Qual è il valore economico dei migranti

20 Giugno 2020 | Autore:
Qual è il valore economico dei migranti

Secondo il report del Fondo monetario internazionale, i Paesi ospitanti traggono più beneficio che danno. Ma ci sono delle politiche da rivedere.

«Che i migranti siano un peso per le economie dei Paesi che li ospitano è una idea sbagliata, visto che nelle economie avanzate aumentano la produzione e la produttività sia a breve che a medio termine» Lo sostiene il Fondo monetario internazionale nel capitolo del suo World Economic Outlook dedicato agli effetti macroeconomici delle migrazioni globali.

Secondo il rapporto del Fmi, un aumento di 1 punto percentuale nell’afflusso di immigrati rispetto all’occupazione totale aumenta il Pil di quasi l’1% entro cinque anni dal loro ingresso. In particolare, per quanto riguarda l’immigrazione di carattere economico, l’analisi sottolinea che i lavoratori autoctoni e immigrati apportano al mercato del lavoro una serie diversificata di competenze, che si completano a vicenda e aumentano la produttività. Addirittura, continua il dossier, «l’aumento della produttività derivante dall’immigrazione apporta benefici al reddito medio dei residenti originari».

Il Fondo ribadisce che «le migrazioni portano grandi benefici ai Paesi ospitanti e offrono un’opportunità per una vita migliore a chi vi si trasferisce». Ma – riconosce – questo fenomeno «può anche creare sfide distributive, poiché i lavoratori autoctoni in specifici segmenti di mercato potrebbero essere danneggiati dal punto di vista economico, almeno temporaneamente». Di qui, l’invito a politiche fiscali e del mercato del lavoro che «dovrebbero essere utilizzate per sostenere il reddito e la riqualificazione dei lavoratori locali» mentre – sul fronte degli immigrati – politiche orientate all’integrazione «come la formazione linguistica e un più facile riconoscimento dei titoli professionali, possono aiutare a ottenere risultati ancora migliori» da questi flussi nei Paesi ospitanti. Infine, «è necessario un coordinamento delle politiche internazionali per affrontare le sfide della migrazione dei rifugiati, a partire dalla condivisione dei costi di accoglienza e la promozione della loro integrazione nelle economie emergenti e in via di sviluppo».

Diverso – ammette il Fondo – lo scenario legato all’immigrazione di rifugiati nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo, un fenomeno che ha anche connotazioni politiche (essendo legato a guerre o discriminazioni) e nel quale si riflettono le difficoltà che questi migranti devono affrontare per integrarsi nei mercati del lavoro locali.

L’Outlook del Fondo monetario affronta anche la questione dell’emergenza coronavirus legata al fenomeno migratorio. Secondo il Fmi, «una minore immigrazione a causa della pandemia e un’elevata disoccupazione nelle economie di destinazione danneggerebbero i paesi di origine, in particolare quelli più poveri, che dipendono in modo significativo dalle rimesse che i lavoratori migranti rimandano a casa».



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