Covid: brevettato il farmaco per i primi sintomi

19 Giugno 2020 | Autore:
Covid: brevettato il farmaco per i primi sintomi

Scoperti degli effetti positivi in un medicinale utilizzato finora per l’osteoporosi e per il tumore al seno. Forse ad agosto i primi test sull’uomo.

Tra tanti motivi di preoccupazione per l’attuale situazione e per quella che ci potrebbe attendere ad autunno, sul fronte della lotta al Covid qualche buona notizia continua ad arrivare. Questa volta si tratta di un secondo farmaco generico che potrebbe aiutare i pazienti contagiati dal coronavirus. Dopo l’antinfiammatorio già disponibile che ha ridotto la mortalità dei pazienti gravemente malati, il desametasone, ora entra in campo il raloxifene, un farmaco generico già usato per curare l’osteoporosi e che sarebbe efficace per i casi positivi di Covid con infezione lieve o per gli asintomatici (per maggiori informazioni leggi “Coronavirus: un nuovo farmaco potrebbe combatterlo“). Significa che potrebbe essere in grado di tenere a bada la malattia intanto che arriva il vaccino.

Un passo avanti che è stato fatto grazie al supercomputer utilizzato nell’ambito del programma Horizon 2020 dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione, al quale partecipano ricercatori ed aziende farmaceutiche impegnati nella lotta al coronavirus ed al quale sono stati destinati oltre 350 milioni di euro.

Un primo test in silicio è stato fatto su oltre 400mila molecole di farmaci sicuri per l’uomo e prodotti naturali messi a disposizione da Dompé Farmaceutici e dal Fraunhofer Institute. Tra le molecole selezionate, hanno avuto la priorità quelle in fase clinica o già sul mercato. Sono state testate 7.000 molecole con delle caratteristiche che facevano ben sperare. Tra queste, sono state trovate 100 molecole attive in vitro e 40 hanno dimostrato capacità di contrastare il virus nelle cellule animali.

Il Raloxifene, spiegano alla Dompé, appartiene alla classe farmacologica dei modulatori selettivi del recettore degli estrogeni e viene utilizzato in basse dosi per l’osteoporosi ed in dosaggio più alto per il tumore al seno. Quello che incoraggia i ricercatori è che c’è un legame sempre più evidente tra gli estrogeni e la protezione contro il coronavirus.

Non a caso – e questo è stato già notato dall’inizio della pandemia – le donne risultano più protette rispetto agli uomini. Il che ha fatto pensare che gli ormoni femminili potrebbero avere un ruolo importante a livello di protezione dall’infezione. E infatti, gli studiosi sono arrivati alla conclusione che gli estrogeni riducono l’espressione dei recettori Ace2, porta d’ingresso del virus nella cellula umana e quindi responsabili dell’infezione virale.

Quello che è stato scoperto ora, dunque, fa pensare che il raloxifene è in grado di modulare la replicazione e l’attività del virus e, inoltre, permette di meccanismi con cui gli estrogeni possono proteggere il genere femminile dal Covid.

Finora, il farmaco è stato sperimentato solo in vitro. Si spera si iniziare i test sull’uomo nel mese di agosto a livello europeo. Il Comitato etico dell’ospedale Spallanzani di Roma, che partecipa al Consorzio del programma Horizon 2020, deciderà sul via libera all’uso del medicinale in Italia. Ma intanto, il raloxifene può essere utilizzato per uso compassionevole, cioè a fini terapeutici.



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