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Lo sai che? Smaltimento navi: le novità nel regolamento UE

Lo sai che? Pubblicato il 31 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 ottobre 2013

Il Parlamento europeo ha approvato le nuove disposizioni sullo smaltimento delle navi a fine vita, per contrastare la pratica del “beaching”, ossia della demolizione sulle spiagge di Paesi extraeuropei: illegale, più conveniente per gli armatori, ma una ferita aperta per la tutela ambientale e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Le navi registrate nell’Unione Europea dovranno essere smantellate in impianti di riciclaggio approvati dall’Ue, certificati, sottoposti a regolari ispezioni e che rispondano a specifici requisiti. Lo ha stabilito l’Europarlamento lo scorso 22 ottobre con una larghissima maggioranza (591 voti a favore, 47 contrari e 32 astensioni). Le nuove regole hanno lo scopo di favorire la demolizione legale delle navi, limitando la migrazione dei giganti del mare verso i bacini asiatici, nei quali la manodopera ha un costo irrisorio e la tutela ambientale è pari allo zero (ne abbiamo già parlato più diffusamente qui “Stop allo smaltimento illegale delle nagi dall’Europa”).

Ecco le principali novità:

– ogni nave che attracca in un porto europeo dovrà fornire un inventario di tutto il materiale pericoloso presente a bordo;

– lo smantellamento delle navi potrà avvenire solo in un strutture certificate, incluse in un apposito elenco comunitario. In questo elenco saranno presenti solo gli impianti che rispettino determinati standard in materia di tutela ambientale, sicurezza sul lavoro, trattamento e smaltimento dei materiali. Più nello specifico, le società di riciclaggio navale dovranno operare in strutture permanenti, progettate, costruite e gestite in sicurezza e nel rispetto dell’ambiente. In tutto il processo di smantellamento, inoltre, materiali e rifiuti pericolosi dovranno essere trattati su superfici impermeabili, dotate di un efficace sistema di drenaggio. I materiali pericolosi dovranno essere quantificati e documentati e il loro smaltimento dovrà effettuarsi solo in impianti di trattamento o riciclaggio dei rifiuti certificati.

Non è stata approvata invece la cosiddetta eco-tassa, una imposta che avrebbe dovuto pagare ogni nave attraccando in un porto europeo, che sarebbe stata poi restituita all’armatore qualora avesse scelto di smaltire il relitto in una struttura europea certificata.

Agli Stati membri è affidata l’esecuzione delle nuove regole e la determinazione delle sanzioni. I tempi di applicazione del regolamento alle navi non sono brevi: non meno di due anni dalla sua entrata in vigore, prevista per l’inizio del 2014. Le disposizioni in materia di impianti di riciclaggio, invece, saranno applicate un anno dopo l’entrata in vigore del regolamento, che avverrà 20 giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue.


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