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La Corte dei Conti Ue boccia la Tav

17 Giugno 2020
La Corte dei Conti Ue boccia la Tav

Il collegamento ferroviario tra Torino e Lione è un’opera «insostenibile e costosa» secondo i giudici contabili dell’Unione. Soddisfatto il M5S, reagisce Telt.

Arriva una sonora bocciatura dalla Corte dei Conti dell’Unione europea verso la Tav, l’opera di collegamento ferroviario tra Torino e Lione. I giudici contabili lussemburghesi la ritengono «non sostenibile» finanziariamente, perché destinata ad essere realizzata solo nel 2030 e con possibilità di produrre utili non prima del 2055 e a condizione che si raggiungano i livelli di traffico preventivati.

L’analisi della Corte dei Conti dell’Ue «considera la Tav come l’opera infrastrutturale più cara d’Europa a causa dell’incremento dei costi rispetto al progetto iniziale: la più cara e la più inutile», dichiarano la capodelegazione del Movimento 5 Stelle nel Parlamento europeo, Tiziana Beghin, e l’eurodeputato Mario Furore, che ora propongono: «La pandemia costringe l’Europa a ripensare alle proprie priorità: investiamo dunque quei miliardi nella sanità, nella transizione energetica e in infrastrutture che servano davvero ai cittadini».

«Cos’altro serve per mettere la parola fine sulla Tav? La relazione della Corte dei Conti europea estrinseca tutti i limiti dell’opera che il Movimento 5 Stelle bolla da sempre come inutile e costosa. Viene messo nero su bianco che i danni ambientali saranno drammatici, che la consegna non avverrà in tempi utili e che il traffico dei treni sarà molto più basso di quanto non ci si aspetti», chiedono, in una nota congiunta, i senatori piemontesi del Movimento 5 Stelle Alberto Airola, Susy Matrisciano ed Elisa Pirro.

Ma l’eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini avverte: «Fermare la Tav sarebbe una follia. La relazione della Corte dei Conti Ue sulla Torino-Lione è molto discutibile. Basti pensare che la valutazione negativa dei giudici sui costi della Tav si basa su uno studio preparatorio ormai superato risalente agli anni Novanta, che per l’opera prevedeva inizialmente una sola galleria. Un’ipotesi anacronistica rispetto al progetto attuale che prevede invece due gallerie, in linea con la normativa Ue che negli anni si è evoluta, aumentando gli standard di sicurezza. È inopportuno dedurre dal rapporto della Corte, e sulla base di dati opinabili, conclusioni negative sulla sostenibilità dell’infrastruttura».

Inoltre – prosegue l’eurodeputato – «La Torino-Lione è fondamentale per lo sviluppo delle reti Ten-t di collegamento intra Ue. Uno stop sarebbe inaccettabile, miope e dannoso: inaccettabile perché l’opera è già finanziata; miope in quanto nessuna analisi costi-benefici parziale o controversa può essere dirimente nel giudicare un collegamento internazionale valutabile in ottica strategica; dannoso per le ricadute negative economiche e sociali incalcolabili, in termini di penali, posti di lavoro persi e mancata crescita».

Ora, Telt (Tunnel Euralpino Lione-Torino), il soggetto promotore pubblico italo-francese della ferrovia Torino-Lione, in una nota stampa diffusa dall’agenzia Adnkronos obietta che l’aumento dei costi (+ 85%) cui fa riferimento la relazione della Corte dei Conti europea «si riferisce ad un vecchio studio preliminare effettuato da Alpetunnel negli anni ’90, prima della decisione di procedere con il progetto selezionato. Quello studio preliminare riguardava una galleria di base con una sola canna, anziché le due attuali diventate obbligatorie per le normative di sicurezza».

«All’inizio dell’anno, sottolinea Telt, gli Stati hanno sottoscritto con Inea (l’Agenzia esecutiva per l’innovazione e le reti che gestisce i programmi di infrastruttura e di ricerca dell’Ue nei settori dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni) l’aggiornamento del piano predisposto da Telt per la costruzione dell’infrastruttura che prevede la data di messa in servizio nel 2030. Le conclusioni del rapporto prevedono un costo certificato dell’infrastruttura di 8,3 miliardi di euro in valore 2012. Questo costo è stato convalidato e ratificato dagli Stati e ad oggi risulta pienamente confermato».

Infine, Telt precisa che «attualmente l’interscambio di merci tra i due Paesi ammonta a 80 miliardi di euro e rappresenta 44 milioni di tonnellate all’anno. Queste merci sono trasportate principalmente su strada, il 92% contro l’8% su rotaia. Ciò è dovuto principalmente all’obsolescenza della linea storica, la cui galleria transfrontaliera del 1870 non soddisfa più gli attuali standard di sicurezza ed è complessivamente inefficiente, come messo in evidenza dal rapporto della Corte dei Conti europea. Le pendenze eccessive e le interruzioni di carico sono un ostacolo per gli operatori economici che favoriscono il trasporto su strada a scapito della ferrovia. Nel 2018, oltre 3 milioni di automezzi pesanti hanno attraversato i valichi transalpini», conclude la nota ricordando che «la costruzione delle nuove infrastrutture, promossa dagli Stati e dall’Unione europea, mira a riequilibrare la quota modale del trasporto merci nelle Alpi, in totale coerenza con le politiche europee a favore di un trasporto più ecologico e competitivo».



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