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Aiuti Ue all’Italia: dove sta sbagliando l’Europa

20 Giugno 2020 | Autore:
Aiuti Ue all’Italia: dove sta sbagliando l’Europa

L’Italia dovrebbe ricevere trasferimenti a fondo perduto, non prestiti: lo afferma il premio Nobel Stigliz ed indica anche la strada per uscire dalla crisi.

Joseph Stigliz è un personaggio scomodo: premio Nobel per l’Economia nel 2001 per le sue ricerche sulle “asimmetrie informative” (il fenomeno che accade quando qualcuno ne sa più degli altri e se ne avvantaggia: l’esempio di scuola è quello delle banche che propongono investimenti che fanno guadagnare più loro dei clienti), non ha mai avuto scrupoli nel criticare alcune scelte di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale ed è sempre stato scettico nei confronti dell’euro, che definì come «un errore economico».

Oggi Stigliz, che nelle sue ricerche si è spesso occupato dell’Italia, non usa mezzi termini quando in un’intervista al quotidiano La Stampa, rilanciata anche dall’Adnkronos, dice: «Gli aiuti decisi da Bruxelles devono essere realmente tali e non prestiti che andrebbero ad aggravare la situazione di un Paese già alle prese con un disavanzo importante».

Il riferimento è al nostro Paese, notoriamente in difficoltà per la crisi economica provocata dall’emergenza Coronavirus, ma il termine “prestiti” comprende non solo il Mes, il Fondo salva stati al quale il premier Conte ha già detto di non voler ricorrere, ma anche una parte importante del piano di Recovery Fund varato dalla Commissione europea: dei 750 miliardi stanziati, un terzo sono proprio prestiti.

Il famoso economista si dichiara preoccupato perché «ci sono ancora alcuni Paesi in Europa che vogliono imporre condizioni inique all’assistenza preferendo erogare prestiti piuttosto che altre forme di aiuti, come i trasferimenti». Proprio ieri, si è tenuta la riunione del Consiglio europeo e, infatti, questi ostacoli non sono ancora stati superati dai leader dei 27 Stati membri dell’Unione; così si è rinviata la decisione al prossimo vertice di luglio, nella speranza di riuscire a raggiungere ad un’intesa superando queste opposizioni.

Stigliz si rivolge alle istituzioni politiche europee quando afferma: «se qualcuno sbandiera il principio di solidarietà a livello istituzionale deve poi dimostrarlo con i fatti, non farlo significa negare il senso dell’Unione», sottolineando che «se Paesi come l’Italia riescono ad avviare una ripresa forte, e quindi diventano più robusti e più equi, ne beneficia l’Europa tutta e non solo il singolo Paese».

La soluzione proposta dal premio Nobel è tanto semplice quanto perentoria: «i soldi devono essere dati all’Italia a fondo perduto». Ovviamente alcune condizioni essenziali per chi riceve questi aiuti dovranno esserci, ma – precisa Stigliz – «esclusivamente focalizzate a creare quel quadro di garanzia entro il quale modulare gli interventi dei governi. Ovvero è necessario che le azioni attuate dai singoli membri contribuiscano a creare un’Europa più giusta e equa dal punto di vista economico con una forte sensibilità verso il rispetto dell’ambiente».

E conclude: «non possiamo pensare semplicemente a ritornare dove eravamo prima di questa pandemia ma andare oltre e investire, attraverso la formula della green spending»: cioè proprio quei piani di transizione ambientale verso un’economia sostenibile che sono gli ingredienti della ricetta green di Ursula von der Leyen. Così, se l’erogazione dei contributi a fondo perduto venisse condizionata al vincolo di destinazione ad investimenti di riconversione dei sistemi produttivi in senso ecologico, forse la strada per l’approvazione del piano Next Generation Eu diventerebbe più agevole: difficilmente gli Stati del Nord Europa potrebbero opporsi a questa soluzione.



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