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Cos’è il danno emergente e il lucro cessante: consigli per il risarcimento del danno

31 ottobre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 ottobre 2013



In tema di risarcimento del danno si sente parlare di danno emergente e di lucro cessante, che non sono altro che la perdita subita e il mancato guadagno causati da un inadempienza oppure, al di fuori di un rapporto contrattuale, da un qualunque fatto illecito. 

 

Ci si chiede a volte per quale ragione si affermino, nel linguaggio giuridico, espressioni che non trovano corrispondenza nel codice civile, ma che non di meno vengono usate dai giuristi quasi ad abbellire il significato di un concetto.

Ne sono un esempio le espressioni “danno emergente” e “lucro cessante“, che troviamo spesso nei discorsi e negli scritti giuridici quando si tratta di risarcimento.

Il danno emergente è, in pratica, la perdita economica subita, cioè la perdita causata al patrimonio del creditore dalla mancata, inesatta o ritardata prestazione del debitore. Si pensi, per esempio, a un chirurgo che sbagli il proprio operato e costringa il paziente a sottoporsi a un ulteriore intervento correttivo particolarmente costoso (in tal caso, il “danno emergente” sarà la spesa sostenuta per l’intervento correttivo).

Il danno emergente è, inoltre, qualsiasi danno che si subisca anche a prescindere da un rapporto contrattuale (cosiddetto danno extracontrattuale”). È il caso, per esempio, di un incidente stradale: è un danno emergente il costo sopportato per riparare il paraurti dell’auto danneggiata.

Il lucro cessante è, in pratica, il mancato guadagno che consegue all’illegittimo comportamento altrui: si fa riferimento ad una situazione futura, e non ad una presente come nel danno emergente. In questo caso si guarda cioè alla ricchezza che il creditore non ha conseguito in seguito al mancato utilizzo della prestazione dovuta dal debitore oppure, al di fuori di un rapporto contrattuale, alla perdita di chance (possibilità) di guadagno che il fatto illecito provoca al danneggiato [1]. Per esempio: se il fornitore non consegna un determinato quantitativo di stock di materia prima, impedisce all’azienda di vendere il prodotto finito per il quale ha già ottenuto un ordinativo. In tal caso il mancato guadagno è chiamato “lucro cessante”. Oppure si pensi al caso di un agente di commercio che, a causa di un frattura riportata dall’altrui condotta illecita, non ha potuto lavorare per un anno; anche in tal caso, il suo mancato reddito è un danno qualificabile come “lucro cessante”.

È chiaro che, trattandosi in questo caso di un evento futuro e solo prevedibile, per ottenere il risarcimento sarà necessaria una ragionevole certezza circa il suo accadimento e, quindi, una prova particolarmente rigorosa e non semplicemente “presuntiva”.  

Tenete presente che il danneggiato deve chiedere il risarcimento, a pena di prescrizione [2], entro:

10 anni dal fatto se il danno è causato dalla cattiva o mancata esecuzione di un contratto;

2 anni in caso di danni che derivano da un sinistro stradale, salvo che vi siano delle lesioni personali, in questo caso il termine è uguale a quello di prescrizione del reato [3];

5 anni negli altri casi.

Proprio di “perdita subita” e di “mancato guadagno” parla il codice civile, senza usare altre espressioni [4].

note

[1] Trovate già nel portale la distinzione a proposito dell’incidente stradale: https://www.laleggepertutti.it/34787_risarcimento-al-dipendente-vittima-di-incidente-stradale

[2] Trovate la spiegazione della prescrizione dei diritti in  https://www.laleggepertutti.it/36252_la-prescrizione-dei-diritti-quando-si-verifica-e-quali-conseguenze-produce

[3] E se si verifica una nuova lesione, la prescrizione per ottenere il risarcimento ricomincia a decorrere dal verificarsi di quest’ultima: https://www.laleggepertutti.it/26477_risarcimento-danni-se-ce-nuova-patologia-la-prescrizione-slitta

[4] Art. 1223 cod. civ. “Risarcimento del danno”

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