Coronavirus, l’Oms avverte: «Prepararsi al peggio»

18 Giugno 2020
Coronavirus, l’Oms avverte: «Prepararsi al peggio»

I vertici europei dell’Organizzazione dicono che la priorità è farsi trovare pronti a un’eventuale seconda ondata in autunno.

Nessuno è in condizione di poter dare per certa la seconda ondata di Coronavirus. Diciamo che, per quelle che sono le risultanze finora e per quello che è il comportamento, in genere, dei virus con l’abbassarsi delle temperature, una circolazione più intensa del Covid in autunno è data per altamente probabile.

Sul tema, oggi, si sono pronunciati i vertici europei dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il direttore regionale per l’Europa, Hans Kluge, ha avuto un briefing con la stampa russa, durante il quale si è espresso in questi termini: «Non siamo fuori dall’oscurità. I lockdown ci hanno permesso di guadagnare tempo. Laddove ne abbiamo l’opportunità, dobbiamo coglierla per rafforzare la nostra preparazione. Ciò significa sperare nel meglio ma prepararsi al peggio: un probabile ritorno di Covid-19, attraverso Paesi, regioni, città e comunità. La nostra priorità è prepararci per l’autunno».

Il segnale dalle scuole

Non ne siamo ancora usciti, sottolinea Kluge. «Covid-19 – continua – è ancora in una fase attiva in molti Paesi. È fondamentale che continuiamo a recuperare e ricostruire la vita normale dopo il lockdown, ma è anche molto importante che le autorità investano nell’avere un sistema aggressivo di monitoraggio, test e tracciabilità per evitare misure aggiuntive nelle settimane e nei mesi a venire in caso di ritorno del virus».

Kluge mette in evidenza anche come i focolai registrati subito dopo la riapertura delle scuole abbiano avuto il senso di un campanello d’allarme. «Una sorta di colpo di avvertimento – commenta – la riapertura della scuola in alcuni Paesi ha provocato aumenti locali nel numero di casi. Dobbiamo essere diligenti e allentare le restrizioni con cura».

Triplicato il numero di Paesi in cui i casi sono aumentati

Non solo la Cina è alle prese con nuovi focolai. «Nell’ultimo mese il numero di Paesi europei che hanno mostrato aumenti significativi nell’incidenza cumulativa è più che triplicato, da 6 a 21. Covid-19 è ancora in una fase attiva in molti Paesi – spiega Kluge -. Il virus ha causato la morte di quasi mezzo milione di persone in tutto il mondo, e ognuna è una tragedia. Il numero di casi confermati in tutto il mondo ha superato gli 8 milioni. La Regione europea rappresenta il 31% dei casi e il 43% dei decessi a livello globale. Dopo alcune settimane di casi in calo in alcuni Paesi, il numero di nuovi casi si è ora stabilizzato in media tra i 17mila e i 20mila casi al giorno in tutta la Regione europea».

Assembramenti a Napoli: Non possiamo permetterceli

Sempre dall’Oms, nello specifico dal direttore aggiunto Ranieri Guerra, arrivano aspre critiche agli assembramenti a Napoli, durante i festeggiamenti per la vittoria della Coppa Italia. Si sono viste immagini di tifosi in festa, abbracciati e in gruppo senza alcun rispetto del distanziamento. «Sciagurati!», il rimprovero di Guerra, dalla trasmissione di Rai3 Agorà.

«In questo momento non ce lo possiamo permettere, per fortuna è accaduto a Napoli, dove governatore e sindaco hanno messo in atto misure rigide e l’incidenza del virus è più bassa che altrove – ha continuato il direttore aggiunto dell’Oms -. Fa male vedere queste immagini. Ricordo quanto ha contato la partita dell’Atalanta all’inizio dell’epidemia in Lombardia nella diffusione dei contagi. Non vorrei che si ripetesse proprio ora, che il Comitato tecnico scientifico ha cercato di accogliere le proposte del Figc per non limitare del tutto il gioco del calcio, come da scienza e coscienza medica sarebbe suggerito».

Guerra insiste sul fatto che la prudenza è un obbligo per la nostra sicurezza, non una scelta, perché il virus continua a circolare. Lo testimoniano i nuovi focolai a Roma: quello al poliambulatorio San Raffaele Pisana e l’altro in un palazzo occupato al quartiere Garbatella. Il ritorno alla normalità, per come la conoscevamo, dovrà aspettare il vaccino. «Si stanno seguendo percorsi molto innovativi – dice, a questo proposito, Guerra -. Penso che sarà molto più efficace, il problema vero sarà la durata dell’immunità e degli anticorpi neutralizzanti».



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