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Più difficile disconoscere il fax come prova

31 ottobre 2013


Più difficile disconoscere il fax come prova

> Tech Pubblicato il 31 ottobre 2013



La contestazione del fax non può essere generica: il suo valore probatorio è meno debole rispetto alle altre riproduzioni meccaniche.

La ricevuta del fax ove è indicato il nominativo di chi lo invia, di chi lo riceve, il numero di telefono nonché le pagine inviate, è mezzo sufficiente di controllo ad assicurare la ricezione del documento spedito. Infatti il fax è ammesso, come prova documentale, a sostegno della propria posizione in una causa.

Tuttavia, si tratta di una prova che può, in determinati casi, vacillare ed è quindi più debole di una scrittura privata o, peggio, di un atto notarile. La legge, infatti, stabilisce che il fax possa costituire una prova documentale solo se non contestato dalla controparte.

È sul concetto di “contestazione”, quindi, che fa perno la possibilità di provare, per esempio, attraverso il fax, un rapporto contrattuale, un credito, una lettera di sollecito, un atto interruttivo dei termini della prescrizione, ecc.

In cosa consiste la contestazione del fax in causa?

Per contestare il valore probatorio di un fax, è necessaria una dichiarazione di disconoscimento, fatta in causa e, quindi, messa a verbale. Tale disconoscimento, però, non può essere generico, così come avviene, per esempio, nell’ipotesi del disconoscimento di copia di scrittura all’originale [1] (posto che per i fax manca un originale).

Al contrario, è necessaria una puntuale contestazione sulla riconducibilità dei fax all’apparente autrice oppure sulla veridicità del suo contenuto. Ad esempio, sotto il primo profilo, bisognerebbe affermare che il numero di telefono che su di esso appare è diverso da quello della mittente.

Quindi una contestazione generica non farebbe venir meno il valore di “prova scritta” del fax che, quindi, ben potrebbe essere utilizzato per dimostrare l’esistenza di un rapporto contrattuale (come nel caso di una conferma d’ordine o dell’accettazione di un preventivo).

È quanto affermato dal Tribunale di Taranto con una recente sentenza [2].

Tutto è più facile nell’ambito dei rapporti con la pubblica amministrazione. In tal caso, secondo il Consiglio di Stato [3], la comunicazione inviata tramite fax, si legge ancora nella sentenza, si presume giunta al destinatario quando il rapporto di trasmissione indica che questa è avvenuta regolarmente, senza che colui che ha inviato il messaggio debba fornire alcuna ulteriore prova.

In ultimo, si segnala l’indirizzo della Cassazione [4]. Secondo la Suprema Corte, l’obbligo di provare il mancato ricevimento di un fax grava, in linea di principio, sul chi lo riceve. Più precisamente, “una volta dimostrato l’avvenuto inoltro del documento a mezzo telefax al numero corrispondente a quello del destinatario, è logico presumere che detta trasmissione sia effettivamente avvenuta e che il destinatario abbia perciò avuto modo di acquisire piena conoscenza di quanto comunicatogli. È allora il destinatario a dover dimostrare l’esistenza di elementi idonei a confutare l’avvenuta ricezione; a tal fine, non basta una generica dichiarazione in cui ci si limiti a negare detta ricezione. Bisogna anche fornire elementi di prova convincenti.

Insomma, non è facile sconfessare il contenuto di un fax. Seppure oggi esistano mezzi di comunicazione più sicuri ed eco-compatibili come la posta elettronica certificata.

note

[1] Ex art. 2719 cod. civ.

[2] Trib. Taranto, sent.del 28.06.2013.

[3] Cons. Stato sent. n. 2207/2002.

[4] Cass. sent. n. 349/2013.

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