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Cosa significa banca commissariata

19 Giugno 2020 | Autore:
Cosa significa banca commissariata

Il commissariamento di un istituto di credito: le varie fasi, i rischi che possono insorgere per i titolari dei rapporti bancari e l’eventuale ricorso alla procedura di bail in.

Ogni anno, si allunga la lista degli istituti di credito che vengono commissariati da Bankitalia, ai quali si aggiungono quelli sottoposti ad amministrazione controllata, quelli salvati attraverso il ricorso alla procedura di bail in e quelli in crisi anche se non commissariati. Per quanto riguarda i primi, si tratta perlopiù di banche di credito cooperativo, si pensi ad esempio a Banca Marche e a Banca Etruria, entrambe fallite ed acquistate da Ubi Banca nel 2016, a Popolare di Vicenza e a Veneto Banca, acquistate da Intesa Sanpaolo nel 2017. Se si volesse consultare l’elenco completo di tutte le banche commissariate, è possibile trovarlo sul sito della Banca d’Italia.

Per altri istituti di credito, è stato evitato il commissariamento con ingenti aumenti di capitale. Vedi il caso di Monte dei Paschi di Siena, rigenerato da un prestito obbligazionario concesso dal governo Monti e del quale il Ministero dell’Economia e delle Finanze è diventato azionista. Sono molti, quindi, i correntisti e coloro che hanno denaro versato in conti deposito ma anche chi possiede azioni, obbligazioni ordinarie e subordinate ad avere interesse a conoscere cosa significa banca commissariata e quali rischi corrono se il proprio istituto di credito venisse sottoposto a tale procedura. Esaminiamo allora insieme l’argomento nel dettaglio.

Cosa significa commissariamento di una banca

Il commissariamento è una procedura appositamente prevista e disciplinata dal Testo Unico Bancario [1], attraverso la quale si tende a proteggere l’integrità di un istituto di credito nel caso di gravi irregolarità nella gestione che, se perpetrate, possono portarne al fallimento.

La decisione di commissariare una banca viene presa dalla Banca d’Italia, che nomina uno o più commissari straordinari, i quali si sostituiscono al consiglio di amministrazione, e un comitato di sorveglianza.

In altre parole, i poteri degli organi direttivi dell’istituto di credito commissariato cessano e passano di mano ai commissari esterni.

L’intervento della Banca d’Italia deve essere autorizzato da un apposito decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze.

Commissari straordinari e comitato di sorveglianza: quali sono i compiti?

I commissari straordinari hanno il compito primario di risanare la banca, di cui esercitano le funzioni e i poteri di amministrazione.

Pertanto, devono:

  • accertare la situazione aziendale;
  • sistemare i bilanci;
  • rimuovere le irregolarità;
  • convocare le assemblee;
  • promuovere le soluzioni utili nell’interesse dei depositanti.

Inoltre, nei casi in cui lo dovessero ritenere necessario, i commissari devono esercitare l’azione di responsabilità contro i membri dei disciolti organi amministrativi e di controllo nonché contro i dirigenti, compreso il dirigente generale, che hanno causato il danno.

I commissari straordinari rivestono la qualifica di pubblici ufficiali e devono attenersi alle prescrizioni dettate dalla Banca d’Italia.

Dal canto suo, Bankitalia può revocare ed autorizzare azioni civili contro i commissari e i membri del comitato di sorveglianza per atti compiuti nell’espletamento dell’incarico.

Il comitato di sorveglianza esercita funzioni di controllo e consultive.

Come operano i commissari straordinari

Al momento dell’insediamento i commissari straordinari prendono in consegna la banca dagli organi amministrativi disciolti. Viene, quindi, redatto un sommario processo verbale ed acquisita la situazione dei conti. All’operazione deve essere presente almeno un componente del comitato di sorveglianza.

Nel caso in cui non sia stato approvato il bilancio relativo all’esercizio chiuso prima del commissariamento, i commissari depositano una relazione sulla situazione patrimoniale ed economica della banca, redatta sulla base delle informazioni disponibili e accompagnata da un rapporto del comitato di sorveglianza, presso l’ufficio del Registro delle imprese, in sostituzione del bilancio.

Durante il periodo di amministrazione straordinaria, non si procede alla distribuzione degli utili.

In casi eccezionali, i commissari, al fine di meglio tutelare gli interessi dei creditori, possono sospendere il pagamento delle passività da parte della banca per un periodo massimo di un mese, prorogabile per altri due mesi senza che, nelle more, possa venire dichiarata l’insolvenza.

Al termine dell’amministrazione straordinaria sia i commissari sia il comitato di sorveglianza redigono distinti rapporti sull’attività svolta e li trasmettono alla Banca d’Italia.

La Banca d’Italia deve, quindi, approvare il bilancio stilato dai commissari.

Infine, prima della cessazione dal mandato, i commissari devono ricostituire gli organi dell’amministrazione ordinaria della banca.

Una banca commissariata è a rischio fallimento?

Il termine commissariamento si adopera per indicare una procedura attraverso la quale vengono sospesi i poteri degli organi direttivi di un istituto di credito ed affidati a commissari esterni.

In ambito fallimentare, il termine viene utilizzato in riferimento a società che sono sottoposte a procedure concorsuali quali il fallimento, il concordato preventivo e il concordato fallimentare, al fine di trovare una soluzione alla crisi in cui versano attraverso la regolamentazione dei rapporti con i creditori.

Le procedure di amministrazione straordinaria vengono gestite da un commissario straordinario o giudiziale. Di solito, durano un anno ma possono essere prorogate di altri sei mesi in casi eccezionali.

Ne consegue che se una banca viene commissariata non vuol dire che sia a rischio fallimento ma, più concretamente, che presenta alcune problematiche le quali vanno risolte con una gestione mirata a ripianare la situazione, per ritornare ad una condizione economica tranquilla. Ecco perché non va vista come un’operazione negativa.

Correntisti di una banca commissariata: quali rischi?

Quando una banca viene sottoposta a commissariamento o sono rese note delle difficoltà di bilancio, l’avvio di indagini sui vertici o altre problematiche ancora, i soggetti titolari di un conto corrente o di un conto deposito iniziano a temere per i propri risparmi.

La paura è spesso generata da una mancanza di informazione finanziaria oltre che da allarmismi creati dalle associazioni dei consumatori e dai mezzi di comunicazione. Infatti, come detto in precedenza, il commissariamento non è necessariamente l’anticamera del fallimento della banca e della conseguente applicazione della procedura di bail in.

Pertanto, i correntisti e coloro che hanno un conto deposito in una banca commissariata o in crisi non perdono nulla. Possono continuare a ritirare il capitale e gli interessi quando vogliono oppure possono trasferire il conto corrente senza alcun limite anche se è bene che evitino di depositare ulteriori somme sui conti.

Inoltre, in caso di fallimento, coloro che hanno dei conti correnti aperti o che hanno dei depositi fino a 100.000 euro (200.000 euro in caso di conto cointestato tra due persone) sono garantiti dal Fondo interbancario di tutela, il quale rimborsa loro il capitale.

Titolari obbligazioni/azioni di una banca commissariata: cosa succede?

Nell’ipotesi di commissariamento di un istituto di credito i titolari di obbligazioni e di azioni sono i soggetti che corrono maggiori rischi. Ciò accade perché le azioni iniziano a perdere valore in borsa, scende il prezzo e ne aumentano le vendite. Allo stesso modo, scende la raccolta obbligazionaria in quanto non vengono emessi nuovi bond e le cedole, sia delle azioni sia delle obbligazioni, garantiscono rimborsi minori per ragioni contabili.

Ma c’è di più. Se per salvare dal fallimento una banca commissariata si è costretti a ricorrere alla procedura di bail in, i soggetti che verranno coinvolti per primi saranno proprio gli azionisti, seguiti dai titolari di obbligazioni o di titoli derivati, dagli altri creditori subordinati e dai creditori chirografari, cioè quelli non assistiti da alcuna causa di prelazione. Perciò, le azioni e le obbligazioni subordinate possedute da tali soggetti, verranno annullate.

Nella procedura di bail in verranno coinvolti, per ultimi, anche i titolari dei conti corrente e dei conti deposito nei quali sono depositate somme superiori ai 100.000 euro.

In cosa consiste la procedura di bail in

Con il termine bail in si indica la procedura con la quale le banche si trattengono riserve di capitale addizionali per far fronte alle emergenze. Agli azionisti e ai creditori potrà essere chiesto un contributo pari all’8% del passivo della banca in crisi. Le azioni e i crediti potranno essere svalutati e questi ultimi potranno essere convertiti in azioni per ricapitalizzare la banca.

Nella procedura di bail in, non rientrano i correntisti e i titolari di conto deposito di somme inferiori a 100.000 euro né i possessori di titoli acquistati attraverso la banca ma non appartenenti alla stessa (come nel caso di titoli di Stato o di obbligazioni di altre società).

Va comunque detto che questa procedura non viene applicata in condizioni comuni bensì si tratta di una estrema ratio a cui si ricorre quando non sono possibili soluzioni alternative.

Come scegliere una banca sicura

Per scegliere una banca sicura bisogna avere riguardo ad alcuni parametri specifici, necessari per verificarne la solidità.

Più precisamente, si tratta del:

  1. rating, stabilito da società specializzate, che consiste in un giudizio sulla capacità della banca di ripagare il proprio debito. Di solito più alto è il rating, più una banca viene considerata solida. Tuttavia, questo criterio non è ritenuto certo ed affidabile al 100%;
  2. Cet1 ratio (Core equity ter 1 ratio), ovvero il così detto controllo del patrimonio di vigilanza. Questo parametro serve per valutare la quantità di investimenti fatti da una banca rispetto al patrimonio. Secondo le norme in vigore nell’Unione Europea, come valore minimo il Cet1 Ratio deve avere l’8%. Ciò significa che un istituto di credito può fare investimenti superiori a 10 volte il suo capitale.

Quali sono le banche italiane più solide

A fine gennaio 2020, la Bce (Banca centrale europea) ha reso nota la classifica delle banche europee più affidabili sulla base dell’esame Srep 2019 (Supervisory review and evaluation process). Gli istituti di credito sono stati ordinati in ragione della richiesta di capitale supplementare; per cui maggiore è stata la domanda, minore è risultata la solidità.

Al primo posto delle banche italiane più solide è risultata la Credem, che presenta una richiesta di capitale supplementare pari al 1%, seguita da Mediobanca, con l’1,25%, da Intesa Sanpaolo, con l’1,5%, Unicredit, con l’1,75% e da Bper Banca, con il 2%.

Nella classifica delle banche italiane più solide rientrano anche:

  • Banco BPM, Credito Cooperativo Italiano e Unione di Banche Italiane (Ubi), con il 2,25%;
  • Iccrea Banca, con il 2,5%;
  • Monte dei Paschi di Siena e Banca Popolare di Sondrio, con il 3%.

note

[1] Artt. 70-76 D. Lgs n. 385/93.


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