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L’assegno di mantenimento versato dallo Stato

17 Giugno 2020
L’assegno di mantenimento versato dallo Stato

Il Fondo di Solidarietà a favore del coniuge separato in difficoltà economica.

Ti sei separata da tuo marito perché da diverso tempo la convivenza era divenuta intollerabile a causa dei suoi continui tradimenti. Non è stato facile, ma è stata la scelta giusta. Il giudice ha disposto l’affidamento congiunto di vostro figlio di 11 anni e l’obbligo per il tuo ex di versarti un assegno di mantenimento mensile. Tuttavia, tuo marito manifesta totale disinteresse affettivo verso il bambino e ti lascia priva di qualsiasi forma di aiuto economico. Per questa ragione, sei costretta a tirare avanti con i soldi dei tuoi genitori. Una tua amica, però, ti ha parlato dell’assegno di mantenimento versato dallo Stato. Di cosa si tratta? Quali sono i requisiti? Dove si presenta la domanda? Lo vediamo in questo articolo.

Assegno di mantenimento: cos’è?

Innanzitutto, cerchiamo di capire cos’è e come funziona l’assegno di mantenimento. In pratica, quando marito e moglie si separano legalmente il giudice riconosce al coniuge economicamente più debole e ai figli un contributo economico mensile, cioè l’assegno di mantenimento. Si tratta, in buona sostanza, di una misura assistenziale che solitamente viene disposta a favore: 

  • del coniuge privo di redditi adeguati. Si pensi, ad esempio, alla moglie che non lavora. Tuttavia, il mantenimento non viene riconosciuto al coniuge al quale è stata attribuita la colpa per la fine del matrimonio (il cosiddetto addebito della separazione). Ad esempio, se la moglie è andata via di casa, abbandonando marito e figli, non ha diritto al mantenimento anche se è in difficoltà economica. Al massimo, può esserle riconosciuto un assegno alimentare, vale a dire una somma necessaria per il suo sostentamento;
  • dei figli fino al raggiungimento della loro indipendenza economica. In ogni caso, la legge prevede che entrambi i coniugi devono provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito.

Quali sono i presupposti per ottenere l’assegno di mantenimento?

Per ottenere l’assegno di mantenimento è necessario che il coniuge:

  • lo chieda nella domanda di separazione;
  • non possegga redditi propri: ad esempio, se la moglie percepisce uno stipendio adeguato ed è proprietaria della casa non avrà diritto a percepire alcun assegno;
  • non abbia causato la fine del matrimonio, e quindi è indispensabile che non gli sia stata addebitata la separazione;
  • non conviva con un’altra persona. Ad esempio, se la moglie va a convivere con il nuovo compagno si presuppone che quest’ultimo possa provvedere alle sue esigenze.

Invece, per il mantenimento a favore dei figli, il giudice è chiamato ad accertare:

  • le esigenze educative: pensa, ad esempio, al bambino che vuole entrare a far parte di una squadra di scherma e che per questo deve frequentare un’apposita scuola;
  • il tenore di vita goduto dal figlio prima della separazione dei genitori;
  • i redditi del papà e della mamma;
  • il tempo che il figlio trascorre con ciascun genitore.

L’assegno di mantenimento versato dallo Stato

Ma cosa succede se il coniuge obbligato al mantenimento non versa l’assegno? In tal caso, il coniuge separato, che versa in stato di bisogno, può ottenere il mantenimento direttamente dallo Stato, grazie al cosiddetto Fondo di Solidarietà. In pratica, si tratta di un’anticipazione delle somme dovute a titolo di mantenimento che poi lo Stato andrà a recuperare dallo stesso coniuge inadempiente (per poi reinvestirle nel Fondo).

Per accedere al Fondo di Solidarietà è necessario presentare una domanda al tribunale del luogo di residenza, avendo cura di indicare:

  • i dati anagrafici del richiedente;
  • gli estremi del conto corrente;
  • l’inadempimento del coniuge;
  • il valore dell’indicatore Isee;
  • se il richiedente svolge un’attività lavorativa oppure è disoccupato.

Il coniuge interessato ha diritto a ricevere il mantenimento dallo Stato a condizione che:

  • conviva con figli minorenni oppure con figli maggiorenni purché portatori di handicap grave;
  • sia titolare del diritto al mantenimento riconosciuto con provvedimento del giudice;
  • non abbia ricevuto il mantenimento da parte del coniuge obbligato;
  • abbia un Isee inferiore o uguale ad euro 3.000;
  • abbia esperito infruttuosamente le azioni per recuperare le somme dovute (tipo il pignoramento).

Una volta presentata la domanda, il presidente del tribunale la esamina e si pronuncia entro 30 giorni. In caso di ammissibilità, il tribunale trasmette l’istanza al ministero della Giustizia che provvederà a corrispondere al coniuge richiedente la somma spettante.

La revisione dell’assegno di mantenimento

Infine, vediamo come e quando è possibile chiedere al giudice la revisione dell’assegno di mantenimento. Partiamo da tre esempi pratici. 

Tizio e Caia si sono separati. Dopo qualche anno, però, Tizio viene licenziato e non è più in grado di versare a Caia l’assegno di mantenimento.

Dopo la separazione da sua moglie, Sempronio ha conosciuto un’altra donna e ha creato con lei una nuova famiglia con due bambini piccoli. Tra le tante spese e il mantenimento all’ex moglie, Sempronio non riesce più ad arrivare a fine mese.

Mevia si è separata dal marito e percepisce l’assegno di mantenimento perché non lavora. Tuttavia, si scopre che la donna convive con il nuovo compagno da circa un anno.

Ebbene, in tutti e tre i casi è prevista la revisione, ossia la modifica dell’assegno di mantenimento. Ciò è ammesso, in pratica, ogni qualvolta si verificano fatti nuovi tali da giustificare una riduzione, un aumento o, addirittura, la revoca del mantenimento (ad esempio, nel caso in cui il coniuge beneficiario vada a convivere con un’altra persona).

Per chiedere e ottenere la revisione bisogna depositare un ricorso in tribunale e indicare le circostanze che dimostrino i fatti sopravvenuti, ad esempio, l’improvvisa perdita del lavoro, la nascita di un nuovo figlio, ecc. Il giudice valuterà le prove e deciderà se accogliere o rigettare il ricorso (in caso di richiesta ingiustificata).



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