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Sintomi meningite 

28 Agosto 2020 | Autore:
Sintomi meningite 

I segnali che consentono di riconoscere la comparsa dell’infiammazione delle meningi; le diverse forme della patologia; i soggetti maggiormente colpiti; le modalità di trasmissione della malattia; la cura attraverso la terapia antibiotica; la prevenzione e la vaccinazione.

Hai vinto una borsa di studio che ti porterà a vivere un’esperienza unica in un college americano. Si tratta di una summer school in cui sarai totalmente immersa nello studio delle materie attinenti al tuo corso di laurea, seguirai lezioni in inglese e sarai a contatto con docenti, esperti e altri studenti provenienti da ogni parte del mondo, come te appassionati della materia. Un’ottima occasione per migliorare il tuo inglese, approfondire le tue conoscenze e metterti a confronto con altre culture. Sei particolarmente entusiasta, così inizi i preparativi per il tuo viaggio oltre oceano. Sei immersa tra una grande quantità di documenti da richiedere, essenziali per la partenza, come il passaporto e il visto per gli Stati Uniti (in particolare, nel tuo caso si tratta della categoria J1 prevista per gli scambi culturali).

Tra le varie carte da spedire all’università di destinazione, sono richiesti alcuni documenti sanitari. Il college ti chiede di certificare eventuali patologie pregresse, precisare la presenza di disturbi o allergie alimentari, sottoporti al test per la tubercolosi e alle analisi del sangue. In più, devi specificare le vaccinazioni effettuate. In particolare, tra i vaccini consigliati agli studenti, ti balza all’occhio quello per la meningite. Nel controllare il tuo libretto vaccinale, ti accorgi che non è presente. Quindi, prima di valutare come muoverti a riguardo, inizi a documentarti e verificare di cosa si tratta, quali sono i sintomi della meningite, come si trasmette e come si sviluppa l’infezione nell’organismo.

Devi sapere che la meningite è un’infiammazione delle meningi, ovvero quelle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale. La meningite può essere infettiva o non infettiva. Nel primo caso, l’infiammazione può essere causata da virus, batteri, funghi o miceti. Nel secondo caso, le forme non infettive potrebbero essere provocate, ad esempio, da farmaci o da neoplasia. Se desideri saperne di più sull’argomento, prosegui nella lettura del mio articolo.

Cos’è la meningite?

Come ti ho già anticipato, si tratta di un’infiammazione che colpisce le meningi.

La meningite può essere infettiva o non infettiva. La forma più comune è quella virale, meglio conosciuta come meningite asettica. In genere, si risolve nell’arco di 7-10 giorni.

La forma più rara, che è anche la più grave e può avere conseguenze letali, è la meningite batterica. La meningite causata da funghi, virus, batteri o miceti colpisce le persone con deficit immunologico.

Sono numerosi gli agenti batterici, ma il più pericoloso è il Neisseria meningitidis (meningococco), di cui esistono vari sierogruppi. A causare la malattia nell’uomo sono i sierogruppi A, B, C, Y, W135 e, con minor frequenza, X. In Italia e in Europa, i più diffusi sono B e C.

Tra gli altri agenti batterici che possono determinare l’insorgenza della meningite, è possibile annoverare Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Haemophilus influenzae. Gli agenti virali più comuni sono l’herpesvirus, l’enterovirus, il virus dell’influenza.

I soggetti maggiormente colpiti dalla meningite sono i bambini più piccoli (con un’età sotto i 5 anni) e gli anziani. Nella maggior parte dei casi, il sierogruppo B si concentra fra i bambini al di sotto di un anno di età.

Come si trasmette la meningite?

La meningite si trasmette da una persona all’altra per via respiratoria, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni nasali che possono disperdersi nell’aria parlando, starnutendo e/o tossendo.

Il contagio avviene quando si entra in contatto con la persona infetta (contatto che deve essere stretto e prolungato) oppure quando ci si trova in ambienti molto affollati. La propagazione dell’agente patogeno non supera il raggio di due metri dalla fonte del contagio.

Prima di allarmarti, devi sapere che essere esposti a uno di questi agenti patogeni non comporta necessariamente lo sviluppo della malattia. Per numerosi patogeni (come meningococco, pneumococco ed emofilo) è frequente lo stato di portatore (individuo sano), senza alcun sintomo e senza il rischio di sviluppare la patologia.

Meningite: come si sviluppa l’infezione nell’organismo?

Generalmente, la meningite ha origine in un punto del corpo e da lì, attraverso il flusso sanguigno, gli agenti patogeni possono raggiungere le meningi.

Talvolta, la meningite può essere la diretta conseguenza dell’evoluzione di:

  • un’otite;
  • una sinusite;
  • un’infezione a livello cerebrale derivante da una frattura del cranio.

Meningite: quanto dura il periodo di incubazione?

Il periodo di incubazione della meningite virale può oscillare tra i 3 e i 6 giorni. Per la forma batterica, il periodo di incubazione può essere più lungo, ma in ogni caso si tratta di un lasso di tempo che va dai 2 ai 10 giorni (tempo massimo previsto per la sorveglianza sanitaria).

La malattia è contagiosa solo durante la fase acuta e nei giorni che precedono il suo esordio.

Quali sono i sintomi della meningite?

I primi sintomi della meningite possono essere:

  • cefalea;
  • sonnolenza;
  • inappetenza.

Dopo 2-3 giorni, i sintomi peggiorano e si manifestano:

  • nausea e vomito;
  • pallore;
  • fotosensibilità;
  • febbre;
  • rigidità della nuca;
  • rigidità all’estensione della gamba.

Nei neonati, questi sintomi non sono sempre riconoscibili o particolarmente evidenti. Tuttavia, possono essere presenti: irritabilità, sonnolenza, pianto incessante, oltre la norma, e scarso appetito. Talvolta, può notarsi anche l’ingrossamento della testa (soprattutto nelle fontanelle).

La meningite e la sepsi meningococca possono presentarsi con forme fulminanti in cui si manifesta un peggioramento inequivocabile dello stato di salute nel giro di poche ore, accompagnato dalla comparsa di petecchie (cioè piccole macchie rossastre o violacee determinate da micro-emorragie dei vasi).

Meningite: come si cura?

Il trattamento per la meningite deve essere tempestivo. La meningite batterica viene trattata con antibiotici. Se il ceppo responsabile dell’infezione viene identificato immediatamente, la cura è più efficace. L’identificazione dell’agente patogeno è importante per orientare sia la terapia antibiotica del paziente sia per delineare la necessità della profilassi dei contatti.

Le meningiti virali, invece, non devono essere trattate con la terapia antibiotica, in quanto la malattia è meno grave e i sintomi si risolvono nel corso di una settimana, senza dover ricorrere ad alcuna terapia specifica, ma soltanto di supporto.

È possibile prevenire la meningite batterica?

Gli esperti assicurano che la vaccinazione è lo strumento più efficace per la prevenzione della meningite batterica.

Esistono tre tipi di vaccino contro la meningite:

  • il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C (MenC): è il più utilizzato e protegge soltanto dal sierogruppo C;
  • il vaccino coniugato tetravalente: protegge dai sierogruppi A, C, W e Y;
  • il vaccino contro il meningococco di sierogruppo B: protegge esclusivamente contro questo sierogruppo.

Altri vaccini per le forme batteriche di meningite sono quelli contro l’Haemophilus Influenzae B (emofilo tipo B) e contro lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco).

Meningite: quando sono raccomandate le vaccinazioni?

Il ministero della Salute ci informa che la scheda vaccinale in vigore prevede la vaccinazione anti-meningococco C nei bambini che hanno compiuto un anno di età.

Per chi è stato vaccinato da bambino è prevista una dose di richiamo con vaccino tetravalente nell’adolescenza per rafforzare la risposta immunitaria ad una eventuale infezione.

Il vaccino tetravalente coniugato anti-meningococco A,C, W, Y è suggerito anche per gli adolescenti che non sono stati vaccinati da piccoli. Inoltre, è consigliabile la somministrazione anche a chi viaggia verso Paesi in cui sono presenti i sierogruppi di meningococco contenuti nel vaccino.

In più, il vaccino viene raccomandato:

  • alle persone affette da alcune patologie come diabete, talassemia, malattie epatiche croniche gravi, immunodeficienze congenite o acquisite, asplenia, etc.;
  • ai bambini che frequentano gli asili nido;
  • ai ragazzi che vivono in collegi;
  • alle reclute militari;
  • a chiunque debba recarsi in regioni del mondo in cui la malattia meningococcica è comune (ad esempio, in alcune zone dell’Africa).

Negli adulti, la vaccinazione non è raccomandata a meno che non siano presenti alcuni fattori di rischio di cui ti ho parlato in precedenza (come malattie croniche e immunodeficienza) o condizioni particolari (ad esempio, viaggi verso le zone a rischio).

Per sciogliere eventuali dubbi a riguardo, è opportuno rivolgersi all’Asl o al proprio medico curante.

Meningite: giurisprudenza

Dopo averti parlato dei sintomi, della diagnosi e della vaccinazione, a seguire ti illustrerò un’interessante sentenza della Corte di Cassazione che ruota attorno al tema della meningite e della responsabilità medica.

Responsabilità medica: mancata diagnosi tempestiva di meningite

La Suprema Corte [1] ha precisato che la regola di giudizio della ragionevole e umana certezza vale anche per la causalità omissiva in ambito di responsabilità medica. Che cosa significa? Vuol dire che per l’accertamento della responsabilità medica bisogna prendere in considerazione tutti gli elementi relativi alla causa di verificazione dell’evento. Elementi di cui si deve tener conto a partire dal momento iniziale fino all’evoluzione della patologia: ciò consentirà di analizzare la condotta omissiva colposa addebitata al medico per verificare se l’evento lesivo sarebbe stato evitato al di là di ogni ragionevole dubbio.

Quindi, gli Ermellini specificano che tale apprezzamento deve essere compiuto considerando sia le informazioni di carattere generale che riguardano il «coefficiente probabilistico che assiste il carattere salvifico delle misure doverose appropriate» sia le contingenze del caso concreto.


note

[1] Cass. sez. 4 pen. sent. n. 33342 del 28.07.2015.


2 Commenti

  1. Davvero interessante. Io sinceramente evito le vaccinazioni non obbligatorie. Ho paura, lo dico chiaramente, perché ho letto di alcuni casi in cui era stato proprio il vaccino a far ammalare un paziente… Queste cose sono delicate, non bisogna prenderle sotto gamba..

  2. Inizialmente, pensavo che fosse necessario disinfettare e non entrare nei luoghi in cui il paziente è stato. Insomma, ho capito che al di fuori dell’organismo, il meningococco resiste poco agli agenti fisici ambientali (luce solare, variazioni di temperatura ecc.). È sufficiente un’accurata pulizia e areazione degli ambienti in cui il paziente ha vissuto negli ultimi giorni.

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