Coronavirus, come prevedere chi si ammalerà gravemente

18 Giugno 2020
Coronavirus, come prevedere chi si ammalerà gravemente

Ci sono un paio di indicatori che possono dirci se siamo soggetti a rischio di sviluppare l’infezione in forma non lieve.

Nel gruppo sanguigno e nel dna la chiave per capire se, qualora ci ammalassimo di Coronavirus, avremmo sintomi e conseguenze serie.

È Luca Valenti, medico del Centro trasfusionale del Policlinico di Milano a spiegare quali sono le «spie» che ci consentono di prevedere in che modo svilupperemmo l’infezione in caso di contagio. Valenti è il coordinatore italiano di uno studio internazionale che aveva come obiettivo proprio quello di accertare la presenza di questi indicatori, a partire da uno studio cinese che diceva che uno di questi era proprio il gruppo sanguigno. L’esperto ne ha parlato con l’agenzia di stampa Adnkronos.

Gruppi sanguigni: A e zero

«Per ora abbiamo due marcatori genetici che indicano un aumento del rischio di gravità della malattia Covid-19 – spiega Valenti – uno è il gruppo sanguigno, che conosciamo meglio, e l’altro è una regione del cromosoma 3 che comprende alcuni co-recettori del virus e fattori infiammatori, ma è ancora in corso di definizione. Conoscendo questi due fattori sarà possibile prevedere, nel caso l’infezione persista nella popolazione o si verifichi una seconda ondata, quali persone saranno più suscettibili a eventuali complicazioni».

In particolare, secondo il primo studio cinese e ora anche secondo il nuovo studio internazionale cui Valenti ha partecipato, chi ha il gruppo A ha anche più probabilità di ammalarsi gravemente di Covid. I pazienti con gruppo zero, invece, sembrano più protetti dagli effetti del nuovo Coronavirus. Questo gruppo sanguigno sarebbe infatti associato a sintomi più lievi.

Nel dettaglio, secondo quanto riferito dai colleghi tedeschi dell’università di Kiel – citati dall’agenzia Dpa – le persone con gruppo A hanno circa il 50% di chance in più di sviluppare una forma severa di Covid rispetto a persone con altri gruppi sanguigni, e quelli con gruppo zero hanno un 50% di chance in meno di diventare un caso grave.

Con il lavoro del team internazionale è stato stabilito, conferma Valenti, «che è uno dei principali fattori ereditari che predispongono a sviluppare una malattia più grave per la Covid-19. In particolare, i risultati ci dicono che il gruppo sanguigno A ha un rischio aumentato di compromissione polmonare severa, mentre chi appartiene al gruppo zero è più protetto. E dato che il gruppo sanguigno è ereditario, è possibile concludere che è ereditaria anche la predisposizione ai sintomi più gravi per questa malattia».

Prevedere, anticipare, trattare

La prova del nove è nella ricerca guidata in Italia dall’Irccs di via Sforza, che ha preso in esame 1600 pazienti del nostro Paese e della Spagna, i più colpiti dall’emergenza. Il lavoro pubblicato sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine, che ha coinvolto anche l’Istituto clinico Humanitas e l’ospedale San Gerardo di Monza insieme a centri di ricerca norvegesi, tedeschi e spagnoli, offre informazioni preziose, sottolineano gli esperti.

«In questo modo i medici potranno preparare in anticipo le migliori strategie di prevenzione e trattamenti più mirati. Inoltre, questa scoperta è fondamentale per la ricerca scientifica, perché può contribuire alla messa a punto di vaccini efficaci contro Sars-CoV-2», sottolinea Valenti.

«La novità della nostra ricerca – commenta Daniele Prati, direttore del Centro trasfusionale del Policlinico di Milano – è che nei pazienti presi in esame abbiamo analizzato tutti i marcatori dell’intero genoma, confermando per la prima volta in maniera sistematica che il gruppo sanguigno è uno dei fattori principali che portano a predire la gravità dei sintomi».

L’esatto meccanismo con cui uno specifico gruppo sanguigno porterebbe a sintomi più gravi (o, al contrario, un altro gruppo porterebbe ad attenuarli) non è ancora stato del tutto chiarito, ma è proprio da qui che partiranno ricerche più approfondite: «Capendo quali sono i fattori predisponenti – dice Prati – riusciremmo a capire meglio quali sono i meccanismi della malattia e quindi a elaborare delle terapie più efficaci».

La cosa fondamentale, concludono i due esperti, è sottolineare che non ci sono al momento certezze che i gruppi sanguigni influenzino il rischio di contrarre il Coronavirus. Sappiamo, però, che quando vengono infettate le persone di gruppo A è più probabile che sviluppino una forma più grave.

«Con l’aiuto di questo ampio set di dati – tira le somme il ricercatore dell’ateneo tedesco, David Ellinghaus, come si legge sulla Dpa – abbiamo intanto identificato una regione del genoma molto interessante che aumenta o diminuisce il rischio di sviluppare una forma grave di Covid-19».



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