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Lo sai che? Mediazione del giudice su qualsiasi materia, anche su mantenimento figli dopo il divorzio

Lo sai che? Pubblicato il 31 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 ottobre 2013

Nel formulare la proposta di mediazione, il giudice non è vincolato alle materie previste per le ipotesi obbligatorie; così è possibile la conciliazione anche sul mantenimento dei figli.

 

La ricerca di una soluzione transattiva, su sollecito del giudice, non ha limiti di materie. Il giudice è sempre libero, qualsiasi sia la natura della controversia, a rinviare le parti – in corso di causa – davanti a un organismo di mediazione.

Come noto, con la recente riforma [1] che ha introdotto la mediazione obbligatoria, sono state individuate determinate materie per le quali, se le parti intendono agire in giudizio, devono prima esperire un tentativo di mediazione presso i competenti organismi (leggi l’articolo: “Quali sono le materie della nuova mediazione obbligatoria?”). Si tratta della cosiddetta “mediazione obbligatoria”.

Oltre a ciò, la legge ha previsto anche la cosiddetta “mediazione delegata”, quella cioè sollecitata dal giudice in corso di causa (leggi l’articolo “La mediazione delegata: quando il giudice impone l’accordo”).

In tal caso – a differenza del primo – il magistrato non ha alcun vincolo: egli è pertanto libero di invitare le parti a tentare la conciliazione presso l’organismo di mediazione, qualsiasi sia la materia del contendere in giudizio: dunque, anche al di fuori di quelle indicate dalla legge per la mediazione obbligatoria.

Questo significa che ben potrebbe intervenire una “mediazione delegata” in caso di questioni familiari e, in particolare, di ripartizione di spese per il mantenimento dei figli.

La questione è stata, di recente, affrontata dal Tribunale di Milano che, con un provvedimento pubblicato lo scorso 29 ottobre [2], ha invitato due ex coniugi, che litigavano su alcune somme non versate per le spese straordinarie dei figli, a tentare una conciliazione davanti a un organismo di mediazione. E ciò in considerazione di due ragioni: sia per il basso valore della vertenza (meno di mille euro), sia perché in passato i genitori erano stati in grado di mettersi d’accordo. Senza dimenticare che i mediatori ben potrebbero estendere la trattativa ai fatti emersi In un momento successivo alla instaurazione della lite e non fatti valere nel processo, così essendo evidente che l’eventuale soluzione conciliativa potrebbe definire il conflitto nel suo complesso, mentre la sentenza conclusiva del procedimento civile potrebbe definire solo una lite in modo parziale.

note

[1] DL 69/2013, cosiddetto “Decreto del Fare”.

[2] Giudice Giuseppe Buffone.


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