Coronavirus, lo studio sui segreti degli asintomatici

18 Giugno 2020
Coronavirus, lo studio sui segreti degli asintomatici

Una ricerca indaga sull’immunità delle persone che contraggono l’infezione senza alcuna apparente conseguenza, insinuando dubbi sulla durata di questo effetto protettivo.

Fin dall’inizio, gli asintomatici sono stati una delle più insondabili incognite del Coronavirus. È in loro che si annida il cosiddetto «nemico invisibile», senza lasciare traccia. Ma adesso, grazie anche al lavoro della ricerca che va avanti senza sosta, iniziamo a saperne un po’ di più (leggi l’articolo: Coronavirus: quanti sono gli asintomatici). Proprio gli asintomatici, infatti, sono l’oggetto di un nuovo studio pubblicato su Nature, del quale ci mette al corrente l’agenzia di stampa Adnkronos.

La novità più rilevante che riguarda chi sviluppa l’infezione senza averne alcuna «spia» è la loro risposta immunitaria che, secondo i ricercatori, potrebbe essere più debole. Tant’è che l’effetto protettivo assicurato agli asintomatici dagli anticorpi potrebbe essere più breve. Un elemento che getta nuove ombre sulla possibilità delle cosiddette «patenti d’immunità», dal momento che i livelli degli anticorpi IgG si riducono entro 2-3 mesi dall’infezione in una grande proporzione di pazienti asintomatici. Lo studio presenta un’analisi clinica e immunologica dettagliata di 37 pazienti asintomatici, realizzata dai ricercatori della Chongqing Medical University, in Cina.

La risposta immunitaria più debole

La maggior parte delle persone infettate dal Coronavirus presenta una malattia respiratoria da lieve a grave, con sintomi che includono febbre, tosse e respiro affannoso, che possono comparire 2-14 giorni dopo l’esposizione. Tuttavia, altri soggetti positivi all’infezione sono asintomatici o presentano sintomi minori. Ma perché il virus può dare manifestazioni tanto diverse? Il team di Ai-Long Huang ha studiato dunque 37 persone asintomatiche con Sars-CoV-2 provenienti dal distretto di Wanzhou, prima del 10 aprile. Dei 37 soggetti, identificati in un gruppo di 178 persone positive al virus, 22 erano femmine e 15 maschi, con un’età compresa tra 8 e 75 anni (età media 41 anni).

Gli autori hanno scoperto che questi pazienti avevano una durata media di diffusione virale di 19 giorni, rispetto ai 14 giorni di un gruppo di 37 pazienti sintomatici. I livelli di anticorpi IgG specifici per il virus erano significativamente più bassi nel gruppo asintomatico rispetto al gruppo sintomatico durante la fase acuta dell’infezione, quando il virus poteva essere rilevato nel tratto respiratorio.

Otto settimane dopo la dimissione dall’ospedale, i livelli di anticorpi neutralizzanti sono diminuiti nell’81,1% degli asintomatici, rispetto al 62,2% dei pazienti sintomatici. Inoltre, i primi presentavano livelli più bassi per 18 citochine pro-antinfiammatorie (proteine di segnalazione cellulare). Ciò indica che i pazienti asintomatici «potrebbero aver avuto una risposta immunitaria più debole all’infezione da Sars-CoV-2», suggeriscono gli autori.

Il rischio dei passaporti di immunità 

Gli studiosi hanno anche osservato che i livelli di IgG hanno iniziato a diminuire entro 2-3 mesi dall’infezione in una grande porzione di pazienti asintomatici, scoperta rilevata grazie a un test immunologico con enzima a chemiluminescenza magnetica.

Ebbene, i ricercatori sostengono che proprio questa scoperta, insieme alle precedenti analisi degli anticorpi neutralizzanti nei pazienti che si stanno riprendendo da Covid-19, evidenzia i potenziali rischi associati all’uso di «passaporti di immunità» e sostiene l’importanza di proseguire con gli interventi di sanità pubblica e i tamponi. Ulteriori studi su gruppi più ampi di pazienti sintomatici e asintomatici sono necessari per determinare la durata dell’immunità ottenuta grazie agli anticorpi, concludono gli autori.



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