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Maggioranza a rischio al Senato

19 Giugno 2020 | Autore:
Maggioranza a rischio al Senato

Voto di fiducia su elezioni regionali e referendum da rifare questa mattina per mancanza del numero legale. Ma la minaccia non è finita.

Un inciampo che nasconde un problema politico più serio. E che poteva costare molto caro alla maggioranza di governo e al Governo stesso. Il Senato torna a votare questa mattina la fiducia al decreto che accorpa le elezioni regionali ed il referendum per il taglio dei parlamentari alla data del 20 settembre, dopo che ieri è mancato il numero legale per farlo. Il che mette in evidenza un problema non nuovo: a Palazzo Madama, i numeri sono talmente risicati che in qualsiasi momento può succedere di tutto.

Ieri, è successo questo. Il Senato ha votato la fiducia. Risultato: 149 senatori presenti, 145 «sì», 2 «no» e l’opposizione che non partecipa al voto. Il numero legale era stato superato di pochissimo. Se non che, successivamente, vengono verificati in modo più attento i congedi, guardando anche le immagini dell’Aula, e ci si rende conto che il numero legale richiesto era di 150 senatori. Conclusione: il voto è nullo. La Presidenza non può fare altro che prenderne atto e convocare una nuova votazione, fissata per questa mattina alle 9.30.

In realtà, si è trattato di un tranello della Lega nel quale la maggioranza stava per cascarci in pieno. Ad un certo punto della seduta, il senatore del Carroccio Roberto Calderoli ha chiesto e ottenuto di non procedere con l’esame degli articoli e si è passati al voto per alzata di mano. In quel momento, buona parte della maggioranza era fuori dall’Aula. In molti si sono precipitati al proprio seggio per metterci una pezza. È il caso, ad esempio, di Matteo Renzi e della ministra Teresa Bellanova. L’ex premier rivendica il merito di avere salvato il Governo. Sarà solo un caso, ma il rinvio della fiducia è stato evitato per soli due voti. Dopodiché, si doveva passare, appunto, alla fiducia. Ed è lì che mancava il numero legale. Solo che la Presidenza se n’è accorta tardi. Così, ha dovuto annullare il tutto e rinviarlo a questa mattina. Chi aveva già lasciato Roma è stato costretto a fare inversione di marcia e a tornare nella Capitale. Non ci sono alternative: il decreto scade proprio oggi. E le assenze, anche questa volta, saranno parecchie.

Si potrebbe pensare ad un semplice incidente di percorso, ma è evidente che al Senato si cammina sempre sul filo del rasoio. Lo dimostra il fatto che la maggioranza ha rischiato quando, tutto sommato, non ci sono ancora delle grandi ostilità. Figuriamoci se dovesse palesarsi qualche potente mal di pancia: basterebbe un soffio per farla cadere. Il che potrebbe succedere tra qualche settimana, quando si arriverà al voto sugli aiuti post-Covid dell’Europa, con il rospo del Mes da fare ingoiare a chi proprio non lo digerisce. E con il minaccioso ritorno di Alessandro Di Battista, che ha lanciato un nuovo sasso dal piccolo schermo: «Un conto sono i 5 Stelle al Governo e un altro è il Movimento», ha detto l’ex deputato grillino. Da un punto di vista politico, non è proprio una frase incoraggiante.



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