Accordi di ristrutturazione debiti: il ruolo del giudice

19 Giugno 2020 | Autore:
Accordi di ristrutturazione debiti: il ruolo del giudice

Occorre valutare la realizzabilità e garantire il pagamento ai creditori rimasti estranei: il nuovo criterio di «legalità sostanziale» si afferma in Cassazione.

L’accordo di ristrutturazione dei debiti aziendali deve essere realizzabile in maniera effettiva e, al di là della regolarità formale degli adempimenti previsti dalla legge, il giudice fallimentare deve valutare che sia garantito il pagamento anche ai creditori che sono rimasti estranei alla procedura. Lo ha stabilito una nuova sentenza della Cassazione [1] respingendo il ricorso di una società che era stata dichiarata fallita dopo il rigetto della sua domanda di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti.

Nella vicenda, la Corte d’Appello aveva rilevato che l’accordo era irrealizzabile perché l’importo ottenibile dalla vendita dei beni proposti (in particolare, un natante) era di gran lunga inferiore rispetto all’ammontare dei crediti vantati dai creditori rimasti estranei alla procedura concordata di ristrutturazione.

Nel ricorso presentato in Cassazione, la società aveva sostenuto che nessuno dei creditori si era opposto al piano presentato e che i giudici avevano esorbitato dal loro potere di omologazione della domanda, entrando in valutazioni di fattibilità dell’attuazione del piano che competevano soltanto alle valutazioni dei creditori interessati.

Ma i giudici di legittimità ha aderito ad un recente orientamento formatosi in seno alla stessa Corte [2] secondo cui «in sede di omologa dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, il sindacato del tribunale non è limitato ad un controllo formale della documentazione richiesta, ma comporta anche una verifica di legalità sostanziale, compresa quella circa l’effettiva esistenza, in termini di plausibilità e ragionevolezza, della garanzia del pagamento integrale dei creditori estranei all’accordo».

L’accordo di ristrutturazione del debito infatti richiede, similmente al concordato preventivo, che il giudice verifichi non solo gli aspetti formali della domanda presentata ma anche l’effettiva garanzia di soddisfacimento dei creditori estranei all’accordo nei tempi previsti per legge. Si tratta proprio di un controllo di «legalità sostanziale» che si estrinseca in una verifica da effettuare «in termini di plausibilità e ragionevolezza», ha rilevato il Collegio, sicché è ben possibile per il tribunale respingere l’omologazione dell’accordo quando risulta che i modi e termini di pagamento prospettati dall’impresa nel piano depositato sono irrealistici e non garantiscono l’adempimento integrale.


note

[1] Cass. sent. n. 11985/20 del 19 giugno 2020.

[2] Cass. sent. n. 12064/19 del 8 maggio 2019.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube