Diritto e Fisco | Articoli

Denuncia per bossing

19 Giugno 2020
Denuncia per bossing

Come difendersi quando si viene presi di mira dal datore di lavoro o dal superiore gerarchico?

Da tanti anni, lavori in un’azienda agroalimentare come responsabile di produzione. Da qualche mese, però, sei vittima di episodi screditanti, a seguito della scelta aziendale di trasferirti in una nuova unità organizzativa perdendo così ogni ruolo di responsabilità. Ora, infatti, ti occupi semplicemente del controllo qualità. Hai deciso, quindi, di parlare al tuo superiore gerarchico, il quale non solo ti ha minacciato di licenziarti, ma ti ha anche accusato davanti a tutti di essere ignorante e incompetente. A cause di simili condotte, hai sviluppato delle patologie psico-fisiche con nefaste conseguenze anche sul piano professionale. A questo punto, ti rechi dal tuo avvocato il quale ti dice chiaramente che ci sono gli estremi per sporgere una denuncia per bossing e chiedere un risarcimento danni. Nell’articolo che segue vediamo come difendersi quando il datore di lavoro mette in atto una vera e propria strategia per far fuori i propri dipendenti.

Cosa vuol dire bossing?

La parola bossing (dall’inglese boss che significa capo) viene utilizzata per indicare una forma specifica di mobbing (tecnicamente il mobbing verticale) che ricorre quando il datore di lavoro o il superiore gerarchico assumono comportamenti vessatori nei confronti dei lavoratori che si concretizzano in rimproveri, controlli ossessivi, sanzioni disciplinari ingiustificate, demansionamento, ecc. 

Tali condotte, come puoi intuire, tendono ad umiliare e svilire il dipendente al punto da provocargli un forte stress psicofisico che lo porta ad abbandonare il posto di lavoro.

Diciamo pure che il bossing è una strategia utilizzata soprattutto per ridurre il personale e riorganizzare interi reparti aziendali.

Come riconoscere il bossing?

Per essere vittima di bossing devono ricorrere contemporaneamente i seguenti elementi:

  • reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica;
  • lesione alla salute o alla personalità: come ad esempio, perdita di capelli, insonnia, tachicardia, infarto, depressione, attacchi di panico, ecc.;
  • nesso eziologico, vale a dire che il danno psicofisico deve essere causato proprio dalle vessazioni del tuo capo;  
  • l’elemento soggettivo, cioè l’intento vessatorio del datore di lavoro.

Per farti capire meglio ti faccio subito un esempio pratico.

Tizio lavora da 10 anni come redattore in una casa editrice. Da circa 9 mesi, però, il suo capo gli affida mansioni ripetitive e umilianti, oltre a farlo lavorare con turni anche di 13 ore (senza pagargli lo straordinario). Per giunta, Tizio viene costantemente ripreso e controllato in modo ossessivo.

Come puoi notare, l’esempio che ti ho riportato è un classico caso di bossing che, il più delle volte, consiste in:

  • demansionamento;
  • emarginazione;
  • richiami verbali;
  • sanzioni disciplinari;
  • controlli ossessivi;
  • trasferimenti in altre sedi con conseguente perdita di responsabilità;
  • continue critiche ingiustificate;
  • offese alla persona;
  • minacce;
  • sabotaggi.

Tali condotte, quindi, vengono rivolte al lavoratore, il quale, non reggendo la tensione psicologica giorno per giorno, decide di dimettersi.

Denuncia per bossing

Vediamo adesso come comportarsi quando si cade nella trappola del bossing, una violenza psicologica che fa parte di una politica aziendale illegale.

Come già spiegato, lo scopo del bossing è quello di ridurre il personale o comunque allontanare un dipendente per indurlo alle dimissioni ed evitare ogni sorta di problemi sindacali. Sebbene il nostro ordinamento non contempli il reato di bossing, tuttavia è possibile ottenere una condanna del datore di lavoro anche in sede penale. 

La denuncia per bossing può essere presentata ai carabinieri oppure alla polizia qualora le vessazioni abbiano anche un rilievo penale e, quindi, costituiscono reati. Ad esempio, se il tuo capo ti ha minacciato, molestato, diffamato, calunniato oppure hai subito maltrattamenti, abuso di ufficio, intimidazioni, ecc.

Nella denuncia (o querela a seconda del reato che si viene a configurare) è importante raccontare bene i fatti e allegare quante più prove possibili per dimostrare le vessazioni subite dal capo o dal superiore gerarchico e i danni sofferti. Ad esempio, rilevanti sono sicuramente le testimonianze dei colleghi di lavoro che hanno assistito agli atteggiamenti persecutori. Tuttavia, devi sapere che difficilmente troverai lavoratori disposti a testimoniare contro il proprio capo con il rischio di perdere il posto di lavoro. Importanti sono anche gli sms, i messaggi WhatsApp, i referti medici, insomma qualsiasi cosa da cui si evince il bossing.

A seguito della denuncia, scatteranno subito le indagini preliminari volte ad individuare il colpevole e a raccogliere qualsiasi elemento utile per arrivare alla verità dei fatti. A questo punto, si aprono due strade: l’archiviazione o, se la denuncia è fondata, il rinvio a giudizio dove il presunto responsabile subirà un processo penale, nel quale potrai costituirti parte civile per ottenere, in caso di condanna del colpevole, un risarcimento danni.

Puoi percorrere, in ogni caso, anche la via civile e presentare un ricorso al giudice del lavoro finalizzato ad ottenere un risarcimento per violazione, da parte del datore di lavoro, del dovere di “adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori” [1]

Bossing: quali sono le conseguenze sulla salute?

Reagire al bossing non è certamente un’impresa facile, soprattutto quando il fenomeno si realizza in aziende di piccole dimensioni. La vittima, nella quasi la totalità dei casi, sviluppa una serie di patologie come ad esempio:

  • tachicardia;
  • ansia;
  • depressione;
  • attacchi di panico;
  • disturbi del sonno;
  • pensieri omicidi o suicidi;
  • forte stress;
  • disturbi alimentari (anoressia, bulimia);
  • perdita di capelli;
  • problemi di adattamento.

La lista non è esaustiva, ma ti fa capire la gravità del problema che, se non affrontato in tempo, rischia di avere conseguenze irreversibili. Sicuramente, il consiglio è quello di cercare subito un aiuto, oltre che legale, anche psicologico.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube