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Coronavirus, i risultati dell’indagine Iss sulle rsa

17 Giugno 2020
Coronavirus, i risultati dell’indagine Iss sulle rsa

Il picco di decessi, in quella che da molti è stata chiamata «la strage silenziosa degli anziani», è avvenuto nella seconda metà di marzo.

Il Coronavirus e la «strage dei nonni»: l’infezione polmonare contro la quale tutto il mondo combatte, da inizio 2020, ci ha portato via 9154 anziani. È il numero delle vittime in età avanzata del Covid in Italia, tra il 24 marzo e i primi di maggio. La carneficina delle residenze sanitarie assistite (rsa), dove il virus ha colpito di più e tragicamente. Un fenomeno che è sotto la lente di molte Procure d’Italia, sollecitate dalle numerose denunce presentate dai familiari degli anziani a cercare di capire se, oltre all’imprevedibilità di un morbo così virulento, ci siano state omissioni che possano aver peggiorato la situazione. Eventuali responsabilità andranno esaminate, naturalmente, caso per caso e struttura per struttura.

Il questionario Iss

Anche l’Istituto superiore di sanità (Iss), in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, ha avviato una propria indagine. Un lavoro, naturalmente, diverso e con obiettivi diversi rispetto a quello che gli inquirenti stanno portando avanti su tutt’altro binario. Compito degli esperti Iss, a partire dal 24 marzo 2020, è stato quello di approfondire l’argomento rsa per analizzare sotto altri profili il lavoro di queste strutture. In particolare, interessava «monitorare la situazione e adottare eventuali strategie di rafforzamento dei programmi e dei principi fondamentali di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza».

3292 le rsa coinvolte nell’indagine Iss – il 96% circa del totale -: al questionario hanno risposto in 1356 – localizzate per lo più in Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto, ed Emilia Romagna – consentendo di redigere un report sulla gestione dell’emergenza in queste strutture che si prendono cura degli anziani. I dati riguardano il periodo compreso tra il primo febbraio e il 30 aprile scorsi.

Le difficoltà delle rsa

Un primo nodo critico ha a che fare con i dispositivi di protezione individuale (dpi). Delle 1259 strutture che hanno risposto alla domanda, 972 (77,2%) hanno riportato al momento del completamento del questionario la mancanza di dpi, mentre 263 (20,9%) hanno riferito di una scarsità di informazioni ricevute circa le procedure da svolgere per contenere l’infezione.

Inoltre, il report segnala che 123 (9,8%) strutture hanno lamentato una mancanza di farmaci, 425 (33,8%) l’assenza di personale sanitario e 157 (12,5%) difficoltà nel trasferire i residenti affetti da Covid-19 in strutture ospedaliere. Infine, 330 strutture (26,2%) hanno parlato di difficoltà nell’isolamento dei residenti affetti da Covid-19 e 282 hanno indicato l’impossibilità nel far eseguire i tamponi. Quasi una rsa su dieci non ha alcuna possibilità di isolare i pazienti con infezione Covid-19 confermata o sospetta. Circa l’8%, ovvero 104 strutture sul totale di quelle che hanno risposto a questa domanda del questionario, dichiara di non avere la possibilità di isolare i pazienti.

Il personale delle rsa

Nel report dell’Iss e del Garante dei detenuti si legge che «in media sono risultati presenti 2,5 medici, 8,5 infermieri e 31,7 operatori socio sanitari (oss) per struttura. Circa l’11% delle strutture ha dichiarato di non avere medici in attività nella struttura fra le figure professionali coinvolte nell’assistenza».

«Complessivamente – prosegue il rapporto Iss – considerando le tre figure professionali, sono presenti mediamente 42,4 operatori per struttura. Mediamente sono stati riportati 74,8 posti letto per struttura, con un range da 8 a 667 posti letto. Le 1356 strutture hanno riportato un totale di 97521 residenti alla data del 1° febbraio 2020, con una media di 72 residenti per struttura (range 7-632)».

Positivi e sintomatici

Nel totale dei 9154 soggetti deceduti, 680 erano risultati positivi al tampone e 3092 avevano presentato sintomi simil-influenzali. In sintesi, il 7,4% del totale dei decessi ha interessato residenti con riscontro di infezione da Sars-CoV-2 e il 33,8% ha interessato residenti con manifestazioni simil-influenzali a cui però non è stato effettuato il tampone.

Il picco dei decessi è stato riscontrato nel periodo 16-31 marzo.



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