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App Immuni: perché pochi italiani la stanno utilizzando

17 Giugno 2020 | Autore:
App Immuni: perché pochi italiani la stanno utilizzando

Il motivo principale per il quale molti cittadini evitano di installare sui propri smartphone l’applicazione che notifica i casi di esposizione al Covid-19.

Da alcuni giorni, è possibile scaricare in tutta Italia la App Immuni per il contact tracing e, finora, stando ai dati forniti dalla ministra per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano, sono più di due milioni gli italiani che l’hanno installata sui propri smartphone. «Più soggetti la scaricano e più l’app ci aiuterà a muoverci in sicurezza riducendo la possibilità che si creino focolai incontrollati e quindi aiuterà a proteggere noi stessi e le persone che ci sono care», ha sottolineato la ministra.

Ma su una popolazione di circa 60 milioni di persone 2 milioni o poco più sono una percentuale irrisoria, ben lontana dal 60% auspicato dal Governo nella fase di lancio. «Questo progetto è un ‘wishful thinking‘», cioè un desiderio, un pensiero illusorio, ha detto il virologo Giorgio Palù, perché «se copro il 30-40% della popolazione è come non coprire nulla».

Secondo un recente sondaggio dell’istituto Swg, più della metà dei cittadini non intende scaricare la App Immuni: è ritenuta poco efficace e ci sono ancora critiche su privacy e tracciabilità. Inoltre, tra gli anziani, il 18% di chi non la scarica non può farlo perché non ha uno smartphone.

Il fatto è che Immuni preoccupa molto i cittadini, nonostante il Garante privacy abbia fugato i dubbi al riguardo e il meccanismo con cui funziona l’applicazione appaia ragionevolmente sicuro, anche se alcune perplessità sull’utilizzo dei dati rimangono, come ha evidenziato il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) rilevando in una relazione dettagliata tutti i punti deboli della App Immuni.

«Non sono contento che chi ha sviluppato la App Immuni la gestisca anche, perché poi come utente mi trovo in una situazione totalmente asimmetrica in termini di potere e di controllo», ha dichiarato all’Adnkronos Salute il virologo Andrea Crisanti, aggiungendo: «Io voglio che l’App sia gestita da un organismo totalmente indipendente e terzo rispetto a chi l’ha sviluppata. In questo momento non è così e questo secondo me non va bene. C’è un problema serissimo di governance. Chi gestisce l’App deve essere diverso da chi l’ha sviluppata perché non c’è una legge che la regola, è basata sulla buona fede delle persone e non capisco perché le persone non debbano essere tutelate. Sono anzi sorpreso che questo problema non sia stato sollevato».

Immuni esegue il tracciamento dei contatti a rischio di contagio mediante tecnologia Bluetooth che registra gli incontri ravvicinati a meno di 2 metri e prolungati per almeno 15 minuti; chi decide di installarla, viene avvisato con una notifica nel caso sia entrato in contatto con soggetti successivamente risultati positivi al tampone. Quando un utente di Immuni risulta Sars-Cov-2 positivo, l’operatore sanitario che gli ha comunicato l’esito del test diagnostico gli chiede se ha scaricato l’App e lo invita a selezionare sul proprio smartphone l’opzione per il trasferimento delle sue chiavi anonime (i codici generati dalla App e conservati nel telefonino) nel sistema del ministero della Salute.

La funzione principale dell’App è proprio quella di inviare il messaggio di alert alle persone che sono state a contatto con il soggetto risultato contagiato e che quindi potrebbero essere state esposte ad un caso di Covid-19. Da qui fornisce, con un messaggio di testo, le indicazioni su cosa fare, invitandole a contattare il medico di medicina generale o pediatra di libera scelta spiegando di aver ricevuto una notifica di contatto stretto. A quel punto, i sanitari faranno le valutazioni sull’effettiva esposizione del soggetto e, in caso positivo, segnaleranno l’interessato al dipartimento di Sanità pubblica di riferimento presso la Asl territoriale.

Dunque, chi installa Immuni potrà essere messo in quarantena o comunque dovrà porsi in isolamento domiciliare obbligatorio fino a quando non verrà sottoposto a test diagnostico per verificare la sua eventuale positività al Coronavirus; ma gli utenti di Immuni non hanno nessun privilegio o “garanzia” di ricevere il tampone in tempi celeri, che le regole sanitarie di buona prassi prevedono entro 48 ore dall’insorgenza del sospetto. Invece, ignorare l’avvertimento potrebbe comportare pesanti responsabilità in caso di diffusione, anche inconsapevole, del contagio: le autorità potrebbero chiedere conto al soggetto del perché non abbia seguito gli avvertimenti e adottato le precauzioni necessarie. Da qui il disorientamento dei cittadini, molti dei quali, nel dubbio, preferiscono eliminare il problema in radice evitando di installare la App sui propri dispositivi per evitare sgradite sorprese.



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