Coronavirus, cosa c’entra adesso il salmone

17 Giugno 2020
Coronavirus, cosa c’entra adesso il salmone

La grande paura dopo i nuovi contagi a Pechino.

Secondo il quotidiano di Hong Kong, South China Morning Post, il gigante asiatico ha bloccato le importazioni di salmone. Motivo: si è rincorsa per giorni la voce che potesse essere colpa di questo ottimo pesce d’acqua dolce se a Pechino il virus è tornato a circolare. Il responsabile della nuova ondata di contagi da Coronavirus nella capitale cinese, secondo i primi sospetti, sarebbe stato non il pesce ma il tagliere sul quale veniva affettato al mercato all’ingrosso di Xinfadi, distretto meridionale di Fengtai a Pechino. Da lì a mettere sotto accusa il salmone, però, è stato un attimo.

Il mercato è lo stesso da cui provengono quasi tutta la frutta e la verdura vendute nella capitale cinese: è stato chiuso nei giorni scorsi dopo la scoperta del nuovo focolaio. Da qui, scuole blindate e l’estensione della zona rossa, con altre cinque zone della città considerate a rischio medio, per un totale di 33 aree in cui c’è pericolo di contagio (una sola ad alto rischio, tutte le altre a rischio medio). Ma è davvero colpa del salmone?

Che succede a Pechino

La paura, a Pechino, è tanta. Al punto che il prelibato prodotto è sparito dagli scaffali dei supermercati della città e anche dai menu dei ristoranti. Va notato che, finora, gli esperti hanno sempre sostenuto che non siano possibili i contagi dal cibo. In questi giorni, la notizia che sia stato il salmone a provocare il nuovo focolaio è rimbalzata un po’ dappertutto sui media cinesi, compresi quelli ufficiali, dove il nuovo ceppo del virus è stato descritto come europeo ma diverso dalla variante attuale, che è a sua volta differente dal primo ceppo circolato a Wuhan (per saperne di più sulla cosiddetta variante europea potete leggere questo articolo: Coronavirus, la variante dieci volte più contagiosa).

Secondo Chen Bei, numero due del governo municipale di Pechino, il nuovo focolaio può essere ascrivibile o «alla trasmissione da uomo a uomo o da un’infezione dovuta alla contaminazione di articoli e ambiente».

Nessuna prova

In conferenza stampa, le autorità cinesi hanno chiarito che non c’è prova che il salmone abbia qualcosa a che fare con i 137 nuovi contagi accertati tra l’11 e il 16 giugno. Questo secondo Shi Guoqing, vice direttore del Centro d’emergenza del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, citato dall’agenzia ufficiale Xinhua. Per Shi Guoqing, le autorità cinesi non credono che questo tipo di pesce sia portatore del virus.

«Salmone contaminato – ha detto Shi Guoqing – è stato trovato in alcuni siti interessati del mercato di Xinfadi, ma non è stata rilevata la presenza di Coronavirus nel salmone prima dell’arrivo nelle aree contaminate». Ergo: la contaminazione sarebbe avvenuta sul posto.

Cerca, intanto, di correre ai ripari la Norvegia, l’esportatore numero uno al mondo di salmone atlantico, un mercato trainato dal boom del sushi e della cucina giapponese. La cattiva fama che potrebbe avere il prodotto, a causa del Covid, rischia, infatti, di ripercuotersi su un business troppo importante per il paese scandinavo. Da Oslo si affrettano a smentire che la colpa dei nuovi contagi sia da ricercare nel salmone: «Stiamo risolvendo la questione. Stiamo definendo oggi i dettagli», ha detto il ministro della Pesca, Odd Emil Ingebrigtsen. Il ministro ha parlato di un incontro avvenuto ieri tra funzionari norvegesi e cinesi, che hanno concluso che è improbabile che sia da incriminare il salmone norvegese.

Il salmone è innocente

«Non demonizziamolo: il salmone è innocente. Ormai Sars-CoV-2 è un virus a trasmissione umana. E se il problema in Cina è collegato a un tagliere contaminato, il responsabile non è certo il salmone». Parole di Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, intervistato dall’Adnkronos Salute.

«I sospetti sono sorti perché il virus è stato trovato su un tagliere, ma a portarcelo non sono stati i salmoni», continua Pregliasco. Capire come tracce di virus siano finite sul tagliere non è questo grande giallo, chiarisce il virologo: è sufficiente che qualcuno, asintomatico e portatore sano di virus, non abbia seguito le misure igieniche antiCovid e, magari, abbia toccato l’oggetto o lo abbia contaminato con il droplet. «Basta uno starnuto o un colpo di tosse – afferma il virologo -. Non ci sono segnali che i salmoni possano essere infettati dal virus, che ormai è diventato a trasmissione umana». Gli amanti di questo buonissimo alimento, insomma, possono stare tranquilli.



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