Coronavirus, l’Oms: «È ancora mortale»

19 Giugno 2020
Coronavirus, l’Oms: «È ancora mortale»

Il direttore generale in conferenza stampa: «Ieri 150mila nuovi casi, il dato più alto in un solo giorno».

L’ultimo monitoraggio sull’andamento dell’epidemia di Coronavirus dice che in Italia la situazione è sotto controllo (leggi l’articolo: Coronavirus, buone notizie da Iss e ministero della Salute). Meno bene, invece, in molti altri Stati nel resto del mondo. Lo hanno detto i vertici dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel corso della conferenza stampa settimanale da Ginevra per aggiornare sui risultati della lotta al Covid.

«La pandemia sta accelerando – ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione, Tedros Adhanom Ghebreyesus -. Più di 150mila nuovi casi di Covid-19 sono stati segnalati ieri all’Oms, il numero più alto in un singolo giorno finora. Quasi la metà di questi casi sono stati segnalati dalle Americhe, ma in gran numero anche dall’Asia meridionale e dal Medio Oriente».

Accusiamo la stanchezza

C’è preoccupazione perché combattiamo ormai da mesi contro questo «nemico invisibile»: l’Oms teme che, a lungo andare, le persone allentino il controllo su se stesse, facendo a meno delle fondamentali precauzioni antiCovid, come il distanziamento sociale e l’igiene delle mani. «Il mondo si trova in una nuova e pericolosa fase – ha aggiunto il direttore generale -. Molte persone sono comprensibilmente stanche di stare a casa. I Paesi sono comprensibilmente desiderosi di aprire le loro società ed economie. Ma il virus si sta ancora diffondendo rapidamente, è ancora mortale e la maggior parte delle persone è ancora suscettibile».

La richiesta è quella di proseguire nel tracciamento e nel rispetto delle misure precauzionali. Per la sicurezza di tutti. «Chiediamo ai Paesi e alle persone di esercitare una vigilanza estrema. Di continuare a mantenere la distanza dagli altri. Di stare a casa se ci si sente male. Di continuare a coprire naso e bocca quando di tossisce o si starnutisce. Di indossare una mascherina quando è appropriato. Di continuare a lavarsi spesso le mani». La richiesta ai governi, invece, resta quella di «concentrarsi sulle basi: trovare, isolare, testare e avere cura di ogni singolo caso e dei suoi contatti».

La ripresa dei contagi e la «seconda ondata»

In molti Stati, all’incirca una settantina, si sta verificando un nuovo incremento dei malati Covid. «Non dovremmo esserne sorpresi – ha detto Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico Oms per il Coronavirus – perché la maggioranza della popolazione è ancora suscettibile al Covid e se non mettiamo in atto le giuste misure, i casi aumenteranno».

Le situazioni sono diverse da Paese a Paese ma, secondo i vertici dell’Organizzazione, il virus sta accelerando in molte parti del mondo. «Alcuni – ha continuato Van Kerkhove stanno avendo più successo di altri, ma tutti devono rimanere pronti. Dobbiamo usare il tempo saggiamente per avere strumenti a disposizione per ogni ritorno del virus, ogni focolaio, con ospedali e forniture pronti».

Quanto alla probabilità che il Covid possa tornare a colpire in modo più massiccio nel futuro prossimo, Mike Ryan, capo del programma di emergenze sanitarie Oms, ha detto che «non esiste una definizione precisa di “seconda ondata”, dipende da come si gestisce questa crisi. Anche quando si nota un aumento dei casi, questo sarò dovuto a più test o a una maggiore circolazione del virus? Basta verificare il numero di persone ricoverate e di persone decedute: se non aumenta, sarà il maggior ricorso ai test ad avere fatto aumentare le diagnosi. Per tutti questi motivi, allentare le misure come i lockdown deve esser fatto con saggezza e basandosi sull’analisi continua dei dati, aggredendo ogni singolo focolaio. Questo è quello che si sta facendo in Germania e in Cina, limitando geograficamente l’espandersi dei contagi per evitare di ricorrere a nuove chiusure».

I rifugiati e gli ultimi rischiano di più

Particolare allarme proviene da quei Paesi del mondo che non hanno sufficienti strumenti di contrasto, in termini tecnologici e sanitari. Il Coronavirus rischia di diventare una carneficina degli ultimi.

«Domani – ha detto Ghebreyesus – è il World Refugee Day, un momento importante per evidenziare i rischi legati al Covid-19 per alcune delle persone più vulnerabili: i rifugiati sono particolarmente a rischio perché spesso hanno un accesso limitato a servizi adeguati di riparo, acqua, alimentazione, igiene e salute. Mentre la pandemia di Covid-19 accelera sono le persone più vulnerabili a soffrire di più. Tutti i Paesi, ricchi e poveri, hanno popolazioni vulnerabili a un rischio maggiore di malattie gravi e morte. E oltre alla minaccia alla salute rappresentata dal virus, Covid-19 espone molti rifugiati a difficoltà ancora più gravi. La missione dell’Oms è quella di promuovere la salute, mantenere il mondo al sicuro assistendo i più vulnerabili. Siamo più vulnerabili quando siamo divisi, ma con la solidarietà e la cooperazione, supereremo la pandemia e saremo preparati meglio alle crisi del futuro».



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