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Nuovi negozi, vincoli soltanto per salute, lavoro e ambiente

22 Agosto 2014
Nuovi negozi, vincoli soltanto per salute, lavoro e ambiente

Liberalizzazioni: la riforma del 2014 ha ridotto le possibilità di freni ai poteri delle Regioni e Comuni.

È appena entrata in vigore la riforma [1] che consente una più ampia libertà di insediamento degli esercizi commerciali, mitigando alcuni vincoli posti dalla legge [2].

Ricordiamo che nel 2011, oltre ad essere stati liberalizzati gli orari del commercio, si era stabilito quale principio generale dell’ordinamento italiano la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali vietando quindi l’utilizzo di “contingenti, limiti territoriali e altri vincoli di qualsiasi natura” [3].

In realtà alcuni vincoli erano ammessi; quelli per “la tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, dell’ambiente urbano e dei beni culturali”.

Ma la legge [4] aveva attribuito a Regioni e Comuni la facoltà di individuare le aree interdette agli esercizi commerciali e quelle in cui possono essere poste “limitazioni” all’ubicazione di attività produttive e commerciali.

Agli enti veniva solo imposto di decidere queste limitazioni senza creare discriminazioni tra gli operatori. Con sorpresa si è rilevato che i limiti potevano riguardare anche le “attività produttive” un’espressione che può essere riferita non solo alle attività di produzione di beni in senso stretto ma alle attività economiche in genere.

Tale previsione è subito sembratA a molti una riattribuzione a Regioni e Comuni di un potere di programmazione degli insediamenti produttivi ampiamente discrezionale e quindi una chiara marcia indietro rispetto alla liberalizzazione del Salva Italia che nel frattempo alcune sentenze della Corte costituzionale avevano legittimato, respingendo le obiezioni delle Regioni. Il ministero dello Sviluppo economico, preoccupato, ha emanato il 5 novembre 2013 un risoluzione per raccomandare una lettura della norma che “escluda la possibilità di interventi regolatori contrastanti con i principi” della liberalizzazione.

Dunque la nuova riforma appena emanata [5] precisa che le restrizioni introdotte dalla legge del 2013 [2] sono consentite solo quando occorre garantire la tutela della salute, del lavoro, dell’ambiente incluso quello urbano, dei beni culturali.

Purtroppo il quadro delle regole sugli insediamenti delle attività economiche, per la vaghezza delle espressioni usate, rimane assolutamente ambiguo, fonte di applicazioni locali “personalizzate” e di inevitabili ricorsi.


note

[1] La legge 116/2014 ha inserito nel Dl 91/2014 l’articolo 22-ter.

[2] L. 98/2013.

[3] Art. 31 del Dl 201/2011.

[4] Inserito nell’art. 31 del Dl 201/2011.

[5] Art. 22-ter del Dl 91/2014 che modifica l’art. 31 “versione 2013” del Dl 201/2011.

Autore immagine: 123rf com


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