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Shopping compulsivo: sintomi, cause e cure

23 Giugno 2020 | Autore:
Shopping compulsivo: sintomi, cause e cure

L’irrefrenabile impulso agli acquisti; i comportamenti tipici dello shopper compulsivo; le pronunce giurisprudenziali sull’istituzione dell’amministrazione di sostegno e sulla separazione giudiziale.

Hai presente la protagonista del film “I love shopping“? Se nel vedere la famosa pellicola cinematografica, ti sei immedesimata nel personaggio di Rebecca, e se anche tu, come lei, spinta da un irrefrenabile impulso, hai prosciugato la tua carta di credito o ti sei indebitata fino al collo pur di acquistare il capo firmato di ultimo grido, con molta probabilità hai una dipendenza dallo shopping. Bada bene, non si tratta semplicemente di fare uno strappo alla regola ogni tanto e concedersi qualche acquisto fuori budget. Non si tratta neppure di comprare qualche vestito di troppo sforando qualche volta dalle proprie spese mensili già programmate.

Lo shopping compulsivo è una dipendenza vera e propria. La voglia di fare acquisti diventa un’ossessione. Le caratteristiche patologiche sono molti simili a quelle delle dipendenze da stupefacenti. I maniaci dello shopping non riescono a controllare i loro acquisti, sono assuefatti dalla merce in vendita come se fosse droga e, finché non ottengono l’oggetto del loro desiderio, non riescono a pensare ad altro. E’ come se nel loro cervello si attivasse un’insegna luminosa ad intermittenza con su scritto: «spendere, spendere, spendere». E se non riescono a fare shopping, queste persone rimuginano ossessivamente sul mancato acquisto.

Magari, dopo aver riempito il loro carrello e aver portato a buon fine le loro spese, i maniaci dello shopping non sanno neppure cosa farsene di ciò che hanno comprato. A volte, possono anche sentirsi in colpa in quanto si rendono conto dell’inutilità dei prodotti acquistati. Ma a dare loro un profondo senso di soddisfazione è il solo fatto di spendere soldi per comprare quell’oggetto. Oggetto che probabilmente poi viene riposto in fondo all’armadio e, dopo molto tempo, rimane accuratamente imbustato e presenta ancora l’etichetta. Oppure, possono sentirsi estremamente soddisfatti al solo pensiero di aver fatto l’affare del secolo. L’ennesimo. Insomma, chi soffre di shopping compulsivo perde il controllo tra una vetrina e l’altra del centro commerciale, senza tralasciare le piattaforme online.

Chi sono i soggetti maggiormente colpiti? In genere, le donne, soprattutto coloro che hanno un’età compresa tra i 20 e i 30 anni e che presentano problemi di ansia, depressione e scarsa autostima. Prosegui nella lettura del mio articolo se desideri saperne di più sullo shopping compulsivo: sintomi, cause e cure. Dopo averti fornito maggiori informazioni sull’argomento, ti parlerò di una sentenza del tribunale di Varese relativa all’istituzione dell’amministrazione di sostegno per chi è affetto da oniomania (shopping compulsivo) e di un’interessante pronuncia della Corte di Cassazione relativa a una coppia di coniugi, arrivata alla separazione giudiziale a seguito della violazione dei doveri nascenti dal matrimonio da parte della moglie affetta da shopping compulsivo. Ma andiamo per ordine.

Shopping compulsivo: quali sono i sintomi e le cause?

Lo shopping compulsivo è conosciuto anche come sindrome da acquisto compulsivo, shopping-dipendenza e shopaholism. A identificarne per la prima volta i sintomi fu lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin che nominò questa dipendenza “oniomania” (dal greco “onios” e “mania”, vale a dire “mania di comprare ciò che è in vendita”).

Chi soffre di shopping compulsivo, come ti ho già anticipato nel paragrafo introduttivo, ha un impulso incontrollabile all’acquisto. Spesso, il soggetto che ne è affetto non necessita di ciò che è riposto sugli scaffali del negozio o di ciò che compare sulle pagine dell’e-commerce, ma finisce per comprarlo lo stesso.

La compulsione negli acquisti si presenta con più frequenza nei soggetti che hanno avuto in precedenza un disturbo dell’umore, una scarsa autostima e difficoltà ad accettarsi. Inoltre, può comparire in chi soffre o ha sofferto di ansia, depressione, dipendenza di sostanze stupefacenti.

Ma quali sono i sintomi dello shopping compulsivo? A stilare una lista è stato un gruppo di psicologi dell’Università di Bergen (Norvegia), in collaborazione con altre università americane e inglesi.

È possibile fare un’autodiagnosi attraverso un breve test che si sviluppa in sette punti.

Prova a rispondere sinceramente a queste sette affermazioni dichiarando se sei in “completo disaccordo”, in “disaccordo”, “d’accordo, “molto d’accordo”, “né d’accordo né contro”:

  • pensi allo shopping continuamente;
  • fai acquisti per cambiare il tuo umore;
  • compri così tanto che il tuo shopping interferisce con le tue incombenze quotidiane (come la scuola o il lavoro);
  • avverti l’esigenza di comprare sempre di più per ottenere la stessa soddisfazione provata in precedenza;
  • hai provato a fare meno acquisti, ma non ci sei riuscito/a;
  • ti senti male se, per un qualche motivo, non puoi fare shopping;
  • compri così tanto da mettere a rischio il tuo benessere.

La capo ricercatrice Cecilie Schou Andreassen ha precisato che essere d’accordo o molto d’accordo con almeno quattro di queste proposizioni su sette, può indicare che si è affetti da shopping compulsivo.

Come riconoscere lo shopping compulsivo?

Chi è che non prova una sensazione di gratificazione e benessere dopo aver acquistato l’oggetto del proprio desiderio? Lo shopping è di per sé un’attività gratificante, infatti, al momento dell’acquisto si prova spesso un senso di grande euforia ed eccitazione. Come mai? Il nostro cervello rilascia dei neurotrasmettitori (la dopamina e la serotonina) responsabili della sensazione di piacere e appagamento. Ma in quali casi lo shopping diventa una dipendenza? Come distinguere il semplice entusiasmo a seguito di un acquisto dall’ossessione?

Ecco alcuni comportamenti che possono rappresentare dei campanelli d’allarme:

  • l’acquisto è vissuto come un impulso irrefrenabile e/o insensato;
  • le spese sono frequenti, si ripetono più volte nell’arco della settimana, e superano spesso le proprie possibilità economiche;
  • gli acquisti possono causare problemi finanziari come l’indebitamento;
  • il mancato acquisto genera crisi d’ansia e frustrazione;
  • la preoccupazione e l’impulso di acquistare generano stress e possono interferire con l’attività lavorativa e con i rapporti interpersonali;
  • la pulsione all’acquisto è diretta verso oggetti inutili, costosi o di cui non si ha effettivo bisogno;
  • l’appagamento si manifesta all’atto di spendere, non nel possedere l’oggetto;
  • lo shopper compulsivo ha pensieri ricorrenti, preoccupazioni e senso di urgenza verso l’atto di acquistare o verso un oggetto particolare.

Prima dell’acquisto, il compratore compulsivo prova emozioni negative come tensione e ansia, a cui si sostituiscono presto altre sensazioni positive come grande euforia, soddisfazione, appagamento, sollievo. Dopo lo shopping, si ripresentano altre emozioni negative. Le sensazioni di eccitazione ed entusiasmo sperimentate in precedenza si trasformano ben presto in senso di colpa, vergogna e frustrazione. Sensazioni che portano lo shopper compulsivo a nascondere gli acquisti ai propri familiari, a smaltirli facendo regali o a buttarli.

Come curare lo shopping compulsivo?

Se pensi di soffrire di shopping compulsivo è bene che tu ti rivolga ad un professionista. Un esperto può aiutarti ad affrontare la tua condizione con la psicoterapia mirata ad individuare le cause sottostanti e a interrompere questo circolo vizioso. Un approccio cognitivo-comportamentale può consentire al compratore compulsivo un maggiore controllo degli impulsi e permettergli di lavorare sulla propria autostima e sulla svalutazione di sé.

Shopping compulsivo: alcuni consigli utili

È possibile gestire lo shopping compulsivo? È importante ribadire che in presenza di questa condizione si consiglia di richiedere il consulto di uno specialista. In ogni caso, ci sono alcuni comportamenti che puoi provare a mettere in pratica nella tua quotidianità; ad esempio, quando esci di casa per fare la spesa, quando fai un giro per negozi, quando sei tentata/o dalle promozioni che ricevi nelle newsletter dei siti di e-commerce a cui ti sei iscritta/o.

Prima di fare un acquisto, prova a domandarti: Mi serve davvero? Lo userò o lo riporrò nell’armadio? Ne ho già uno simile? Fai una lista della spesa e rispettala. Prendi un diario su cui annotare i tuoi acquisti e indica il giorno e l’orario in cui li hai effettuati. Esci con i soldi “contati”, così non sarai tentata/o a spendere più del dovuto (ovviamente, tieni da parte una somma per le emergenze). Prova a sostituire lo shopping con altre attività. Ad esempio, prova a praticare uno sport.

Shopping compulsivo: giurisprudenza

Dopo averti fornito maggiori dettagli sullo shopping compulsivo, a seguire ti parlerò di due interessanti pronunce giurisprudenziali: la decisione della Suprema Corte e la sentenza del tribunale di Varese.

Shopping compulsivo: la separazione giudiziale tra coniugi

Il caso su cui si sono pronunciati gli Ermellini [1] riguarda una coppia di coniugi. La consulenza tecnica d’ufficio (ctu) aveva rilevato che la moglie era affetta da un irrefrenabile e, peraltro, non contestato shopping compulsivo. Una dipendenza caratterizzata da una crescente tensione e da un impulso ossessivo, privo di alcuna giustificazione, ad acquistare mobili, quali vestiti, gioielli, borse, tutti di notevole valore.

La donna era arrivata a sottrarre a familiari e a terzi ingenti somme di denaro allo scopo di poter disporre di somme necessarie sempre crescenti per soddisfare le sue esigenze di acquisto. Situazione, questa, che aveva determinato l’intollerabilità della convivenza.

Pertanto, a seguito della richiesta del coniuge offeso, la Corte ha confermato la sentenza di merito ed ha stabilito la separazione personale dei coniugi per grave e costante violazione dei doveri coniugali, con addebito alla coniuge ammalata e con l’esclusione di un assegno di mantenimento in favore di quest’ultima.

Shopping compulsivo: l’amministrazione di sostegno

Il tribunale di Varese [2] ha stabilito con una sentenza che può essere istituita un’amministrazione di sostegno in favore di un soggetto affetto da oniomania, ovvero da una sindrome da acquisto compulsivo (il cosiddetto shopping compulsivo).

L’intento è provvedere a una misura di sostegno che, associando una supervisione della gestione del denaro a un progressivo recupero della capacità di risparmio, miri a restaurare un rapporto del beneficiario con il denaro che non presenti connotazioni patologiche.


note

[1] Cass. civ. sez. I n.25843 del 18.11.2013.

[2] Trib. Varese civ. sent. 3.10.2012


5 Commenti

  1. Il film citato nell’articolo è davvero fantastico e cade proprio a pennello. Il ritratto dipinto nel pezzo è esattemente l’identik dello shopper compulsivo. Mi ci rivedo in tutto e per tutto. Come ne sono uscita? Da sola, senza alcun aiuto di esperti di qua o di là, ma parlandone con i miei cari che mi hanno aiutato a gestire i miei acquisti. Ovvaimente, non ero arrivata a indebitarmi o a spendere grosse somme, ma se non riuscivo a comprare una cosa che mi piaceva tanto e penavo che dovesse essere mia, mi sentivo un peso sul cuore, una sorta di attacco di panico, sentivo che il cuore stava per uscirmi fuori dal petto e poi davvero non mi concentravo affatto perché pensavo che quell’oggetto sarebbe potuto essere mio, ma magari non l’avrei più trovato in commercio ecc.

  2. Dicono che sono sempre le donne a soffrire di queste dipendenze. Magari pensano che noi siamo più “frivole” e lo shopping rientra tra le attività che scaricano i nostri nervi e ci fanno distendere. Ma per me, davvero non è così ed ho riscontrato questo disturbo in un mio amico che era arrivato a pensare di vendersi alcuni oggetti di ultima generazione per fare nuovi acquisti che poi riponeva nella panca lasciandoli a se stessi, mai utilizzati.

  3. Verissimo. Mia zia ne soffre. Fortuna che mio zio non le creava problemi perché guadagnava parecchio. Ma lei qualsiasi cosa vedeva la voleva e con quella carta di credito, quando i negozianti vedevano che entrava gli si brillavano gli occhi con la S di zio paperone. Che poi spendeva parecchio e voleva tutto abbinato. Io la accompagnavo da piccola nelle spese, ma poi crescendo mi sono accorta che la sua era proprio una malattia e se un vestito in negozio non c’era della sua taglia, lei lo ordinava e se le dicevano che non era possibile perchè lei lo aveva visto in un catalogo o perché poco prima l’aveva comprato la sua vicina di casa, lei si innervosiva…Insomma, poi diventava pesante e intollerabile. Io la sopportavo per un po’, ma poi me ne andavo…immagino lo zio…

  4. Con la crisi economica che c’è in giro voglio evedere se se la fanno passare o meno questa dipendenza. Piuttosto che indebitarsi per qualche borsetta, queste mogli viziate che non alzano neppure un capello da terra potrebbero darsi da fare e lavorare, invece di chiedere e chiedere sempre perché loro hanno bisogno di quella borsa altrimenti….altrimenti cosa? Nel mondo la gente muore di fame e magari queste viziate vanno a cercare la borsetta firmata e vanno in tilt se non se la comprano. Ma questo succede perché non sanno davvero che cosa significa morire di fame e guadagnarsi con i propri sforzi i soldi, invece di sbattere i piedi a terra e cercare sempre qualcuno, un povero pollo di marito da spennare vivo

  5. La mia ex sapete che faceva? Mi chiedeva i soldi per fare la spesa settimanale due o tre volte a settimana. Vabbé io non mi mettevo a vedere all’inzio, perché pensavo andasse a guardare le offerte migliori visto che quando ne parlavamo diceva che sui vari depliant dei supermercati aveva trovato affari 3+2, ecc. quindi, ero tranquillo. Poi, un bel giorno, vado a vedere in dispensa ed era finito tutto. O meglio, la dispensa era vuota, perché lei non aveva comprato proprio nulla. Faceva qualche volta acquisti ma per il resto bruciava tutti i soldi che le davo per comprare cose sciocche, bigiotteria, trucchi, ecc. Mi sono innervisito e le ho detto che così non saremmo potuti andare avanti..lei, lei….sapete che fa? Mi molla! Insomma, separazione con addebito e sceneggiate ridicole…

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