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Recovery Plan: di cosa discute da oggi l’Europa

19 Giugno 2020 | Autore:
Recovery Plan: di cosa discute da oggi l’Europa

Al via questa mattina in videoconferenza il vertice dei 27 capi di Stato e di Governo sul pacchetto di aiuti e sulla solidarietà reciproca post-Covid.

«Tutti i Paesi europei devono essere pronti a fare uno sforzo di solidarietà per aiutare chi è stato duramente colpito dalla crisi provocata dalla pandemia di Covid-19, ma quelli che chiedono solidarietà devono anche essere pronti al fatto che ci siano delle regole sul funzionamento di questa solidarietà e anche dei controlli. Questa sarà la formula magica che dovremo elaborare, alla fine».

Ecco la riflessione di fondo che, secondo il primo ministro lussemburghese Xavier Bettel, deve animare il confronto tra i 27 capi di Stato e di Governo dell’Unione europea. Un vertice che parte questa mattina e che si tiene ancora in videoconferenza a causa delle difficoltà logistiche ancora rilevate per raggiungere Bruxelles dall’estero.

Quello che prende il via oggi è la prima occasione per una dibattito sulla proposta avanzata dalla Commissione europea sul Recovery Plan, o Next Generation Eu, che prevede 500 miliardi di trasferimenti e 250 miliardi di prestiti, in collegamento con un quadro finanziario 2021-27 da 1.100 euro. In totale, insomma, 1.850 miliardi: ottimo argomento di discussione.

La videoconferenza di oggi, secondo il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, «sarà una tappa intermedia per avvicinare un po’ le posizioni e per capire le differenze tra i capi di Stato e di Governo». Gentiloni, dunque, anticipa che non verrà presa alcuna decisione, come conferma lo stesso premier italiano Giuseppe Conte, secondo cui la seduta di oggi sarà solo «di natura consultiva».

E questo perché, come accennato poco fa, ce n’è di che discutere: 22 testi legislativi da far mandare giù a tutti i leader europei. E poi c’è pure un motivo tecnico: la videoconferenza, diversamente dai vertici «in presenza», non consente dei bilaterali per preparare delle strategie o arrivare ad un’intesa sui punti più delicati.

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, valuterà i risultati di questa prima discussione e lavorerà ad una «negobox», un pacchetto da negoziare, cercando un consenso tra le capitali su un accordo che si punta a raggiungere nel mese di luglio. Ancora non si conosce la data del summit successivo, che sarà con ogni probabilità fisicamente a Bruxelles, non in videoconferenza. Era circolata quella del 9 luglio, ma ci sono anche altre ipotesi (si parla del 17), ma Michel deciderà il da farsi solo dopo la riunione di oggi.

Nessun Paese si oppone alla proposta della Commissione sul Recovery Plan in sé e per sé, come ha detto il commissario Gentiloni. Piuttosto, alcuni Paesi considerano la proposta della Commissione come una base di partenza, sulla quale negoziare. Il fronte dei cosiddetti Frugali (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia) appare come quello più critico, ma anche gli olandesi, loro capofila, sono consapevoli della necessità di chiudere un accordo a luglio, prima della pausa estiva.

Se l’accordo non dovesse profilarsi all’orizzonte, è facile immaginare che cosa accadrebbe in Borsa e sui mercati dei titoli di Stato, tanto che Gentiloni ha detto di «non voler neanche pensare a che cosa potrebbe accadere», ripetendo la sua certezza che un accordo verrà trovato nel mese di luglio.



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