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Risarcimento per mancato guadagno (lucro cessante): ultime sentenze

17 Giugno 2020
Risarcimento per mancato guadagno (lucro cessante): ultime sentenze

Danno da mancato guadagno e prova dell’utilità patrimoniale che il creditore avrebbe conseguito se non si fosse verificato il fatto illecito-danno.

Il risarcimento del danno non è solo quello per le perdite economiche in conseguenza della condotta illecita (si pensi alle spese mediche a seguito di un incidente) o quello morale o biologico per la sofferenza fisica subita. Esiste anche il risarcimento per mancato guadagno o, come tecnicamente viene detto, per lucro cessante. Si tratta delle somme che il danneggiato avrebbe percepito – di solito a titolo di attività lavorativa – se non si fosse verificato l’incidente. 

Il più delle volte, il problema nella quantifcazione di tale voce di danno deriva dall’impossibilità di prevedere il futuro: difatti, si va a risarcire qualcosa che non è mai stato percepito e che si presume sarebbe stato incassato in un ipotetico futuro senza l’atto illecito.

Ecco una rassegna delle ultime sentenze in materia di risarcimento per mancato guadagno ossia lucro cessante.

Quando il risarcimento da lucro cessante

Ogni diminuzione che il patrimonio di un danneggiato ha subito in conseguenza del fatto illecito, e l’accrescimento che lo stesso avrebbe conseguito se a impedirlo non fosse intervenuto il fatto generatore del danno non necessita di una prova documentale dell’attività del danneggiato potendo detta prova esser data con tutti i mezzi ammessi nel nostro ordinamento.

Quando si tratti di danni consistenti nel mancato sorgere di una situazione di vantaggio, gli stessi devono essere risarciti non solo in caso di assoluta certezza ma anche quando sulla base della proiezione di situazioni già esistenti, sussista la prova, sia pure indiziaria, della utilità patrimoniale che, secondo un rigoroso giudizio di probabilità (e non di mera possibilità), il creditore avrebbe conseguito se l’illecito non fosse stato commesso; possono essere esclusi soltanto per quei mancati guadagni che sono meramente ipotetici perché dipendenti da condizioni incerte.

Corte di cassazione, sezione I civile, ordinanza 5 giugno 2020 n. 10750 

Contratti: quali sono i danni risarcibili?

Ove venga dedotto in giudizio un danno da inadempimento contrattuale che si limiti al solo lucro cessante, dovendosi quest’ultimo concretizzare nel mancato guadagno, ovvero nell’accrescimento patrimoniale ridottosi o azzeratosi proprio a causa dell’inadempimento, la parte che lo deduce avrà il compito di fornire la prova, anche indiziaria, dell’utilità patrimoniale che avrebbe conseguito, se al contratto fosse stata data corretta e puntuale esecuzione. A tal fine, tuttavia, saranno da escludersi i guadagni ipotetici, perché dipendenti da condizioni incerte.

Cassazione civile sez. III, 11/10/2018, n.25160

Risarcimento del danno: valutazione e liquidazione del mancato guadagno

Il danno patrimoniale da mancato guadagno, concretandosi nell’accrescimento patrimoniale effettivamente pregiudicato o impedito dall’inadempimento dell’obbligazione contrattuale, presuppone la prova, sia pure indiziaria, dell’utilità patrimoniale che il creditore avrebbe conseguito se l’obbligazione fosse stata adempiuta, esclusi i mancati guadagni meramente ipotetici, perché dipendenti da condizioni incerte, sicché la sua liquidazione richiede un rigoroso giudizio di probabilità (e non di mera possibilità), che può essere equitativamente svolto in presenza di elementi certi offerti dalla parte non inadempiente dai quali il giudice possa sillogisticamente desumere l’entità del danno subito.

Corte di cassazione, sezione VI-2 civile, ordinanza 8 marzo 2018 n. 5613 

Determinazione del mancato guadagno 

In tema di risarcimento del danno, la determinazione del lucro cessante va desunta dalla ricostruzione ideale di quanto il creditore avrebbe conseguito per normale successione di eventi, in base a una ragionevole e fondata attendibilità, qualora l’obbligazione fosse stata adempiuta; ma siffatta ricostruzione non può essere suffragata sul solo piano ipotetico dall’astratta possibilità di lucro, bensì deve muovere da una situazione concreta, che consenta di ritenere fondata e attendibile quella possibilità. Per quanto concerne il risarcimento del danno per mancato guadagno, questo va rapportato all’utile netto, tenendo conto, quindi, degli oneri sopportati. 

Corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 16 settembre 2016 n. 18249

Risarcimento dei danni patrimoniali per inadempimento del contratto: prova necessaria

In tema di responsabilità contrattuale ai fini del risarcimento dei danni patrimoniali conseguenti all’inadempimento del contratto non è sufficiente la prova dell’inadempimento del debitore, ma deve altresì essere provato il pregiudizio effettivo e reale incidente sulla sfera del danneggiato, in termini sia di danno emergente sia di lucro cessante, e la sua entità.

Il danno patrimoniale da mancato guadagno, in particolare, presuppone la prova, anche presuntiva, dell’utilità patrimoniale che secondo un giudizio di probabilità il creditore avrebbe conseguito se l’obbligazione fosse stata adempiuta, dovendosi escludere i mancati guadagni meramente ipotetici.

Tribunale Piacenza, 31/12/2019, n.880

Risarcimento del danno patrimoniale da responsabilità contrattuale

Il diritto al risarcimento del danno patrimoniale derivante da responsabilità contrattuale viene in essere al momento in cui l’inadempimento dell’obbligato incide la sfera giuridica altrui provocando, per il soggetto leso, la diminuzione del suo patrimonio, che deve essere reintegrato in modo da ricostruirne la consistenza che avrebbe avuto se il fatto lesivo non si fosse verificato, eliminando le conseguenze pregiudizievoli che sono state cagionate da quel comportamento, nel senso, come indica l’art. 1223 cod. civ., sia di annullare la perdita subita (danno emergente) sia di fare entrare il mancato guadagno (lucro cessante).

Tribunale Cosenza sez. I, 05/02/2019, n.222

Danno da lucro cessante: la liquidazione richiede un rigoroso giudizio di probabilità (e non di mera possibilità)

Il danno patrimoniale da mancato guadagno, concretandosi nell’accrescimento patrimoniale effettivamente pregiudicato o impedito dall’inadempimento dell’obbligazione contrattuale, presuppone la prova, sia pure indiziaria, dell’utilità patrimoniale che il creditore avrebbe conseguito se l’obbligazione fosse stata adempiuta, esclusi solo i mancati guadagni meramente ipotetici perché dipendenti da condizioni incerte, sicché la sua liquidazione richiede un rigoroso giudizio di probabilità (e non di mera possibilità), che può essere equitativamente svolto in presenza di elementi certi offerti dalla parte non inadempiente, dai quali il giudice possa sillogisticamente desumere l’entità del danno subito.

Tribunale Trani sez. lav., 01/02/2019, n.2335

Il danno da mancato guadagno (lucro cessante) – concretandosi nell’accrescimento patrimoniale effettivamente pregiudicato o impedito dall’inadempimento dell’obbligazione contrattuale – presuppone la prova dell’utilità patrimoniale che il creditore avrebbe conseguito se l’obbligazione fosse stata adempiuta, con l’esclusione dei mancati guadagni meramente ipotetici perché dipendenti da condizioni incerte.

Tribunale Parma sez. I, 31/01/2019, n.177 

Risarcibilità di danni patrimoniali conseguenti all’inadempimento del contratto: onere probatorio

In tema di responsabilità contrattuale ai fini del risarcimento dei danni patrimoniali conseguenti all’inadempimento del contratto non è sufficiente la prova dell’inadempimento del debitore, ma deve altresì essere provato il pregiudizio effettivo e reale incidente sulla sfera del danneggiato, in termini sia di danno emergente sia di lucro cessante, e la sua entità.

Il danno patrimoniale da mancato guadagno, in particolare, presuppone la prova, anche presuntiva, dell’utilità patrimoniale che secondo un giudizio di probabilità il creditore avrebbe conseguito se l’obbligazione fosse stata adempiuta, dovendosi escludere i mancati guadagni meramente ipotetici. Il danno non patrimoniale è risarcibile solo ove sussista da parte del richiedente l’allegazione degli elementi di fatto dai quali desumere l’esistenza e l’entità del pregiudizio subito: tale onere di allegazione va compiuto in modo circostanziato, non potendo risolversi in mere enunciazioni generiche, astratte o ipotetiche, posto che il danno non patrimoniale, anche nel caso di lesioni di diritti inviolabili, non può mai ritenersi in re ipsa”.

Non può invocarsi, in senso contrario, la possibilità di procedere alla liquidazione in via equitativa del danno non patrimoniale, essendo tale modalità di liquidazione sempre subordinata all’impossibilità di determinare, nel suo preciso ammontare, un danno-conseguenza incerto nel quantum ma certo nell’an.

Tribunale Caltanissetta sez. lav., 15/01/2019, n.10



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