del codice della strada non può costituire, di per sé e indipendentemente da ogni valutazione circa l’idoneità e la capacità di guida del conducente, il presupposto del provvedimento inteso a prescrivere la revisione della patente, essendo necessario, pertanto, un apparato motivazionale, non può in concreto escludersi che la natura e le circostanze dell’infrazione siano di per sé inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti indicati dall’art. 128 del codice stesso (Consiglio di Stato sez. IV 3/10/2018 n. 5682);

Ritenuto, in conclusione, che il ricorso deve essere respinto siccome destituito di fondamento giuridico con compensazione delle spese del giudizio in ragione dell’assenza di attività difensiva da parte dell’Amministrazione costituita;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio sezione staccata di Latina (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso R.G. 879/10 lo rigetta.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art.22, comma 8 D.lg.s. 196/2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

 

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TAR Emilia Romagna, sez. I, sentenza 30 gennaio – 7 febbraio 2019, n. 135

Presidente Di Nunzio – Estensore De Carlo

Fatto e diritto

Il ricorrente impugnava il provvedimento indicato in epigrafe che era stato emanato a seguito di un incidente stradale avvenuto il 12 maggio 2018 e nel quale il guidatore di uno scooter aveva riportato lesioni per un periodo di invalidità temporanea pari in un primo momento a 26 giorni e successivamente a complessivi 49 giorni.

La dinamica del sinistro era stata la seguente: il ricorrente che proveniva da strada che doveva dare la precedenza aveva arrestato il veicolo un metro dopo la segnaletica orizzontale di dare la precedenza ed il conducente del motoveicolo preoccupato da tale fatto aveva perso il controllo del mezzo ed era caduto a terra forse per aver frenato sull’asfalto reso viscido dalla pioggia.

Il ricorrente veniva multato dalla Polizia Municipale intervenuta ai sensi dell’art. 145, comma 4, C.d.S.

L’unico motivo di ricorso denuncia la violazione dell’art. 128 C.d.S. e dell’art. 7 L. 241/1990 poiché non si è tenuto conto ai fini della valutazione della sospetta sopravvenuta inidoneità alla guida della corretta condotta testimoniata dall’aver il ricorrente 26 punti sulla patente ed è stata sopravvalutata la sua responsabilità nell’incidente sopra descritto.

Tale valutazione era necessaria non essendo un caso di riesame obbligatorio ai sensi dell’art. 128, comma 1 ter, C.d.S.

Veniva poi censurato il difetto di contraddittorio procedimentale che avrebbe consentito al ricorrente di sottolineare più precisamente la dinamica dell’incidente attenuando la sua responsabilità e che è divenuto successivamente un difetto di motivazione.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si costituiva in giudizio per chiedere il rigetto del ricorso.

Il ricorso è fondato.

L’art. 128 C.d.S. prevede una serie ampia di ipotesi nelle quali è possibile procedere alla revisione della patente da parte di soggetti che a vario titolo presentano caratteristiche che potrebbero determinare un’incompatibilità con la conduzione di veicoli.

Nei confronti del ricorrente il provvedimento impugnato fa genericamente riferimento all’art. 128 in relazione ponendo come giustificazione la sua responsabilità nell’incidente in precedenza descritto.

Orbene quando la Motorizzazione Civile assume un tale provvedimento, esso ha natura vincolata se sussistono i presupposti di cui al comma 1 ter dell’art. 128, oppure natura discrezionale negli altri casi.

Il comma 1 ter prevede che: “È sempre disposta la revisione della patente di guida di cui al comma 1 quando il conducente sia stato coinvolto in un incidente stradale se ha determinato lesioni gravi alle persone e a suo carico sia stata contestata la violazione di una delle disposizioni del presente codice da cui consegue l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida.”.

Le lesioni riportate dal conducente del motociclo, se in un primo momento erano fuori del campo di applicazione della norma poiché le lesioni sono gravi se comportano una malattia di durata superiore a quaranta giorni, in virtù delle ulteriori certificazioni acquisite hanno superato la soglia.

Ma l’ipotesi del comma 1 ter non si attaglia alla vicenda che riguarda il ricorrente poiché la violazione da lui commessa non comporta automaticamente la sanzione accessoria della sospensione della patente; infatti l’art. 145, relativo alla regola della precedenza violata dal ricorrente il giorno dell’incidente, dopo aver previsto l’entità della sanzione pecuniaria da comminare al trasgressore, al comma 11 sancisce: “Quando lo stesso soggetto sia incorso, in un periodo di due anni, in una delle violazioni di cui al comma 10 per almeno due volte, all’ultima infrazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI.”.

Pertanto non vi erano tutti i presupposti per ordinare la revisione ai sensi del comma 1 ter ed allora si tratta di una decisione che discende dall’adozione di una valutazione discrezionale che deve lasciare traccia nella motivazione.

Sul punto non vi è stata violazione del contraddittorio procedimentale poiché tra i documenti trasmessi dall’Amministrazione vi è anche la comunicazione dell’avvio del procedimento del 25.7.2018 notificata con raccomandata in data 16.8.2018, ma è evidente un difetto di motivazione.

Il Codice della Strada non prevede che tutte le volte che un soggetto riporta delle lesioni di una qualche entità, la persona coinvolta nell’incidente che abbia violato un precetto del Codice stesso per ciò stesso debba essere sottoposta a revisione della patente.

Quindi non è sufficiente far riferimento all’incidente occorso, peraltro descritto inesattamente poiché non vi è alcuna prova che ci sia stata collisione tra i due mezzi, ma bisogna indicare quale siano le circostanze che denotino una grave violazione delle norme sulla circolazione oppure una particolare imperizia nella conduzione del mezzo.

Nell circostanza non si è tenuto conto che il ricorrente non era mai incorso in incidente come testimonia tra l’altro il possesso di un punteggio alto sulla patente e non si è valutata ai fini di cui sopra la dinamica del sinistro.

Vi è stata infatti senz’altro una violazione dell’obbligo di dare la precedenza che è stato correttamente sanzionato, ma l’infrazione è consistita nell’arrestarsi oltre la riga e non nell’impegnare l’incrocio senza tener conto dell’obbligo.

In ogni caso una singola violazione effettuata con modalità che non testimonino un’imprudenza o un’imperizia particolari non costituiscono una ragione sufficiente per sottoporre il titolare di un permesso di guida ad una revisione della patente.

Il ricorso va accolto, ma in considerazione comunque della responsabilità del ricorrente e dell’entità delle lesioni subite dal conducente del motociclo appare giustificata la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate ad eccezione del contributo unificato che va restituito ove versato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.


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