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Finta separazione: è reato?

18 Giugno 2020
Finta separazione: è reato?

Conseguenze civili e penali per chi si separa per sfuggire ai debiti o al fisco.

Il fenomeno delle finte separazioni è sempre più diffuso. La ragione è quasi sempre legata alla tutela del patrimonio familiare. Difatti, separandosi, i patrimoni dei due coniugi restano distinti e i creditori dell’uno non possono più rivalersi sull’altro. Certo, lo stesso fine potrebbe anche realizzarsi optando per il regime di separazione dei beni (in luogo della comunione), con contestuale donazione degli immobili al coniuge non debitore, ma un atto del genere apparirebbe fin troppo indirizzato a frodare i creditori e finirebbe per essere facilmente contestato con l’azione revocatoria. Fingere, invece, una crisi di coppia è più facile e non desta immediati sospetti. 

In pratica, con la finta separazione, il coniuge che teme un pignoramento sui propri beni (di norma, il marito) dichiara dinanzi al giudice, in attuazione di un accordo condiviso con l’altro coniuge (la cosiddetta «separazione consensuale»), di lasciare a questi uno o più beni (di solito, immobili) in cambio della rinuncia (o della riduzione) all’assegno di mantenimento. 

L’accordo deve essere presentato dinanzi al giudice del tribunale. Una bugia bell’e buona. Sicché, qualcuno si chiede se la finta separazione è reato. Si può parlare di un falso dinanzi al pubblico ufficiale (il magistrato) che, in un atto pubblico (la sentenza), ratifica la volontà dei due coniugi di separarsi? Ed inoltre, se scopo della finta separazione è evitare i creditori (sia che si tratti del fisco che di soggetti privati) è possibile ravvisare, in questo comportamento, una truffa? 

Per capire se la finta separazione è reato dobbiamo fare un passo indietro ed analizzare, più nel dettaglio, il fenomeno.

Come avviene la finta separazione

Quando parliamo di «separazione» non intendiamo la «separazione dei beni» che una coppia sposata in regime di comunione può fare in qualsiasi momento, separando così i patrimoni. Con «separazione» intendiamo l’anticamera del divorzio, il gradino iniziale che bisogna compiere per poter poi procedere alla cessazione del matrimonio. 

In verità, nulla vieta alla coppia di rimanere separata a vita, senza mai procedere al divorzio. E molte coppie restano in questo limbo solo per ragioni di convenienza economica. Con un esempio pratico potremo chiarire meglio questa situazione. 

Domenico e Fiorella sono sposati. Domenico è un imprenditore sopraffatto dai debiti con il fisco e i fornitori. Temendo che un giorno i creditori possano pignorargli le due case, decide di separarsi dalla moglie. Tutto viene studiato “a tavolino”: i due presentano un atto di separazione consensuale dinanzi al giudice (difesi da un solo avvocato) che lo convalida. Tutto si risolve in una sola udienza. In attuazione dell’accordo di separazione, Domenico lascia alla moglie Fiorella le sue proprietà immobiliari; in cambio, Fiorella rinuncia al mantenimento. Per rendere più credibile la separazione, i due cambiano residenza in due dimore diverse. In questo modo, i creditori di Domenico non potranno più pignorare i suoi beni visto che ormai sono entrati nel patrimonio dell’ex moglie.

Questa soluzione è ampiamente utilizzata dalle coppie ove un solo coniuge ha debiti. Non avrebbe, invece, senso se tanto il marito quanto la moglie sono indebitati (come spesso succede quando i due hanno firmato un mutuo in comune oppure l’uno è garante dell’altro).

In realtà, come dicevamo in apertura, c’è un’altra soluzione, meno “drammatica”, per poter evitare il pignoramento ed è quella della separazione dei beni. In pratica, la coppia, anziché dividersi, passa dal regime di comunione a quello della separazione dei beni.

Domenico e Fiorella sono sposati in comunione dei beni. Domenico ha dei debiti. Fiorella, sapendo che i creditori potrebbero pignorare la metà degli immobili cointestati per via della comunione, suggerisce al marito di andare dal notaio e modificare il regime familiare da quello della comunione a quello della separazione dei beni. Domenico poi dona a Fiorella i propri beni di valore (lo fa sempre davanti al notaio).

Una soluzione di questo tipo, se da un lato è leggermente più economica (ma non di molto), non ha alcun impatto psicologico sulla coppia che resta comunque sposata. 

Tuttavia, dall’altro lato, il passaggio dalla comunione alla separazione dei beni è più facilmente revocabile da parte dei creditori. Vediamo perché.

In caso di finta separazione cosa possono fare i creditori?

Sia contro la finta separazione (la prima soluzione vista nel precedente paragrafo) che contro la separazione dei beni (la seconda soluzione), i creditori hanno due armi di difesa:

  • avviare un’azione revocatoria, volta a dimostrare che la decisione dei coniugi realizza un intento fraudolento nei confronti dei creditori;
  • avviare un’azione simulatoria, volta a dimostrare che la decisione dei coniugi è in realtà fittizia e nasconde una situazione reale completamente diversa.

A conti fatti, in entrambi i casi, scopo del giudizio è dimostrare che moglie e marito non si sono mai separati davvero, cosa che si potrà realizzare dimostrando che i due vivono ancora sotto lo stesso tetto. A tal fine, non basta infatti modificare le residenze se poi un detective privato riesce a carpire le foto dei due che rientrano la sera nella stessa casa; se su Facebook marito e moglie pubblicano le foto degli attimi di vita familiare; se i due fanno passeggiate insieme sul corso; se passano le vacanze uniti e così via. 

È comunque bene precisare che l’onere della prova è sempre del creditore: è lui che deve dimostrare la verità delle proprie affermazioni dinanzi al giudice, sicché l’esito del giudizio non è mai scontato e certo.

Se l’azione dei creditori dovesse dare buon frutto, allora si avrebbe che il trasferimento della proprietà dei beni – attuato con la separazione – diverrebbe inefficace e sarebbe possibile il pignoramento. 

La finta separazione poi crea un secondo problema: se dovesse davvero sopraggiungere la crisi della coppia, il coniuge intestatario dei beni dell’altro per convenienza potrebbe rivendicarne ormai la definitiva proprietà e rifiutarsi di restituirli anche in caso di divorzio.

La finta separazione è reato?

Abbiamo visto che, sotto un profilo civilistico, simulare una separazione può comportare – anche se non è scontato – un’azione da parte dei creditori volta a rendere l’atto inefficace. Vediamo ora quali sono le conseguenze sotto l’aspetto penale. La finta separazione è reato?

Potrebbe innanzitutto ricorrere il falso in atto pubblico per le mendaci dichiarazioni da parte dei coniugi dinanzi al giudice che confluiscono nella sentenza, atto pubblico per eccellenza. In realtà, è davvero difficile – se non impossibile – investigare sulle intenzioni delle parti al momento della separazione, sicché la contestazione di tale reato è quantomeno improbabile (a dimostrazione di ciò non si rinvengono procedimenti penali per tale circostanza).

Il secondo reato potrebbe essere quello di truffa ai danni del creditore. Si può parlare anche del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte se il creditore è il fisco. Ma attenzione: questo reato scatta solo se i debiti attengono a Imposte sui redditi (ad es. Irpef) e Iva di importo superiore a 50mila euro. Quindi, per debiti inferiori o, per debiti anche superiori ma riferiti ad altre imposte (ad es. Imu), non c’è alcun reato.

Per tale condotta, la legge prevede la reclusione da 6 mesi a 4 anni per i debiti superiori a 50mila euro, invece, se le imposte evase superano i 200mila euro è prevista la reclusione da 1 a 6 anni.

Il più delle volte, scopo del creditore non è tanto quello di far infliggere una sanzione penale al debitore ma di recuperare i propri soldi. Ragion per cui non è ricorrente imbattersi in querele per truffa. La truffa, però, lo ricordiamo, ha condizioni molto stringenti e presuppone uno specifico “dolo” che l’accusa deve poter dimostrare, cosa non facile perché richiederebbe entrare nella testa della coppia e conoscerne le reali intenzioni.

L’articolo 640 del Codice penale recita infatti «Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032».

Insomma, possiamo concludere dicendo che, se anche la finta separazione può rasentare gli estremi di più di un reato, è piuttosto improbabile che siano presentate querele alla Procura della Repubblica, salvo si tratti di debiti con il fisco superiori a 50mila euro dovuti a imposte sui redditi o Iva.



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2 Commenti

  1. Ci sono tante coppie che fanno finta che di non stare insieme per avere agevolazioni varie. Gente che dichiara al Fisco cifre irrisorie e poi le vedi camminare con macchinoni e ingioiellate con borse super costose. E come mai accedono a tante agevolazioni fiscali? Dove li prendono tutti questi soldi per permettersi questa vita? Bruciano i soldi a tanta povera gente.

  2. Ci sono coppie che si separano e dicono di abitare in posti diversi così possono fregare il Fisco e ottenere pure il reddito di cittadinanza, nel frattempo tolgono a chi ne avrebbe davvero diritto l’opportunità di prenderli e magari deve fare i salti mortali per campare…

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