Autovelox: come annullare la multa

18 Giugno 2020 | Autore:
Autovelox: come annullare la multa

I criteri di omologazione, taratura e funzionamento necessari perché l’apparecchio sia a norma; gli elementi da riportare nel verbale di contravvenzione e come contestarli.

Il verbale di contravvenzione per eccesso di velocità rilevato con l’autovelox deve contenere una serie di elementi. Alcuni sono indispensabili e se mancano diventa possibile annullare la multa ricevuta, impugnandola e salvando anche i punti decurtati sulla patente di guida.

Adesso, ad aiutare gli automobilisti arrivano tre nuovissime sentenze della Corte di Cassazione, tutte depositate oggi, che esaminano i problemi più frequenti e stabiliscono i criteri per valutare se l’autovelox è a norma oppure no dal punto di vista tecnico e secondo l’aspetto regolamentare ed anche se il verbale di accertamento della violazione è stato redatto correttamente, con tutte le indicazioni necessarie.

Innanzitutto, l’apparecchio autovelox deve essere omologato e tarato periodicamente ma se queste operazioni vengono contestate sta al Comune provare il corretto funzionamento dell’impianto. L’obbligo di taratura periodica non può essere surrogato dalla generica dicitura, riportata nel verbale, secondo cui l’apparecchiatura di rilevazione è stata «debitamente omologata e revisionata» ma deve indicare le precise modalità di effettuazione di queste verifiche.

Secondo la Cassazione [1], tale dicitura «non soddisfa le esigenze di affidabilità dell’omologazione e della taratura» e qui i giudici di Piazza Cavour richiamano la pronuncia della Corte Costituzionale [2] che impone di effettuare queste verifiche periodiche di funzionalità degli apparati di misurazione di velocità tra i quali rientrano appunto gli autovelox. Ma – prosegue l’ordinanza della Cassazione – «in caso di contestazioni circa l’affidabilità dell’apparecchio, il giudice è tenuto ad accertare se tali verifiche siano state o meno effettuate», così scendendo nel concreto merito delle operazioni svolte dall’amministrazione comunale e dai suoi tecnici incaricati.

Dunque, l’attestazione contenuta nel verbale circa il fatto che queste verifiche sono state svolte, senza specificare come, da chi e quando, non è sufficiente e soprattutto – affermano gli Ermellini – «non è coperta da fede privilegiata» quindi in questo caso non fa prova del contenuto rappresentato.

Nel giudizio svolto, l’automobilista ricorrente aveva eccepito proprio questi profili ed aveva contestato che il Comune avesse effettivamente svolto queste verifiche indicate soltanto genericamente nel verbale di contravvenzione elevato a suo carico ma senza documentarle. La Cassazione gli ha dato ragione accogliendo il ricorso.

In un secondo caso, invece, la Cassazione [3] ha approfondito ulteriormente questo tema della verifica periodica dell’autovelox ed ha precisato che non basta neppure produrre in giudizio la documentazione attestante l’omologazione e la corretta installazione dell’apparecchio, perché bisogna provare anche il suo «perdurante funzionamento». Qui, in particolare l’Amministrazione, deve dimostrare «oltre all’omologazione ed all’installazione, anche l’effettuazione delle periodiche verifiche volte ad assicurare la persistente funzionalità dello strumento rilevatore», altrimenti il verbale di eccesso di velocità registrato da questo autovelox non sarà valido.

C’è anche un altro caso esaminato dai giudici di legittimità che può comportare l’annullamento della multa e della decurtazione dei punti sulla patente: si tratta del segnale di preavviso, il cartello che preannuncia agli automobilisti il posizionamento dell’apparecchio autovelox per il rilevamento della velocità. In questi casi, a differenza del sistema tutor, non c’è una distanza minima obbligatoria da rispettare, anche se a norma del Codice della strada [4] le postazioni di controllo sulla rete stradale devono essere «preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi», ricorda la Cassazione.

Infatti, le norme in materia [5] si limitano a stabilire un criterio di «distanza adeguata» tra il segnale e l’apparecchiatura autovelox, che è compresa tra un minimo di 80 metri ed un massimo di 250 metri in relazione alle caratteristiche della strada e si può arrivare fino ad una distanza di 4 chilometri «in relazione al particolare andamento piano-altimetrico della strada ed allo stato dei luoghi», ma se vi sono intersezioni nel tragitto il segnale va ripetuto ed inoltre, ma solo per gli autovelox fissi, c’è la regola della distanza di 1 chilometro tra il cartello che pone il limite di velocità ed il punto in cui è collocato il dispositivo (per approfondire questo aspetto leggi distanza tra autovelox mobile e cartello).

Quindi, la validità della sanzione amministrativa è subordinata alla presegnalazione, nei modi di legge ai quali abbiamo accennato, della presenza del dispositivo di rilevazione dell’infrazione, ma – osservano i giudici – se il trasgressore intende contestare la presenza del segnale attestata nel verbale di contravvenzione, dovrà proporre querela di falso contro questa attestazione contenuta nell’atto, perché è una circostanza di fatto ed oggettiva,  che ricade sotto la diretta percezione dei verbalizzanti.

Così la menzione della presenza del cartello, contenuta nel verbale, si presume vera e fa piena prova dei fatti attestati dal pubblico ufficiale: per contestarne la veridicità non è sufficiente contestarla nel giudizio di opposizione alla sanzione (come aveva fatto il ricorrente), ma occorre impugnarla separatamente promuovendo nei termini prescritti l’apposito giudizio di querela di falso. Questo principio vale anche se l’indicazione contenuta nel verbale è imprecisa e si intende contestarla: «non occorreva che detto verbale contenesse l’avvertimento puntuale, specifico, determinato che in quella data ora e a quella certa distanza dal punto di rilevazione era presente proprio un dato segnale, in modo da attestarne l’adeguatezza», sanciscono gli Ermellini.

Ma questo non significa che la segnaletica della presenza nell’apparecchio possa non esserci: occorre sempre che ne venga accertata l’esistenza, soltanto che la documentazione di questa circostanza nel verbale può essere attestata in modo fidefacente dagli operanti (non è necessario che il verbale contenga «un avvertimento puntuale circa le modalità di segnalazione», spiegano i giudici). Perciò su questo aspetto la strada dei ricorsi contro le multe si presenta difficoltosa. E qui la Cassazione ricorda anche che «in tema di opposizione a verbale di contravvenzione per superamento dei limiti di velocità grava sull’opponente, e non sulla Pa, l’onere di provare la concreta inidoneità della segnaletica ad assolvere la funzione di preavviso della presenza di postazioni di controllo della velocità».

Leggi anche Autovelox: ecco quando è possibile non pagare la multa.


note

[1] Cass. Sez. VI Civile, ord. n.11776/2020 del 18 giugno 2020.

[2] C. Cost. sent. n. 113/2015 del 18 giugno 2015, che ha stabilito l’illegittimità costituzionale dell’art. 45, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.

[3] Cass. Sez. VI Civile, ord. n. 11869/2020 del 18 giugno 2020.

[4] Art. 142 Codice della Strada.

[5] Decreto del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture n. 282/2017 del 13 giugno 2017, “Procedure per l’approvazione dei rilevatori di velocità e per le verifiche periodiche di funzionalità e taratura. Modalità di segnalazione delle postazioni di controllo sulla rete stradale“.


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