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Assegnazione casa coniugale al convivente

21 Giugno 2020
Assegnazione casa coniugale al convivente

In caso di coppia di fatto non sposata, è possibile che la madre ottenga la casa dell’ex compagno in cui viveva solo perché ha avuto la collocazione dei figli?

È a tutti noto che, in caso di cessazione del matrimonio, e già all’atto della separazione tra moglie e marito, il giudice fissa un assegno di mantenimento in favore dei figli a carico del genitore che non vivrà quotidianamente con loro. A ciò si aggiunge, in capo al genitore “collocatario” (ossia presso cui i figli andranno a stare), il diritto a continuare a vivere nella casa familiare, benché di proprietà dell’ex coniuge; è il cosiddetto «diritto di abitazione».

Queste regole sono state dettate solo per le coppie sposate. La legge non dice nulla in merito, invece, alle coppie di fatto o, più tecnicamente chiamate, more uxorio.

Posta questa lacuna, è normale chiedersi se sia possibile l’assegnazione della casa coniugale al convivente. E, per poter dare una risposta, dobbiamo rifarci alle sentenze interpretative dei giudici. Queste, come vedremo a breve, hanno ormai equiparato la condizione delle coppie di fatto a quelle sposate, salvo solo per la previsione dell’assegno di mantenimento (che non spetta all’ex partner, ma solo all’ex moglie o, più raramente, all’ex marito).

L’equiparazione tra coppie sposate e di fatto, è poi totale quando si parla di tutela dei figli. Difatti, anche i due conviventi sono tenuti a contribuire, in proporzione alle rispettive capacità, ai bisogni della prole finché questa non si rende indipendente.

Proprio alla luce di tale dovere, entra in gioco la possibilità di assegnazione della casa coniugale al convivente: assegnazione che, infatti, è prevista solo in funzione di tutela dei bambini. Vediamo cosa hanno detto, sul punto, i giudici della Cassazione.

Quando c’è l’assegnazione della casa coniugale?

Nell’articolo “Assegnazione casa coniugale senza figli” abbiamo spiegato che scopo del provvedimento con cui il giudice assegna il diritto di abitazione nella casa familiare al coniuge non proprietario è quello di tutelare i figli e consentire loro di vivere nello stesso habitat domestico in cui stavano prima della disgregazione della famiglia. Tant’è vero che, se mai il genitore “collocatario” dovesse decidere di trasferirsi altrove, la casa ritornerebbe al legittimo titolare.

Corollario di ciò è che il giudice può disporre l’assegnazione della casa familiare solo:

  • in presenza di figli minorenni o maggiorenni ma non ancora autosufficienti;
  • in favore del genitore presso cui i figli andranno a vivere quotidianamente (il cosiddetto “genitore collocatario”).

Si può assegnare la casa all’ex convivente?

Se l’unione finisce, all’ex convivente non spetta alcun assegno di mantenimento, salvo i due partner abbiano firmato un contratto di convivenza in cui si prevede diversamente.

Ma per la casa, l’interpretazione dei giudici è opposta. Come detto, infatti, la funzione della casa è di tutelare i figli. E la legge non fa alcuna distinzione tra figli nati all’interno del matrimonio e figli invece nati da un’unione di fatto. Lo ha detto in passato la Corte Costituzionale [1].

Sicché, se è vero che i figli “sono tutti uguali”, a prescindere dal tipo di legame che ha interessato i genitori, è anche vero che in presenza di prole non autosufficiente il giudice dovrà sempre assegnare la casa familiare al genitore che di loro si prenderà cura.

Dunque, è ben possibile l’assegnazione della casa coniugale al convivente – benché di proprietà dell’ex partner – a condizione che la coppia abbia avuto dei figli e che tali figli siano collocati presso il genitore non proprietario dell’immobile.

Tali principi sono stati già affermati più volte dalla Cassazione [2], sicché si può ritenere essere ormai un principio consolidato.

Riporteremo qui di seguito le parole della stessa Corte.

«Il godimento della casa familiare a seguito della separazione dei genitori, anche se non uniti in matrimonio, ai sensi dell’art. 337 sexies c.c. è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli, occorrendo soddisfare l’esigenza di assicurare loro la conservazione dell'”habitat” domestico, da intendersi come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare, e la casa può perciò essere assegnata al genitore, collocatario del minore, che pur se ne sia allontanato prima della introduzione del giudizio. (Nella specie la S.C., nel ribadire il principio, ha assegnato la casa familiare alla madre, collocataria del figlio di età minore, reputando non ostativa la circostanza che la donna si fosse allontanata dalla casa in conseguenza della crisi nei rapporti con il padre del bambino, e non attribuendo rilievo al tempo trascorso dall’allontanamento, dipeso dalla lunghezza del processo, che non può ritorcersi in pregiudizio dell’interesse del minore)» (Cass. sent. n. 32231/2018).

«A seguito della cessazione della convivenza “more uxorio”, il giudice ordinario può disporre l’assegnazione della casa coniugale in favore del genitore non proprietario esercente la potestà sul figlio minore» (Cass. sent. n. 10102/2004).

«Anche nelle convivenze di fatto (more uxorio) in presenza di figli minori nati dai due conviventi, l’immobile adibito a casa familiare è assegnato al genitore collocatario dei predetti minori, anche se quest’ultimo non è proprietario dell’immobile o conduttore in virtù di rapporto di locazione o comunque autonomo titolare di una posizione giuridica qualificata rispetto all’immobile. Egli, peraltro, in virtù del legame che costituisce il nucleo costituzionalmente protetto della relazione di convivenza è comunque detentore qualificato dell’immobile ed esercita il diritto di godimento su di esso in posizione del tutto assimilabile al comodatario, anche nell’ipotesi in cui proprietario esclusivo sia l’altro convivente» (Cass. sent. n. 17971/2015).

«In tema di famiglia di fatto e nell’ipotesi di cessazione della convivenza “more uxorio”, l’attribuzione giudiziale del diritto di (continuare ad) abitare nella casa familiare al convivente cui sono affidati i figli minorenni o che conviva con figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti per motivi indipendenti dalla loro volontà è da ritenersi possibile per effetto della sentenza n. 166 del 1998 della Corte Costituzionale, che fa leva sul principio di responsabilità genitoriale, immanente nell’ordinamento e ricavabile dall’interpretazione sistematica degli art. 261 (che parifica doveri e diritti del genitore nei confronti dei figli legittimi e di quelli naturali riconosciuti), 147 e 148 (comprendenti il dovere di apprestare un’idonea abitazione per la prole, secondo le proprie sostanze e capacità) c.c., in correlazione all’art. 30 cost. Tale diritto è attribuito dal giudice al coniuge (o al convivente), qualora ne sussistano i presupposti di legge, con giudizio di carattere discrezionale, non suscettibile di sindacato in sede di legittimità se logicamente e adeguatamente motivato, tale da comprimere temporaneamente, fino al raggiungimento della maggiore età o dell’indipendenza economica dei figli, il diritto di proprietà o di godimento di cui sia titolare o contitolare l’altro genitore, in vista dell’esclusivo interesse della prole alla conservazione, per quanto possibile, dell’habitat domestico anche dopo la separazione dei genitori. Ne consegue che è legittimo, se congruamente motivato, il provvedimento del giudice di merito che, in relazione ad una ipotesi di cessazione della convivenza “more uxorio”, escluda – ritenendola incongrua rispetto al fine di garantire ai figli la continuità dell’habitat domestico – l’eventualità di ridurre l’abitazione a una metà di quella sino ad allora goduta».


note

[1] C. Cost. sent. n. 166/1998.

[2] Cass. sent. n. 17971/2015, Cass. sent. n. 10102/2004. Cfr. Cass. 2 gennaio 2014 n. 7, in Guida al dir., 2014, 14, 51, ed in questa Rivista, 2014, 1330, con nota di F. Flai, Osservazioni sulla situazione possessoria del convivente more uxorio; Cass. 19 ottobre 2004 n. 20448, in Banca Dati Ius Explorer; Cass. 26 maggio 2004 n. 10102, in Giust. civ., 2005, 725, con nota di G. Giacobbe, Responsabilità per la procreazione ed effetti del riconoscimento del figlio naturale; Cass. 1 giugno 2006 n. 13137, in questa Rivista, 2007, 1102; Cass. 3 marzo 2006 n. 4719, ibidem, 2007, 1097; Cass. 6 maggio 1999 n. 4529, ibidem, 2000, 608; Cass. 28 marzo 1990 n. 2529, ibidem, 1991, 73.

Sulla sentenza di cui al testo, cfr. anche R. Villani, La causa destinata ad habitat familiare va all’ex convivente che vive con i figli, anche se non proprietario, né conduttore, in Dir. giust., 2015, f. 32, 102, nonché le osservazioni di Galluzzo, in Guida al dir., 41, 52; Madonna C., Diritto abitativo e convivenza more uxorio, in questa Rivista, 2015, 1531.

Sul problema, in generale, cfr. G. Frezza, I luoghi della famiglia, Torino, 2004; Id., Mantenimento diretto e affidamento condiviso, Milano, 2008; Id., La casa (già) familiare, in questa Rivista, 2006, 718 ss.; G. Carapezza Figlia-J.R. De Verda Y Beamonte, Interessi rilevanti nell’assegnazione della casa familiare: un confronto tra le esperienze spagnola e italiana, ibidem, 2013, 267; P. Virgadamo, Opponibilità ai terzi del provvedimento assegnativo della casa familiare e affidamento condiviso, ibidem, 2008, 1598; F. Gazzoni, Assegnazione della casa familiare e trascrivibilità della domanda giudiziale, ibidem, 2008, 742. Più di recente, ancora, G. Frezza, Il nuovo art. 337 sexies c.c.: appunti e spunti, in Arch. giur. F. Serafini, 2014, 163.


2 Commenti

  1. Attenzione! Questo articolo è molto utile ma foriero di confusione e cattive interpretazioni: il presupposto fondamentale relativo all’argomento trattato è la fine della convivenza.
    Al fine di non generare pericolosa confusione sarebbe, a mio modesto avviso, utile integrare la trattazione con riferimenti anche a cosa s’intenda per fine della convivenza e come questo elemento possa eventualmente essere dimostrato anagraficamente e in tribunale! Questo è il vero fulcro della questione nelle convivenze more uxorio con figli.

    1. Sull’argomento abbiamo pubblicato numerosi articoli. Ti suggeriamo le seguenti letture:
      -La convivenza more uxorio https://www.laleggepertutti.it/193442_la-convivenza-more-uxorio
      -Separazione e nuova convivenza: a chi va la casa https://www.laleggepertutti.it/380162_separazione-e-nuova-convivenza-a-chi-va-la-casa
      -Convivenza more uxorio: restituzione somme https://www.laleggepertutti.it/275290_convivenza-more-uxorio-restituzione-somme
      -Convivenza di fatto: come funziona https://www.laleggepertutti.it/200035_convivenza-di-fatto-come-funziona
      -Cosa spetta al convivente in caso di separazione? https://www.laleggepertutti.it/409972_cosa-spetta-al-convivente-in-caso-di-separazione

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